Questi maledetti toscani

avantiveloceÈ|_2a+3aOK2Piano B edizioni inaugura la sua nuova collana di narrativa italiana Avantiveloce »| con Toscani maledetti, una raccolta di racconti curata dal giovane critico fiorentino Raoul Bruni. Toscani maledetti cerca di tracciare lo stato dell’arte del racconto in Toscana, da sempre una terra d’elezione di questa forma narrativa, dove con Boccaccio è nato il racconto occidentale moderno e dove, nel secolo scorso, esso ha raggiunto alcuni degli esiti più alti in ambito italiano (Papini, Tozzi, Palazzeschi, Pea, Tobino, per non fare che alcuni nomi). Leggi il resto dell’articolo

Senza parallelo – una recensione a Sforbiciate di Fabrizio Gabrielli

[I lettori più attenti senza dubbio ricorderanno Sforbiciate, la rubrica – nata sulle ceneri de Il mondiale dei palloni gonfiati – di Fabrizio Gabrielli, che ha accompagnato i lunedì di SP durante la stagione calcistica 2010/11. Da quella rubrica l’editore Piano B ne ha fatto un libro. Lo hanno letto per noi Matteo Salimbeni e Vanni Santoni]

“Le idee dei grandi uomini sono patrimonio dell’umanità; ognuno
di loro non possedette realmente che le proprie bizzarrie.”

M. Schwob

Si può scrivere di calcio partendo da un dato, una partita, un gesto tecnico e svilupparlo in modo epico (o di cronaca); oppure si può partire da un dato immaginario, metterci un pallone, due squadre, un fischio d’inizio e lavorarci intorno e giocarci. Nel primo caso il lettore esperto di calcio è chiamato a confrontarsi con la rielaborazione che l’autore fa di un dato condiviso, del quale conosce i protagonisti e sul quale magari si è già fatto un’idea. Nel secondo caso, il lettore può pure non saperne nulla di calcio, l’importante è credere a quello che ti dice l’autore. Arpino, col suo Azzurro tenebra, partì da un angolo di storia ben preciso: i mondiali del ’74, e ci tirò su un paesaggio stellare, fatto di eroi, scontri titanici, drammatiche rese e colpi bassi, profezie a bordo campo e inevitabili tragedie, epiteti, litanie, scongiuri e sbronze leggendarie. Soriano se lo costruiva quell’angolo. Con un po’ di polvere, delle erbacce, i mapuches, Togliatti, la Patagonia. Fatto il campo da gioco, si inventava una partita. E magari la faceva pure arbitrare al nipote di Butch Cassidy. Gabrielli fa ancora un’altra cosa. Il suo Sforbiciate (Piano B, 2012) Leggi il resto dell’articolo

Quel piano B che si chiama letteratura

Alcune riflessioni su L’arte del piano B, Per legge superiore, Zona, L’inferno del romanzo.

di Vanni Santoni

Qualche settimana fa ho ricevuto un libro – un bel libro, anzi: bella carta, ben impaginato, con la copertina spessa e, come si dice, embossed. Questo libro mi ha stupito tre volte. Innanzitutto mi ha stupito vedere che un piccolo editore indipendente, del quale fino a quel momento non avevo coscienza, e sì che abita a pochi chilometri da me – Piano B edizioni, Prato, leggo sul loro sito – produca volumi di siffatta qualità. Poi mi ha stupito vedere che un editore che si chiama “Piano B edizioni” pubblichi un libro che si chiama L’arte del piano B: coincidenza? Accordo? Manifesto d’intenti? Sincronicità? (La risposta, per i curiosi, è suggerita dentro al libro). Infine, mi ha stupito vedere che Gianfranco Franchi, il letterato fondatore e animatore di Lankelot, rivista letteraria improntata alla massima serietà, si fosse avventurato in qualcosa che sta tra il saggio di costume e la satira del saggio di costume. Franchi fa proprio un concetto della cultura popolare contemporanea – quello del “piano B” ovvero del piano alternativo, segreto e pronto all’uso in caso di impraticabilità del “piano A” – e lo declina in tutti i modi possibili, ne enuncia principi e applicazioni, ne inquadra i nemici e gli alleati, lo sviluppa e lo spiega sia filosoficamente che per esempi. E coglie l’occasione, parlando del “piano B”, per uscire dalla satira dei manuali di autoaiuto, e andare a parlare di molte cose; in particolare, io credo, di quelle che gli stanno a cuore, come il problema, di recente tornato ad animare il dibattito culturale, della pseudoeditoria: Leggi il resto dell’articolo

