Per parlare de “La luce che illumina il mondo” di Paola Ronco

la-luce-che-illumina-il-mondodi Laura Liberale

Per parlare de La luce che illumina il mondo di Paola Ronco, mi permetto di partire dalle popolazioni indoeuropee. Pazza idea? Non tanto, se facciamo riferimento alla tripartizione sociale che le accomuna tutte, quelle genti. Penso alla tradizione dell’India, per esempio, con i suoi tre varṇa: sacerdoti, prìncipi\nobili guerrieri e gente del popolo, dove la parola varṇa sta per ‘colore’, e ciascuno dei suddetti gruppi sociali ha infatti un suo colore simbolico: bianco per i sacerdoti, rosso per i prìncipi, giallo per il popolo (c’è poi un ulteriore colore, il nero, per la categoria degli ‘asserviti’ che si aggiunge alle precedenti). Dico questo perché anche Paola Ronco ha creato una specie di ‘tripartizione indoeuropea’ per la città del suo romanzo, città esemplare al punto da chiamarsi Sumonno, ‘Il mondo’, come ogni sardo ben saprà. Sui colori ci torniamo dopo. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

La luce che illumina il mondo

la-luce-che-illumina-il-mondoQuello che segue è un estratto del romanzo La luce che illumina il mondo (Indiana Editore, 2013) di Paola Ronco.

«E tu che ci fai qui, nella tua serata libera? Cos’è, stai cercando di farmi le scarpe, boss?»
La pioggia che picchietta lenta sul cappuccio dell’impermeabile, le ultime fiamme tremolanti tra le schiume dei pompieri, transenne ovunque e mitragliatrici nelle mani dei soldati.
Maurilio Sori si guarda intorno e pensa che soltanto a vent’anni si può riuscire a scherzare in mezzo ai resti di un attentato senza suonare irrimediabilmente cinici.
Avanza di un passo, le mani in tasca, l’andatura pesante di un uomo che si trovi a passare per caso, cerca di non mostrare troppo la stanchezza che lo stringe da ogni lato.
«Se volessi fare le scarpe a qualcuno, non andrei certo dalla mia cronista preferita. A lei, cercherei di invitarla a cena. Casomai.» Leggi il resto dell’articolo

Da Genova a oggi. La memoria del G8 attraverso generi e media

La seconda parte di questo articolo, contenente un’intervista allo scrittore Domenico Esposito Mito, verrà pubblicata venerdì 1 giugno.

di Claudia Boscolo

Laddove tutti narrano non ci dovrebbe essere esubero di temi, verrebbe da pensare. Anzi, i temi dovrebbero scarseggiare. In una nazione di gran contastorie come la nostra, un paese in cui si dice vivano più aspiranti scrittori che effettivi lettori, dove non scarseggiano i circoletti e le associazioni che si sobbarcano il peso di riempire la voragine culturale volutamente lasciata dalle istituzioni e dalle tristi politichette locali, l’elaborazione del lutto causato da un evento disastroso, che data ormai a più di un decennio fa e di cui chiunque può dichiararsi vittima, dovrebbe essere cosa fatta. Invece il G8 di Genova rappresenta l’ultimo di una lunga teoria di traumi da cui gli italiani sembrano non riprendersi più. Leggi il resto dell’articolo