Trauma cronico – Appunti

Sono in ritardo mostruoso, in genere il pezzo per Trauma cronico sono solito scriverlo almeno un paio di giorni prima della domenica, lo carico sul blog e programmo la sua pubblicazione per la mezzanotte e un minuto. Questa volta no. Questa volta avevo buttato giù qualche appunto, delle riflessioni sull’omicidio di Brenda, sulla storiaccia della querela a Tabucchi da parte del presidente del Senato (colpirne uno per educarli tutti), oppure dell’inquietante caso Cosentino, avrei voluto parlare di queste cose e concludere con la bella notizia della decisione del giudice a sospendere l’ordinanza di sfratto a Frigolandia di cui vi ho parlato già qui e qui.

E invece sono nella mia stanza, mezzanotte passata da un po’, Zabaglio è appena andato via, era venuto un paio d’ore fa, dopo avermi telefonato per uscire ma io ero troppo stanco. Abbiamo mangiato un piatto di pasta col pomodoro e chiacchierato di tante cose. Abbiamo letto insieme il pezzo di Alex del primo tentativo di racconto collettivo che stiamo sperimentando noi precari, e poi il pezzo, fantastico, del Diario di bordo di Colle Val d’Elsa di Vanni Santoni. Già, perché con Scrittori precari non ci fermiamo mai. Venerdì scorso siamo stati all’università di Siena, in una splendida giornata letteraria in cui prima Wu Ming ha presentato Altai (di cui vi invito a leggere il resoconto qui) e poi Rovelli ha presentato Servi.

Nemmeno una settimana dopo, giovedì, eravamo a Colle Val d’Elsa. L’appuntamento con i ragazzi era per l’una e mezzo a casa mia, dove avremmo dovuto mangiare la frittata di maccheroni di Zabaglio e poi partire. La frittata fatta da Zabaglio era qualcosa di immangiabile, insipida, gommosa, insapore, dopo il primo morso ho desistito, eppure io non sono di quelli schizzinosi, mangio quasi tutto. Ma la frittata di Zabaglio era qualcosa di indescrivibile. Lo stesso Piccolino non è riuscito a buttarne giù più di due bocconi. Zabaglio non sa bere, non sa mangiare e non sa cucinare; lo amiamo anche per questo. Lo abbiamo preso in giro per l’intero viaggio, sgranocchiando risate incontenibili.

Siamo arrivati a Colle che era già buio, abbiamo parcheggiato e passeggiato fino a che non ci ha raggiunto Francesca, che ci ha scortato dapprima a depositare gli zaini, prendere un caffè rigenerante e una mezz’ora di relax a Villa Francesca, dove eravamo ospiti, e poi di lì al Teatro dei Varii dove ci aspettavano i registi, gli straordinari Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani. Quindi prove. Una pizza e del vino in teatro. Ancora prove. Poi tutti a Villa Francesca, dove.

Premo il tasto ffww – scorre la nottata insieme a Luca ed Angelo (Simone, arrivati a casa, si è messo nel fodero, ha letto qualche pagina di un libro, poi è crollato) e la notte, quindi eccoci al venerdì mattina. Si è trascorsa la mattinata tra la casa e il giardino, in completa rilassatezza e buon umore, poi si è andato a mangiare un paio di panini a qualche chilometro di distanza, quindi di nuovo a casa fino alla chiamata del Chimenti che ci dava appuntamento per le cinque e mezzo in teatro, dove si è fatta un’altra prova, e poi mentre si fumava sigarette fuori è arrivato pure Vanni. Rituale di baci, abbracci, sorrisi, poi via con la prova generale. Quindi ancora un’altra pizza, la birra, le sigarette, il caffè, il whisky, ed il teatro che si riempiva e s’era fatta l’ora.

Lo spettacolo si chiama proprio Trauma cronico. Appunti per un film in terra straniera. Quando Dimitri mi ha chiesto l’autorizzazione ad utilizzare per lo spettacolo il nome di questa rubrica, mi sono sentito molto orgoglioso di me stesso.

La performance è volata. Siamo andati alla grande, tutti bravi. I registi, due pazzi. Vanni è stato eccellente, come suo solito. Non vedo l’ora di leggere il suo prossimo romanzo.

