Essere qualcun altro

Alcune considerazioni su Nessuno è indispensabile e Mabel dice sì

di Vanni Santoni

Qualche giorno fa ho ricevuto un pacchetto quantomai gradito dall’ufficio stampa Einaudi: conteneva infatti due libri che attendevo con curiosità di leggere, scritti da autori per i quali, prima di averli conosciuti, avevo provato un particolare sentimento: la volontà di essere loro. Ma veniamo subito all’aneddotica, affinché non mi si tacci di stramberia o esagerazione.
Era il 2007 e avevo appena pubblicato il mio primo libro. Si trattava di un libriccino piccolo così, pubblicato da un editore piccolo così. Era però distribuito, il che era sufficiente a dar fiato al mio ego: una sera di maggio ero con un’amica in una libreria caffè della mia città; vedendo il libro in scaffale ella (con mia somma gioia, si capisce) se ne appropriò, e io potei, con la vana, pomposa soddisfazione che solo chi ha appena pubblicato il suo primo, minuscolo libro può avere, farle la grazia di una dedica. Esattamente in quel momento – giuro! – un tizio che a occhio poteva essere mio coetaneo stava dedicando un suo libro a una sua amica. Un libro Einaudi! A quei tempi non sapevo granché di editoria, dunque non avevo dubbi che gli autori delle grandi case editrici fossero innanzitutto morti, certo mai giovani, e comunque situati in un piano di esistenza differente dal mio. Mi sentii un lemure al cospetto di un potente demiurgo. Avrei voluto essere lui. Leggi il resto dell’articolo

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Così ho risposto all’Occhio

di Vanni Santoni

Quelle appena trascorse sono state settimane concitate, nelle quali la battaglia contro il “Festival dell’Inedito” ci ha preso tutto il tempo che veniva lasciato libero dalla lettura e dalla scrittura. Tuttavia sentivo qualcosa su di me – come un’ombra, ma dai connotati squisitamente morali. Era l’Occhio del Subcomandante. Esso mi guardava. Pareva dirmi, con la sola maieutica del suo sguardo: so che tra l’essere lettore al Dedalus e l’essere amico di molti scrittori ricevi un sacco di libri, e so anche che li leggi: perché allora non scrivere una nuova multirecensione per Scrittori precari? Leggi il resto dell’articolo

Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 5

Venerdì scorso, come sapete, sono tornato di nuovo a Roma. L’intenzione era quella di partire da Frigolandia verso le due di pomeriggio, ma quando sono riuscito a salire in macchina erano le quattro e mezza. Fino all’uscita di Roma nord il viaggio è filato liscio, ma non appena sono entrato nel raccordo: il caos. Le macchine erano incolonnate su tre file che procedevano a passo d’uomo, mentre io già cominciavo a rimpiangere la mia nuova casa e non vedevo l’ora di tornarmene in Umbria. La cosa più terribile, tra tutte, è la differenza della qualità dell’aria. Leggi il resto dell’articolo

La futura classe dirigente

La futura classe dirigente (Minimum Fax, 2009)

di Peppe Fiore

 

«Mi chiamo Michele Botta, vivo a Roma da otto anni, mangio poco, porto il quarantaquattro di piede, mi vesto fighetto finto stradaiolo, ho la erre rotacizzata, qualche atteggiamento fisico da checca nevrotica anche se mi piace la fregna, e l’abitudine di dormire in posizione fetale abbracciato al cuscino per svegliarmi ogni singola mattina della mia esistenza in un nodo di crampi».

 

Così si descrive – in uno dei tanti monologhi di cui è puntellato il romanzo – il protagonista del libro di Peppe Fiore, scrittore napoletano classe 1981.

Michele Botta è un io narrante in continua tensione emotiva, sempre sull’orlo di una crisi di nervi – per dirla alla Almodóvar – in bilico tra ciò che sono i suoi desideri e ciò che gli prospetta quotidianamente la sua vita. E la quotidianità lo annichilisce. Lavora per realizzare un format televisivo dal titolo “Qua la zampa!” per il vasto pubblico – una sorta di reality show con protagonisti dei cani – che, alla fine, non riuscirà neppure ad essere messo in onda. Intanto ha dei genitori sempre presenti nella sua vita: sua madre lo chiama e gli rinfaccia quotidianamente la sua “assenza”, la sua non partecipazione emotiva alla vita familiare – c’è il loro gatto spelacchiato che ormai sta morendo e Michele non vuole tornare a Napoli per dargli l’ultimo saluto. Le aspettative dei suoi genitori soffocano Michele, lo lacerano. Non c’è nulla che sembri andare mai nel verso giusto. Roma è una città che diviene angusta, torrida, rabbiosa e priva ormai di ogni residuale umanità.

