La terra vista dalla luna
febbraio 28, 2010 3 commenti
La terra vista dalla luna (Bompiani, 2009)
Per colpa di Antonella, Simon deve uscire dal sicuro abbraccio della sua cameretta e partire per il Messico.
Per colpa di Antonella, la sua grande amica, conosciuta in ospedale, dove lui era ricoverato per le sue ipocondrie e allucinazioni, mentre lei invece doveva fare i conti con le droghe che riconosceva non dai nomi ma dagli effetti che producevano.
Antonella, che fugge in Messico alla ricerca di sé stessa, dei santoni sulle montagne, della povertà da aiutare, che va ad aprirsi la mente a conoscere la “gente di tutto il mondo”.
Simon che corre in Messico perché la sua più cara amica, che fino ad un anno prima scriveva mail a catena per salvare bambini in mezzo alla strada o per creare nuovi mezzi di trasporto, ora non dà più notizie di sé. Simon che è così distante dallo stile di vita e di comportamento della giovane “E lo sai cosa penso del viaggiare? ‘Na cazzata, esattamente come immaginavo”. La famosa gente da tutto il mondo non esiste, avete mai incontrato un iraniano in un ostello?
Una coppia scoppiata in tutti i sensi. Una coppia poi… per Simon tutto è molto semplice nella sua lucidità immediata, fatta di paure, di sfighe continue e situazioni tragicomiche. Lui conquista con la sua ironia, con una rabbia morbida, fatta di coperte da cui non è mai uscito, fatta dell’aria tiepida del nome a cui si rivolge continuamente durante tutta la sua avventura. Un innamorato? Anche no. Un avventuriero? Ma figuratevi! Un pazzo allora? Forse o forse sicuramente sì.
Nella storia raccontata con uno stile incapace di annoiare però c’è spazio anche per della sana satira, per l’invettiva ghignante e amaramente divertita. Gli ostelli: un luna park di deficienti dove ci si conosce tra occidentali dello stesso status sociale, ci si droga con pochi euro, si rimorchia quando va bene (mai al protagonista) e ci si sente liberi. I rapporti di coppia: nel bel paese sono tutto un rovinare la vita dell’altro e la propria. I genitori: bravi a dire ai propri figli di fare quello che gli pare, nel dubbio di cosa dirgli o non dirgli.
Ad alzare il livello di surreale divertimento ci pensa lo stesso Simon, che invece di semplificarsi la vita, se la complica andando anche a schiantarsi contro gli ideali zapatisti, facendosi passare per un amico di Marcos, pur di portarsi a letto un’americana-colombiana-femminista-trotzkista.
Un romanzo dolce, incantato, rubato ai ritmi lenti del battito del cuore, che cambia la visione del mondo e del viaggio (in barba al Vagabonding di Pott) riportando lo sguardo sulla terra vista dalla luna.
Claudio Morici sarà ospite di Scrittori precari il 18 marzo 2010 alle ore 21 presso l’Associazione culturale Simposio, in via dei Latini 11/ang. via Ernici, a San Lorenzo (Roma).
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