Una serata eccezionale. Siamo partiti per il verso giusto in un’altra nuova magnifica avventura. Certo c’è ancora tanto da crescere e da lavorare, ma sono certo che se ne vedranno ancora delle belle. I lavori, d’altronde, non finiscono mai.

Vi saluto tutti, abbracciandovi, invitandovi a ritornare domani, lunedì, per il Diario di bordo della carovana errante di Scrittori precari con piacevolissimi contributi esterni, ma non vi dico altro. L’appuntamento è a domani.

Buona domenica

Gianluca Liguori

Diario di bordo – Bologna

A Firenze Vanni ci accompagna a mangiare un panino e lampredotto, poi si riparte per un’ultima vasca lungo l’Arno, tante volte i piedi rischiassero d’andare fuori allenamento.

A Bologna il posto auto con le strisce bianche non esiste o siamo noi che non lo troviamo, tant’è che regaliamo 8 euro al comune e tanti saluti a tutti. Almeno stavolta siamo vicini al locale, che si chiama Zammù e ha un bel mobilio lilla e giallo. Siamo stanchi morti, anche perché siamo finiti a Piazza Maggiore per attaccarci a una wireless e postare il diario di viaggio. Al ritorno conosciamo Chiara Arnone, che scrive su SuccoAcido, e Barbara Gozzi di PrecarieMenti, venuta apposta dalla provincia. Il reading va bene, anche se non c’è il microfono e nella stanza accanto la gente chiacchiera. Finiamo a mangiare una mega pizza da Totò, dove ci porta Matteo, altro ex Elton Junk come il sottoscritto, che ci toglie le pezze dal culo lasciandoci casa libera. Finalmente ci si può lavare e andare a letto come bambini felici…

Simone Ghelli

Dopo aver ricominciato la stagione alla grande con la maratona della scorsa settimana a Roma, dopo aver conquistato Napoli e Firenze, oggi ci siamo presi anche Bologna. La risposta del pubblico è stata positiva, c’era un po’ di preoccupazione generale e diffusa riguardo a questa data felsinea, ma nonostante il vociare della sala accanto e i rumori provenienti da fuori la finestra, la serata si è svolta magnificamente. Ho rivisto con piacere, oggi, Simone Rossi, che ha suonato per noi. Sono stato immensamente contento di rivederlo anche se si è potuto parlar poco, purtroppo, ma ci rincontreremo dopodomani a Meldola, alla Casa del Cuculo, per la penultima data del tour. Simone avrebbe dovuto essere in giro con noi, poi per una serie di motivi che non starò qui a spiegare, non è partito più con noi. Venerdì si starà un po’ insieme, ma prima ci sarà Milano.

A Milano ci aspetta Alex, l’ho sentito molto carico. Intanto qui è ritornato il Ghelli, pulito e profumato, litiga con Piccolino, si contendono una sedia, non ce la si fa più, troppi giorni insieme, quante cose che non si possono raccontare, tra risate e santi e madonne che piovono giù, il Ghelli si lamenta, mi interrompe, non si riesce ad andare avanti di una frase che le risate a crepapelle ci piegano in due. Sembriamo quasi ragazzini in gita ed è bello così.

L’avventura continua. La stanchezza è pesante, ieri solo quattro ore di sonno, svegliati da una trivella che spaccava pietre, poi il viaggio, la ricerca di un accesso alla rete, il reading. Bravi i nostri ospiti, Matteo Bortolotti e Carlo Palizzi, che ha letto Decimo che non si è presentato. Noi eravamo provati, ma abbiamo retto alla grande.

Adesso ci tocca riposare, che domattina la sveglia suona e si torna di nuovo sulla strada.

Gianluca Liguori


Tre ore  di sonno ci pesano sul groppone. Non siamo più gli elastici individui di un tempo, inutile mentire.

Firenze ci saluta con un panino al lampredotto e gli abbracci di Vanni Santoni.

Bologna.

Ordinata. Pulita.

Zona ztl e parcheggio a pagamento da due Euro all’ora. Alcuni amici bolognesi mi confermano che la città è parecchio cambiata. Il sindaco-sceriffo Cofferati ci ha messo del suo.