L’arte del Piano B

L’arte del piano B (Piano B Edizioni, 2011)

di Gianfranco Franchi

Che cos’è questo nuovo libro di Gianfranco Franchi? Un manuale di sopravvivenza in tempi di crisi (o meglio: “un libro strategico”, come leggiamo in copertina, per non ritrovarsi impreparati nel momento della crisi)? Oppure, non è piuttosto la cronistoria di una rivolta tutta interiore, di un’immaginazione che evoca delle alternative (il famoso piano B) con l’intento provocatorio di sbattercele in faccia? Come dire: un po’ ce la siamo andata a cercare se oggi ci ritroviamo infognati. Certo, il libro ci dice anche che non è stato per tutti così: qualcuno che ha avuto la pazienza e la tenacia di lavorare nell’ombra c’è stato (e sempre ci sarà); qualcuno che all’improvviso ci fregherà a tutti quanti, lasciandoci di stucco (magari proprio quel qualcuno che non sospettiamo minimamente capace di tanta dedizione). Questo ipotetico qualcuno è la sorgente della voce narrante, che ci elenca punto per punto (e con dovizia di particolari) le strategie messe in campo da chi voglia allestire un piano B. Questa voce a tratti fastidiosa, che smaschera i nostri vizi e le nostre debolezze, rappresenta una mano tesa pronta a tirarci fuori dalle sabbie mobili in cui stiamo sprofondando. In cambio, Gianfranco Franchi chiede al suo lettore la medesima dedizione e forza di volontà…

Simone Ghelli

Riportiamo in anteprima un breve estratto dell’opera, da domani in tutte le librerie.

Pizzicherai, nel corso degli anni, tutta una serie di soggetti velleitari, diciamo dei “Wanna Be Piano B”. Li riconoscerai non soltanto dall’estetica (tendenzialmente è pretenziosa, capricciosa e ricercata: va sublimando le loro lacune, le loro aporie), ma da una caratteristica indiscutibile e facilmente evidente. L’estraneità completa a qualsiasi professionalità. Un Wanna Be Piano B è uno che ti accoglie nel suo studio, tutto affettato. Magari ti prepara addirittura un caffè, non chiede scusa per il disordine –preferisce piuttosto vantarsi del disordine: fa molto artista – e ti mostra al suo pc (se è proprio grossier, al suo macintosh) una serie di fotine e di filmati relativi a uno o due dei suoi Piano B meglio riusciti. Ora, ci sta che a certa gente sia venuto bene un Piano B nonostante la nulla documentazione, la fiacca progettazione, l’inesistente professionalità. È successo qualche anno fa. Si chiama culo. Il discorso è che questa gente vuole venderti il culo, avuto una volta o due, come professionalità. E no, cicci. Mica è sempre domenica. Leggi il resto dell’articolo

Trattato della vita elegante

Torna in libreria in questi giorni, in una versione diversa dalle precedenti, il Trattato della vita elegante di Honoré de Balzac, edito da Piano B.

In anteprima riportiamo la prefazione di Alex Pietrogiacomi.

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La via della semplicità

Per quale motivo portare nuovamente alle stampe un testo di Balzac all’apparenza anacronistico e classista?

Perché di questo libro si parla di continuo, perché ha spunti di riflessione attualissimi per la nostra società, nel suo puro anelito di bellezza e eleganza, perché può essere letto in diversi modi, perché è un libro “segreto” di cui si tramandano i precetti e di cui si vogliono conoscere le parole, una specie di Hagakure dello stile interpretato, recitato e ambito da snob, dandy, gentleman, intellettuali. Perché in suo nome si sono formate associazioni maschili, in Italia e nel mondo, che ne fanno studi, seminari, giornate e momenti di confronto.

Perché è atteso da anni, In Italia sono uscite tre pubblicazioni prima di questa: un’edizione del 1917 dell’Istituto Editoriale Italiano, una del quella del 1982 per l’Editore Longanesi con le illustrazioni di Gavarni e la più recente delle Edizioni ETS a cura di Tiziana Goruppi del 1998, edizioni difficili da reperire o impossibili in alcuni casi da consultare. Leggi il resto dell’articolo

Intervista multipla agli “scrittori precari” /2

Tentativo parzialmente scorretto di seminare discordia (parte seconda – qui la prima parte)

di Carlo Sperduti

Carlo Sperduti: Qui sotto una lista di dieci citazioni estrapolate (quasi) a caso dalla garzantina delle citazioni. Scegline da una a tre, fra quelle che si confanno maggiormente alla tua idea di letteratura, e fornisci un breve commento alla tua selezione.

