La voce

di Domenico Caringella

Mentre facevo scattare le due cerniere della 48 ore, riempita con lo stretto necessario, ho pensato che stanotte è la prima volta che ho sentito la voce di mio padre, quella vera. Mio padre ha sempre parlato piano, premurandosi di non far oltrepassare alle parole le pareti di una stanza, o di non farle arrivare alle orecchie di persone diverse da quelle a cui erano indirizzate. Però io ho sempre saputo che quella sua attenzione a non alzare la voce non è mai stata una delicatezza per chi lo circondava, ma un suo modo di proteggersi e di non dimenticare da dove era riuscito a tornare. Da quando è un vecchio poi, ha preso a sussurrare, e per capire cosa sta dicendo e perché, cerco di leggergli negli occhi, che non hanno mai smesso di raccontarmi qualcosa su chi avevo davanti.
Non ho avuto nessuno, eccetto mio zio – che il campo aveva solo silenziato e non ammutolito come suo fratello – a cui poter chiedere che persona fosse stata mio padre prima che alla fine dell’orrore attraversassimo l’atlantico, io e lui, e che arrivassi all’età in cui il cervello riesce a trasformare la vita in ricordi; tuttavia ho compreso presto di avere accanto qualcuno che non era la stessa persona che aveva camminato con quel nome e con quel corpo sulla nostra terra lontana, dove sono tornato io solo e dove mi trovo adesso. Perché sopravvivere e ricominciare da capo per lui non è stato come rinascere; è stato proseguire senza più nulla o quasi, dove quel quasi ero io.
Quando ho risposto a telefono, emergendo da un sogno, che come sempre mi succede non si è portato dietro nulla nel reale, la voce Leggi il resto dell’articolo

Annunci

La grande stanchezza

-di Marco Montanaro

[Questo post continua evidentemente da QUI e da QUI, ma può essere letto in totale autonomia rispetto ai pezzi indicati.]

Un vecchio maestro mi ha detto che nell’Ottocento, coi romanzi, era la stessa cosa. La gente ci finiva dentro, ci restava attaccata, assumeva pose e si rappresentava come nel libro che stava leggendo. I libri erano in grado di permeare le nostre vite fino al midollo. Erano pervasivi.

Adesso tutto si misura sulla pervasività della rete. Il modo in cui ci rappresentiamo, in cui diamo indicazioni di noi stessi (la musica che ascoltiamo, le foto in cui siamo felici o solo ridicoli, i posti in cui andiamo, ecc.). La narrazione delle merci, su cui hanno costruito la loro fortuna molti scrittori americani e anche qualcuno nostrano (mi viene in mente Aldo Nove, ma potrei sbagliarmi), ha fatto il suo tempo. Bisognerebbe raccontare di come le merci siano divenute un corollario, di come le vere merci siano le sensazioni, i sentimenti, le esperienze, tutto ciò che costruisce una persona. Tutto questo accade mentre là fuori c’è una spaventosa crisi economica mondiale. Da queste parti la sensazione è sempre quella del Titanic, dell’affondare cantando.

Registro in questi giorni che alcune cose funzionano con dinamiche molto simili: si sta progressivamente espungendo il fatto letterario dalla letteratura (sempre più simile alle sceneggiature dei film o alle guide turistiche) e la vita dalla vita. Quest’ultima cosa mi pare molto preoccupante. Si sta eliminando dalla vita l’idea della fatica fisica, della disperazione, della morte reale, fuori da ogni Leggi il resto dell’articolo

Confessioni qualunque – 6

#6 – Corrado

di Nicola Feninno

Che resti tra noi.
Penso di essere il miglior suonatore di sax vivente al giorno d’oggi.

Certo, forse buttata lì così è un po’ esagerata. Diciamo che sono presumibilmente il miglior suonatore di sax vivente al giorno d’oggi.
Qui non stiamo parlando di tecnica. Si tratta di esperienze di vita. Si tratta di soffiare la vita dentro la fessura del beccuccio del sax: la musica è una conseguenza naturale. Le dita si allenano, ma se non hai vita non hai fiato da spingere dentro lo strumento.
Per questo ringrazio i miei genitori di non avermi forzato a suonare da piccolo. Magari sarei diventato Leggi il resto dell’articolo

“Un viaggio d’affari”, Scrittura Industriale Collettiva

In vista della prossima uscita di In territorio nemico, aka “Grande Romanzo SIC”, continua la pubblicazione su Scrittori precari dei racconti scritti col metodo SIC, in una versione interamente revisionata e corretta. È oggi il turno di Un viaggio d’affari.