Allora mi viene da pensare a Roma. Penso a Rutelli, Veltroni e Alemanno. E penso che al peggio non c’è mai fine in questo paese.

Arriviamo alla libro-vineria Zammù. Notiamo come non ci sia neanche uno straccio di locandina innanzi al locale. Non c’è microfono.

Decidiamo dunque di svolgere le nostre letture nella più piccola delle due stanze, dove forse le nostre voci arriveranno meglio.

Rilasciamo un’intervista a Chiara Arnone di SuccoAcido chiedendo scusa per le nostre condizioni e le nostre facce.

Si inizia.

Con noi ci sono Matteo Bortolotti e Carlo Palizzi, Simone Olla. Simone Rossi con la sua chitarra acustica ci accompagna a volume regolato, vista la mancanza di microfono.

Bisogna tirare fuori il cuore. Il nostro assonnato e stanco cuore.

Così di fronte a un buon pubblico venuto per noi, sputiamo quel che ci resta in corpo.

Il risultato è qualcosa di atipico per noi,  qualcosa di buono. Non il nostro meglio ma neanche malaccio. Ci può stare.

Matteo, un amico del Ghelli, si offre di ospitarci, prima però si va in via del Pratello a mangiare.

Finalmente una doccia mi lava via dalla pelle la puzza di cane avariata e cicca spenta. Otto ore di sonno non ce le toglierà nessuno.

Domani a Milano rinconteremo Pietrogiacomi e così saremo di nuovo tutti e cinque…

Luca Piccolino

Al mattino si va io ed il Ghelli a comprare le paste ed i caffè. Il barista mi dice cose strane ed io non capisco nulla. Poi il Vanni Santoni ci porta a mangiare della carne bollita in un panino. Robba buona che mi ricorda il muso di porco. Ma pare sia scroto di vacca o budello di vitello o bufalotto, boh. Comunque andiamo a stomaco pieno verso Bologna. Arriviamo, forse. Ci pare di essere in una città tipo Bologna. Il tomtom come al solito dice le frasi a cazzo e ci manda in un luogo umido. Capiamo essere l’Arno quando le ginocchia iniziano a bagnarsi. E siamo in auto cristo! Il sonno è poco, cioè è tanto, sono le ore di sonno dormite che sono poche. Fatto è che si cammina come disperati verso un internet point. Chiedo informazioni a due studenti e nessuno sa dirmi dove sia un internet point. Poi andiamo avanti di dieci passi e ci troviamo da un indiano che ha un internet point ed allora penso che gli studenti si devono fare meno canne mentre camminano sotto i portici e cofferati ha ragione. Stremati ma vogliosi di leggere si arriva allo Zammù dove Chiara ci vuol conoscere ma intanto scopriamo essere senza microfono e con la voce mia che è andata a puttane. Ma è andata da paura: Simon Red ci ha accompagnati con la sua chitarra mentre si leggeva e la gente nel caos da mercato ci ha seguiti e anche questa volta ha comprato un bel po’ di robba. Ora siamo a casa di un amico di Ghelli. Abbiamo in pratica occupato casa loro, mi sono docciato scrostandomi la ruggine dai testicoli e sono pronto per il materasso. Lui è rosso, bello, sporco al punto giusto, lo accarezzo, lo bacio e la passione cresce. Domattina sgraverà tre cuscini. Li chiamerò Atos, Portos e Mariastella. Ora vado a dormire che sono stanco. Ho voglia di mangiarmi una banana, ne addento una ma sa di mela cotogna. Ottima. Ora vado a dormire che sono stanco e potrei iniziare a ripetermi dicendo sempre le stesse cose in automatismo. Ho voglia di mangiarmi una banana, ne addento una ma sa di mela cotogna. Ottima. Ora vado a dormire che sono stanco, però il bello è che io devo ringraziare chi mi ha ridato la passione per le mie passioni, altrimenti queste risate e questa stanchezza non le avrei mai vissute. E allora le mando un sms e la ringrazio… ma vabbè, queste son cose mie 🙂