Cosa resta?

Michele sviluppa “dipendenze seriali” continuando a guardare il suo Dr. House per rilassarsi, è sempre più preda dei suoi tic e delle sue manie. Che lo voglia o meno, che senta o meno la responsabilità di «affacciarsi sull’orlo dei propri ventisei anni dal bordo di un divano (sfoderabile)», al protagonista non resta che lottare per sopravvivere all’Italia del berlusconismo sfrenato, dei nani e delle ballerine, del non senso delle emozioni più profonde.

Ironico, sarcastico, pungente, dissacrante, Peppe Fiore non risparmia niente e nessuno nella sua analisi impietosa. Eppure al lettore – nonostante alcuni passaggi davvero esilaranti, nonostante la scrittura pirotecnica e mirabolante – resta un retrogusto amaro sotto il palato. Michele Botta siamo un po’ tutti noi. Michele Botta sono i nostri sogni infranti, il nostro navigare a vista, la nostra assenza di “pensieri lunghi”, il nostro precariato lavorativo ed emotivo. Un romanzo imperdibile, da leggere con calma, senza fretta, soffermandosi sui particolari, sorridendo ed infuriandosi, lasciando che le emozioni fluiscano, gustando ogni passaggio.

E – alla fine – tornando a sognare che ci sarà sempre «un sorriso per difendersi e un passaporto per andare via lontano» come canta Francesco De Gregori.

Serena Adesso

Stasera live con Peppe Fiore e Vanni Santoni

28 gennaio 2010

Ass. Cul. Simposio

Via dei Latini 11/ang. via Ernici

San Lorenzo – Roma

Ospiti Peppe Fiore e Vanni Santoni

Trauma cronico – Atto finale

Siamo ai saluti. Questa domenica è l’ultima insieme. Ci pensavo già da qualche settimana, ma oggi sono giunto alla decisione: chiudo Trauma cronico.

La ragione principale di questa mia scelta è l’omonimia con lo spettacolo ideato da Dimitri e Andrea (che mai potremo smettere di ringraziare per quello che stanno facendo per noi) e che vede Scrittori precari protagonisti. Da oggi, Trauma cronico, sarà soltanto lo spettacolo. Tanto, quando voglio, qui su, posso scrivere quel che mi pare e quando mi pare.

Però mi raccomando, continuate a passare di qui la domenica, ci sarà sempre, come ogni giorno, un nuovo post interessante; abbiamo tanti contributi di nuovi e vecchi autori, differenti scritture da offrirvi per amor dell’arte, della letteratura e della bellezza.

Anche questa settimana sarà ricca di intessanti novità: i racconti di Dario Morgante, Simone Rossi, Luigi Pingitore e la prima parte di un racconto lungo di Gregorio Magini, poi l’intervista a Percival Everett del nostro Pietrogiacomi e sabato continua la Banda del Ghelli. Insomma, ogni giorno, un buon motivo per passare a trovarci.

Trauma cronico vi saluta qui, noi ci sentiremo presto. Se non avete di meglio da fare, vi ricordo che giovedì siamo al Simposio, ci saranno ospiti gli amici Peppe Fiore e Vanni Santoni, ed un giovane bravissimo che ci allieterà con la sua musica, Manuel Milano.

Un altro evento targato Scrittori precari assolutamente da non perdere, vi aspettiamo.

Ci sentiamo presto. Fate i bravi.

Gianluca Liguori

Trauma cronico – Lo spettacolo

Avete letto, sì, il diario di bordo di Colle Val d’Elsa? Ecco, di quello spettacolo, che siamo pronti per portare in giro, abbiamo il trailer:

Vogliamo venire anche nella tua città. Contattaci su scrittoriprecari@yahoo.it

Ne approfitto per ricordare i prossimi appuntamenti capitolini con il reading itinerante Scrittori precari:

21 gennaio 2010

ore 18.30

Libreria Rinascita

Largo Agosta – Roma

Ospiti Pier Paolo e Massimiliano Di Mino

***

28 gennaio 2010

Ass. Cul. Simposio

Via dei Latini 11/ang. via Ernici

San Lorenzo – Roma

Ospiti Peppe Fiore e Vanni Santoni