Scritto nella seconda metà del 2007, Un viaggio d’affari è il secondo racconto SIC. Lo scopo per cui nacque fu sperimentare il metodo SIC rispetto a contenuti simbolici e allegorici. Altra caratteristica cruciale di questo racconto è il fatto che durante la produzione cambiarono alcuni scrittori: ai personaggi ha lavorato dunque una squadra dalla composizione differente rispetto a quella che ha lavorato all’ambientazione e alla stesura, involontario test di una modalità di lavoro che sarebbe stata poi cruciale per la stesura di In territorio nemico, nei lavori del quale erano continuamente all’opera su diverse parti del testo gruppi sempre diversi di 6-10 scrittori.

Versione scaricabile: Un viaggio d’affari.

Un viaggio d’affari

Direttori Artistici: Gregorio Magini, Vanni Santoni.
Scrittori
: Umberto Grigolini, Gianni Sestucci, Sara Mazzini (solo schede personaggio), Gabriele Merlini (solo schede personaggio), Virgilio Pedrini (solo schede personaggio), Jacopo Campidori (schede personaggio escluse), Enrico Nencini (schede personaggio escluse).

La mattina del 23 aprile 1992 John Jerome Rose partì da Charlotte per non tornare mai più.
La sera precedente percorreva il corridoio che conduce all’ufficio del signor Ernest Goodbowers, presidente e proprietario della Carolina Packaging. John sapeva già quel che l’aspettava: l’ufficio avvolto nella penombra, e l’enorme sagoma del suocero in fondo, seduto verso la finestra aperta, di spalle alla scrivania, assorto nella contemplazione dell’oscurità della sera inoltrata. Il vecchio si sarebbe voltato ruotando la poltrona e lo avrebbe fissato per qualche secondo di troppo; avrebbe infine parlato con voce fredda, come al vuoto.
John bussò e si mise in attesa. I consueti venti secondi prima che il silenzio dall’altra parte lo autorizzasse a entrare. I piedi sulla moquette non avrebbero prodotto alcun suono. Si sarebbe seduto sul basso divano davanti all’entrata, senza chiedere il permesso: in tanti anni, quello era il massimo della confidenza raggiunta col suocero. Ernest si sarebbe goduto in silenzio la sensazione di spaesamento che il suo ufficio provocava in lui come in tutti gli altri ospiti. La stanza era grande, ma sembrava quasi un corridoio per quanto era schiacciata nel senso della lunghezza. Le pareti erano rivestite in legno scuro; le lampade, coperte da pesanti paralumi, creavano poche isole illuminate, raccolte e irraggiungibili. Neppure l’abitudine Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – londra parigi new york

Poesia di Ruxandra Novac
Traduzione di Clara Mitola

londra parigi new york Leggi il resto dell’articolo

Caso o caos?

La teoria del caos è un’affascinante teoria matematica nata nei mitici anni Settanta e studia quei sistemi che sono imprevedibili e casuali nel loro insieme, ma osservanti di leggi ben precise (a molti piace dire deterministiche) nelle loro singole componenti. Per esempio, un tratto di costa può apparire inspiegabilmente frastagliato, ma se andiamo a studiare le sue diverse componenti — andamento delle maree in quel punto, forza e direzione dei venti, composizione della roccia della costa se di roccia si tratta, posizione della costa, etc… — ci accorgiamo che quella frastagliatura “inspiegabile” diventa spiegabilissima e addirittura, diremmo in filosofia, necessaria. Leggi il resto dell’articolo

L’ultimo testamento della Sacra Bibbia

L’ultimo testamento della Sacra Bibbia (Guanda, 2011)

di James Frey

È tornato James Frey.

Il controverso autore di Un milione di piccoli pezzi – che lasciò scandalizzati gli americani all’ Oprah Show, confermando le voci che volevano la sua biografia sui suoi primi vent’anni di droghe e disintossicazione come un libro molto “rimaneggiato”, diciamo “truccato” da qualche esagerazione qui e là – dopo aver colpito duro con Buongiorno Los Angeles (affresco corale della città degli angeli) torna con un nuovo best seller: L’ultimo testamento della Sacra Bibbia.

Un libro nato nella testa dell’autore nel 1994, che si concretizzò soltanto nel 2009.

Come nel precedente, sono molte le voci che in questo romanzo raccontano il loro punto di vista, la loro storia. Sono voci che ricordano gli evangelisti, ognuna con il proprio tono, la propria esperienza.

Ruth, Jeremiah, Adam, Mariaangeles, Alexis, Charles, di fatto sono la storia di Ben. Scrivono le righe dell’Ultimo Testamento del Messia, del Cristo Ritornato, che hanno incontrato e che ha cambiato loro la vita.

Un nuovo redentore affatto banale nella sua assoluta concretezza umana, nella sua nuova veste terrena, che ricalca l’uomo come è e come sarebbe vissuto da un’entità divina che si ritrovasse sulla nostra palla di fango. Leggi il resto dell’articolo