Andrea Coffami

Diario di bordo – Napoli

Tutta colpa dei precari. Stavo scrivendo il mio nuovo romanzo, ho lavorato alla brutto dio per 24 giorni, dal 1 agosto fino al 24, chiudendo le prime due parti, poi al lavoro (quello che mi occorre per pagare l’affitto della mia stanza e il cibo e pochi vizi) mi hanno costretto a fare straordinari (che è pure una cosa buona, visto che sto con “le pezze ar culo”, ma c’è sempre la storia maledetta del tempo che manca per scrivere), poi sono tornati i precari dalle loro più o meno vacanze, c’era da organizzare il tour e la maratona letteraria, e addio scrittura. Affanculo il mio romanzo. Per adesso ho scritto le prime due parti e stanno bene lì, a riposare. Troverò il tempo per riprendere, adesso sono qui nella mia stanza a Roma, sono tornato da qualche ora da Napoli, devo scrivere questo pezzo d’apertura del diario di bordo del tour precario, alla mail ci sono già i pezzi di tutti gli altri, sono in ritardo ma va bene lo stesso. Debbo distillare il tempo inquinato dagli imprevisti.

Napoli è cominciata a Roma.

È tra le mura capitoline, dove il collettivo è nato, cresciuto ed ha cominciato a farsi conoscere, che abbiamo ricominciato. Giovedì 17 settembre, a San Lorenzo, al Simposio, il ritorno del nostro reading itinerante dopo la pausa estiva, volevamo qualcosa di memorabile, e credo che ci siamo riusciti, grazie ai tanti bravissimi ospiti presenti in sostegno della nostra causa e di un pubblico meraviglioso.

Si sono alternati a noi nelle letture Antonio Romano, Girolamo Grammatico, Ilaria Mazzeo, Cristian Giodice, Dario Falconi, Peppe Fiore, Roberto Mandracchia, Alessandro Hellmann, Luca Moretti, Cristiano Armati, Dario Morgante, Massimiliano Coccia e Vanni Santoni.

Ha suonato per noi Mad. Res. Klern (cliccate sul suo nome e andate ad ascoltare la sua musica sul suo myspace)

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente tutti a nome mio e di Scrittori precari.

Tra qualche settimana nascerà un nostro canale youtube dove potrete vedere e ascoltare tutti gli scrittori che hanno partecipato alla maratona letteraria, seguiteci qui e appena sarà pronto ve lo comunicheremo.

Quindi Napoli.

Al mattino sveglia alle sette meno un quarto. Solito risveglio e poi al lavoro. Ultimo giorno e poi in ferie per una settimana. Sono pronto, l’ultimo sforzo, intanto che sono ancora convalescente, il primo freddo e l’acqua addosso della prima copiosa pioggia mi avevano causato un brutto raffreddore e una tosse tremenda che aggredisco continuando a fumare, poi a casa per una doccia al volo e via di corsa verso la stazione dove trovo ad aspettarmi Alex e Luca. Dopo qualche minuto arriva Simone ed eccoci pronti. Zabaglio salirà a Latina.

Fame. Dovevo mangiare qualcosa, avevo i crampi allo stomaco e mi sentivo debole. Un panino pietoso all’autogrill dentro la stazione Termini, che poi se ci pensate, non molti anni fa gli autogrill erano solamente sulle autostrade, adesso sono dappertutto, a maggio mi sono spesso nutrito ai loro chioschetti che si trovavano ovunque all’interno della Fiera Internazionale del Libro di Torino.

Fatti i biglietti, saliamo sul treno. Dopo dieci minuti mi telefona Zabaglio, dice che non sa se riesce a prendere il treno, sta male. Panico generale. Poi arrivati a Latina Zabaglio chiama Simone e chiede a che vagone siamo. La comitiva era riunita.

Alex faceva foto in continuazione, alcune le trovate già sul nostro Flickr. Si ride, si scherza, si discute e il viaggio è già qualcosa che vale la pena di esser vissuta.

Arrivati a Napoli, metro fino a Montesanto ed a piedi superiamo piazza del Gesù e siamo presto davanti alla Ubik.