«Perché esprimere le nostre opinioni? Domani le avremo cambiate.» (Paul Léautand)

«I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.» (Thomas Stearnes Eliot)

«Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti.» (Jules Renard)

«La letteratura vale per il suo potere di mistificazione, ha nella mistificazione la sua verità.» (Italo Calvino)

«Le osservazioni non sono letteratura.» (Gertrude Stein, a Hemingway)

«Gli scrittori sono sempre responsabili, ma non di ciò di cui vengono accusati. Sono responsabili del regime che li accusa; e che senza saperlo è influenzato da loro.» (Jean Cocteau)

«Quando uno scrive per sua personale soddisfazione e scrive tutto quello che sa è sicuramente un cattivo scrittore.» (Georg Lichtenberg)

«Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.» (Giorgio Manganelli)

«Ogni grande e originale scrittore, nella misura in cui è grande e originale, deve creare lui il gusto che permetterà di godere dell’opera sua.» (William Wordsworth)

«Bisogna il più possibile scrivere come si parla, e non troppo parlare come si scrive.» (Charles-Augustin de Sainte-Beuve)

Andrea Coffami: Io mi associo al tipo di Sainte-Beuve. Scrivere come si parla è uno degli obiettivi che mi sono sempre proposto di perseguire. Un po’ come il mimo che anche senza parole si fa capire benissimo. Credo che la scrittura sia uguale. Scrivere come si parla è un modo per mettersi a nudo, anche se è un linguaggio muto, un linguaggio dettato dall’anima. Io di solito non parlo come scrivo, ometto molte puntualizzazioni che nello scritto vengono trascritte senza censura. È il bello dell’anima.

Simone Ghelli: «Quando uno scrive per sua personale soddisfazione e scrive tutto quello che sa è sicuramente un cattivo scrittore», di Georg Lichtenberg. Scelgo questa, perché penso che l’ego sia il limite più grande di ogni scrittore, che senz’altro scriverà sempre di ciò che sa: il massimo lo raggiunge quando riesce a scriverlo come se non lo sapesse.

Gianluca Liguori: Certo che avresti potuto sforzarti di più! Comunque, la definizione di Calvino forse è quella che ritengo più condivisibile: «La letteratura vale per il suo potere di mistificazione, ha nella mistificazione la sua verità.» Credo che il compito principale di uno scrittore sia quello di codificare la realtà che lo circonda per creare un’istantanea valida sia per i suoi contemporanei, che per quelli che verranno. E questo, naturalmente, mi porta a segnalare anche la definizione di Wordsworth: «Ogni grande e originale scrittore, nella misura in cui è grande e originale, deve creare lui il gusto che permetterà di godere dell’opera sua.» Ma ripeto, devo appuntare che la scelta è un pochino limitata.

Luca Piccolino: «Bisogna il più possibile scrivere come si parla, e non troppo parlare come si scrive.» Scelgo quest’ultima. Per come la vedo, la letteratura moderna è fatta di un linguaggio comune. Nella narrativa agisco per sottrazione proprio perché la narrazione sia più naturale. Scrivere il più possibile come si parla è il primo passo verso una letteratura nazionalpopolare, che poi è quella che ricerco nella mia esperienza.

Alex Pietrogiacomi: «Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti» di Jules Renard. Scelgo questa, e la contestualizzo pienamente al nostro tempo. È difficile poter esprimere un concetto senza che di mezzo ci vada, immediatamente, badate, immediatamente un «Sì, ma io penso che…» Oppure un «Scusa se ti interrompo ma…» Purtroppo la mancanza di maturità necessaria all’ascolto e poi all’espressione del proprio pensiero fanno sì che non ci resti che scrivere. La buona conversazione è finita, e per farla rinascere si dovrebbe leggere Stevenson, Filosofia dell’ombrello (Piano B edizioni). Ma scelgo questa perché tu ci proponi questa intervista scritta per non essere interrotto e pestato! Ignorante! Ignorante! (vedi prima domanda).