Paralumi

di Natan Mondin

«Non ho letto il Piccolo Principe».
«Nemmeno io».
«E allora cosa significa il tatuaggio? »
«Nulla. La pelle è noiosa. Ti sei mai soffermato su quanto siano sexy le cicatrici? Ti sei mai chiesto perché? Ho visto il disegno, me ne sono innamorata e l’ho voluto fare».
«E fra tutte le parti del corpo proprio l’avambraccio?»
Bruno fa girare velocemente le pagine del libro, un’ edizione economica.
«È importante che tu scelga un disegno, quello che più ti piace, poi il libro puoi anche bruciarlo. Per me».
«Non me ne piace nessuno».
I disegni sono in bianco e nero.
«Allora scegline uno a caso».
«Questo». Bruno ferma il vortice di pagine e punta il dito sulla volpe.
Irma lo spinge sul bordo del letto, lo fa inciampare sulla sponda. Bruno si abbandona, chiude gli occhi e sente che gli sta sbottonando la camicia. Le dita di Irma scivolano fra l’asola e la pelle. Una rosa, sotto la campana di vetro. Gli diventa duro, poi l’erezione si spegne. Apre gli occhi e scopre che aveva immaginato giusto. Gli sta legando i polsi alla testiera del letto. Bruno odia quei giochetti.
«Piantala, così non mi piace».
«Non hai capito» risponde lei, e ancora vestita si alza mentre lui è il marlin sulla barca di Santiago. Irma apre un cassetto senza maniglie: minimalismo svedese da centro commerciale. Lui non prova un fastidio simile da quando Leggi il resto dell’articolo

Era meglio se morivo

lamborghinidi Natan Mondin

Mr Kim appoggia il verbale della polizia stradale sul tavolino. La luce è debole, fuori nevica. Le oltre cento pagine di relazione riportano: ora, nomi, numeri di targa dei veicoli coinvolti, estremi delle compagnie assicurative, commenti dei testimoni, pareri degli esperti e la sua firma di pubblico ufficiale. Ha ricostruito le dinamiche.
«Le parti verranno rimborsate dal fondo vittime della strada, che le ha concesso la rateizzazione del pagamento a fronte dell’ipoteca di tutti i suoi beni».
«Era meglio se morivo».
Entra l’infermiera, si avvicina al letto di Tae Sung Park: «può aspettare di fuori, è questione di pochi minuti». Parla senza rivolgere lo sguardo a Mr Kim in divisa. Suo figlio era sulla corvetta affondata lo scorso inverno da un siluro: lo è venuto a sapere dai telegiornali, soltanto dopo sono arrivati i poliziotti e un ufficiale con lettera, medaglia e vitalizio. «Suo figlio è morto per difendere il Paese dalla minaccia comunista». Gli mancava poco al congedo, dopo due anni di servizio nel Mar della Cina. Leggi il resto dell’articolo