Questa città folle e magica ci avvolge. Riconosco echi della lingua delle mie origini, sono vicini i luoghi che mi hanno dato i natali, dove sono cresciuto, Napoli che è Napoli, da secoli e secoli scriviamo di questo luogo mitico, una storia millenaria, infinita, tutta da raccontare.

Davanti alla libreria c’è Raffaella con Pino Imperatore. Ci presentiamo, facciamo un giro nella libreria e intanto arriva pure il giovanissimo Marco Marsullo. Sono i primi tre pezzi della Brigata Parthenope, un collettivo di scrittori campani. Marco lo avevo conosciuto in fiera a Torino, me lo presentò Dario Falconi.

Presto ci raggiunsero anche gli altri “brigatisti”. Si decise di andare a prendere qualcosa da bere. Ci allungammo di due passi a piazza San Domenico e lì chi prese una birra, chi un caffè, chi una coca cola e chi una cedrata. Era una bella tavolata numerosa.

E finalmente il reading.

Abbiamo presentato i due collettivi e poi abbiamo letto un po’ di cose. Una bella serata. Tra il pubblico c’era Francesca, una ragazza che ci aveva conosciuto attraverso internet e ci aveva proposto una serata a Benevento, e a fine presentazione, mentre si parlava di cosa fare per la serata, lei disse che sarebbe stata al Perditempo, un posto dietro piazza Bellini. Disse che sarebbe stato un bel luogo per fare un reading.

“Andiamo mo’, vediamo se possiamo fare qualcosa stasera”, buttai in mezzo io.

Ed eccoci lì, il posto era accogliente e le persone squisite. Mentre leggevo, una vecchia, matta, con dei santini in mano, mi fissava. Io sono sbottato a ridere. Insomma, una serata meravigliosa, siamo stati apprezzati, hanno preso parecchi librini. Sarebbe da raccontare ogni istante, ogni frammento di tempo, di vita vissuta, ma credo che io mi sia dilungato già abbastanza. Si era detti poche righe a testa, ma tanto il blog lo gestisco io e faccio come mi pare. I ragazzi sono d’accordo che io faccia come mi pare. C’è grossa fiducia reciproca tra di noi. Alla base di Scrittori precari c’è una forte consistenza di rapporti umani. Probabilmente questo, unito alla passione che ci mettiamo nel fare quello che ci piace, sono la nostra forza.

Che altro dire? Siamo stati benissimo, abbiamo fatto due reading al prezzo di uno, e ci siamo divertiti un mondo. A conti fatti, coi librini venduti sinora tra la maratona e il doppio appuntamento napoletano, riusciamo a mettere il gas (perché noi scrittori siamo ecologici) per arrivare a Firenze prima e poi a Bologna. Non abbiamo ancora in tutti i posti che toccheremo dove dormire, e si prevede di mangiar poco, stiamo investendo i pochi spiccioli che abbiamo in questa meravigliosa avventura, ma va bene così. Questa è una grande avventura.

Vi lascio ai resoconti degli altri precari. Se chi ben comincia è a metà dell’opera, c’è del buono in cui sperare.

Vibrazioni positive, dice l’amico Vanni Santoni. Ci siamo sentiti qualche ora fa per darci appuntamento. A Firenze ci aspettano. Ci vediamo martedì.

Gianluca Liguori

Napoli, 19 settembre 2009 – San Gennaro

Arriviamo alla libreria Ubik alle ore diciotto circa. C’è il tempo per una birra e quattro chiacchiere con gli amici scrittori della Brigata Parthenope , poi siamo catapultati insieme a loro in un reading facilitato dall’aria condizionata e da un buon pubblico.

Finisce bene. Tanto bene che in realtà non finisce. Tra il pubblico, Francesca Capone, persona generosa e vogliosa di promuovere noi precari in terra campana, si fa avanti assoldandoci per due reading nel Beneventano, a ottobre, e organizza in pochi minuti una performance al Perditempo, un locale in centro, dietro piazza Bellini. Lì incontriamo Luca, un poliedrico dj dalla cultura musicale sconfinata, che con maestria inserisce basi elettroniche ad accompagnare le nostre parole.

Ancora una volta finisce bene e non sarebbe potuta iniziar meglio.

Napoli c’ha accolto e coccolato salutandoci a tarda notte mentre qualche clacson si perdeva all’inizio del nostro sonno.

Forse questa prima data del nostro tour è ciò che si definisce un inizio inaspettato. Forse Napoli c’ha illuso, oltre ad averci ben trattato.

Ma noi ci speriamo, abbiamo fede e questo, per ora, è l’importante.

Luca Piccolino

Sciorta, pianti di dolore, febbre e voglia di non partire che i dolori erano lancinanti. Il treno arriva alla stazione di Latina e chiamo il Ghelli che è l’unico che è wind che così ho i minuti, per sapere in che vagone sono. Li trovo. Seduti vicino ai cessi più sporchi di trenitalia. Si arriva a Napoli ed una cocacola mi rispolleva un po’. Alla libreria si legge a turno tra Scrittori precari e Brigata Parthenope. Ancora non mi sono ripreso del tutto e leggo un po’ fiacco anche perché il bianco sparato della libreria rende il tutto asettico, o forse devo solo mangiare. A Napoli le mammelle la fanno da padrona ed il tutto è molto gradito ai miei occhi. Mi viene voglia di mozzarella di bufala ma con lo stomaco dolorante non è il massimo. E si arriva a pigliare un pezzo di pizza che mi rifocilla. Intanto il Liguori e Francesca organizzano in meno di 12 secondi un reading al Perditempo a piazza Bellini. Ed il clima è totalmente diverso e più vivo: gente che fuma, anziane che vendono santini, neri fattonissimi e gente che ascolta e ride. Il succo di frutta alla banana è finito e mi offrono uno alla pera che mi risolleva del tutto. L’energia è parecchia ora e si legge da paura col della musica elettronica di sottofondo. Si vendono un botto di libretti precari e ci accompagnano a casa di mia nonna. Poi il Ghelli crolla a dormire noi quattro ci inoltriamo nella notte napoletana per comprare due cornetti e due birre da portare su in casa. Appena fuori il portone sette truzzi (su due motorini) ci accolgono con “Song’ arrivati i pank!!!”. Ma nulla. Su in casa si fumacchia e si parla di tutto. Al mattino davanti al bar (lo stesso della notte prima) trovo 5 euro e con quella ci paghiamo la colazione, poi cacca, si ripulisce casa dallo schifo della sera prima, lavata e via a prenderci una pizza al volo e dei babbà. Io sto una chiavica raffreddato e con la tosse da vecchio. Ma Napoli mi ci voleva proprio. Era troppo tempo che non respiravo la sua aria nelle vene.

Andrea Coffami

Napoli, 19 settembre 2009

In treno ci preoccupavamo per il sangue di San Gennaro, e invece era del Napoli calcio che dovevamo preoccuparci.

Marsullo ci accoglie davanti alla Libreria Ubik orfano di alcuni compagni della Brigata Partenope, che hanno preso la via dello stadio per godersi la partita.

Gli confido la mia passione amaranto, ma lui smorza subito i toni, dando a intendere che non lo troverò mai un posto dove spizzare qualche azione della partita con la Juve. E invece più tardi San Gennaro mi fa il miracolo, allestendo due maxi schermo lungo la via che porta alla friggitoria dove ci siamo rifocillati. Miracolo è un parolone, diciamo mezzo, che alla fine il Livorno ha perso e a dire il vero io manco l’ho visto, che la serata è migrata al Perditempo, dove abbiamo costretto gli ignari bevitori ad ascoltare le nostre parole. Francesca ci aveva parlato con entusiasmo del posto, e dall’accoglienza abbiamo subito inteso il perché: un luogo piccolo e raccolto dove ci siamo sentiti subito a casa, cullati dalla generosità di Napoli e dei suoi abitanti.

Il viaggio è appena all’inizio, ma San Gennaro ci ha dato la sua benedizione…

Simone Ghelli


Si parte. Uno lo pensa, lo dice, poi lo fa. E mi ritrovo su un treno per Napoli, ovviamente un interregionale, che siamo precari, anche se io non lo sono. Questo è il primo pensiero durante il tragitto. Ho un lavoro, sono sempre in movimento e sto con questi ragazzi che il precariato lo vivono sulla pelle davvero ogni santo giorno. Sì, anche io ho avuto il mio momento, ma adesso!? Mi guardo attorno: Ghelli dorme, Piccolino guarda fuori con il suo sguardo perennemente perso dietro a pensieri che secondo me parlano d’amore, Zabaglio sta sistemando le cover dei suoi cd da vero maniscalco e Liguori legge l’articolo di Franchi su D di Repubblica.

Abbiamo un’intera carrozza per noi e capisco che il precariato che condivido con loro è quello emotivo-sentimentale. Un precariato esistenziale per usare termini grossi.

Ridiamo e discutiamo e ridiamo. Se le nostre risate fossero monete potremmo aprire tre case editrici. Questa è una delle grandi forze che abbiamo.

Napoli è una botta allo stomaco, stiamo vicini e ci guardiamo attorno, ognuno sta facendo la spugna e sta assorbendo dalle strade che percorriamo. Lo so per certo. Le vedo le facce e i sorrisi. Sono quelle di chi sta mangiando l’aria.

A proposito di mangiare, nella fretta nessuno ha messo qualcosa nello stomaco e io e Luca iniziamo a perdere colpi. Ubik. Libreria ospitale e ospitante. C’è la Brigata. Sono giovani, freschi e hanno la cazzima vera! Vogliono fare. Sono abbracci, saluti, sono nomi e foto su facebook o su libro che diventano persone.

“Eddai!” penso. Guardo intorno a me e rivedo Napoli con questi amici.

Tutto scorre: la presentazione/reading, le fotografie, Zab e Luca che mi cojonano mentre leggo (mortacci!!!), Gianluca che fa da collante, il Ghelli che ride. La gente c’è e ci sta. Precari e Brigata fanno un bell’assist alla tradizione orale (no bukkake please) e sono sempre più convinto che se non si continuano a fare queste “performance” non si potrà andare avanti. Basta con gli scrittori che si incazzano e si sputano addosso, qui ci vuole unione d’intenti. Diverse angolature, diversi colori, sapori. Ma unione.

Spunta di botto un’amica di Gianluca ed ecco che la serata diventa un blitz precario in un locale chiamato Perditempo. “Prima se magna però!” io e Luca lo diciamo in coro, che le gambe stanno diventando pesanti e accusiamo il colpo. Dobbiamo trascinare via a forza il Ghelli dalla partita del Livorno (“O Ghelli!!! Dai!” “Giungo!”) e mangiamo la pizza più cattiva di Napoli se ciò è possibile.
Via al locale. Mo se comincia a ragionà! Il posto ricorda San Lorenzo, alla consolle il dj è una specie di Vincenzo Mollica, soltanto che ha “una testa così” per la musica, e lo fa capire immediatamente. Siamo accolti da re, ci sorridono, ci ringraziano e ci offrono da bere. Comincia il reading ed è jam session. Stavolta è jam session e si sente nell’aria che stiamo dividendo.
Finisce tutto. Ci accompagnano a casa dove vengo a conoscenza di cose che voi umani è meglio che non sappiate, altro che Necronomicon e Abdul Alhazred!

Mi faccio una gran bella dormita. Io tendenzialmente professato all’insonnia dormo della grossa e prima di chiudere gli occhi mi faccio una grassa risata. Perché questo tour non me lo potrò vivere tutto, ma una sola tappa mi ha fatto capire che qui c’è molto di più di un progetto in ballo, molto di più di un semplice reading, qui ci sono cinque vite che si stanno sbattendo insieme per qualcosa che non ha un nome. Qualcosa che si può vivere soltanto quando siamo tutti nella stessa stanza.

p.s. Il Liguori è psicotico: alle 8.20 di mattina, visto che partivo per primo, si è alzato per dirmi di inviargli le foto per il blog.

p.p.s. Il Ghelli è stato il primo ad andare a letto.

p.p.p.s. Piccolino dorme come se avesse schienato un avversario di Wrestling, praticamente domina il cuscino.

p.p.p.p.s. Zabaglio… bè, Zabaglio… Bukkake

Alex Pietrogiacomi