Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 14

Il tour che ha portato il collettivo Scrittori precari in giro per l’Italia è stato tutto un incontrare e conoscere.

Con Andy Q. ci siamo visti durante l’ultima data, nella Repubblica di Frigolandia, in provincia di Perugia.

Il Caro Andy, parlando parlando, mi disse di avere la passione del verso ed io, da parte mia, gli chiesi di spedirmi qualcosa per la rubrica del lunedì.

Ci è voluto un po’. Io e lui abbiamo scoperto di non essere molto coordinati.

Mi ha scritto su myspace e io ho letto dopo un mese. Mi ha mandato una mail, ma si è persa nei meandri di una bufera subtropicale che ha tagliato le comunicazioni per qualche ora.

Colpa mia e colpa sua, dunque. Nel caso della bufera colpa di qualcuno più in alto, forse. Ma andiamo avanti parlando di cose serie.

La poesia di Andy appare potente e senza fronzoli. Comunque non mi permetterei di considerarla essenziale.

La padronanza e la consapevolezza che questo autore innegabilmente possiede, fanno sì che egli possa scalare senza remore o tentennamenti le chine poetiche che gli si parano innanzi.

Musicalità, immagini forti e soprattutto sensazioni forti. Poesie fatte di materia, carne, sangue, lacrime, cuore e molto altro.

La realtà presente sembra avere i toni del grottesco e va ad incastonarsi come una gemma difettosa su un anello di finto oro.

Palese è la letteratura di riferimento a cui Andy evidentemente si ispira. Ma il suo personale modo di interpretarla e rinnovarla fanno pensare a un percorso evolutivo tutt’altro che finito.

Staremo a vedere.

Buona lettura.

Luca Piccolino

ORE MASTICATE

il cibo tra i denti

le ore masticate

l’armonia della quiete nel ferro congelato

nessun tramonto nella notte delle stelle indifferenti

calici di ulivo vivo non ancora colto

fiori ingenui si colorano d’inverno

vapore nel nostro respiro

che aspira linfa nello splendore

un’ erezione improvvisa toccando erba di campo

e le ciminiere fumano più di noi

ma in lontananza sono sole

travestite da formichieri della quotidianità

mai sazi di disperazione

gocce di birra sul corriere regionale

gocce di birra sugli annunci delle troie private di provincia

numeri su numeri

calcoli su calcoli dentro tumori morali in via di putrefazione

il vescovo non vuole il sexyshop

la città se ne fotte

treni in ritardo dentro valigie vuote

cani affamati alle discariche dei ristornanti di lusso

la luna nasconde il proprio sesso e non ci degna di Luce

e la notte finisce con l’ultimo sorso

aborto dell’addio

frutto malato di arcobalenica muffa

ruggine nel terzo occhio

pittura su odio nella pupilla del terzo occhio

guanti anti-omicidio

san valentino nell’aorta strappata

sputeremo sangue alla parata degli attimi fuggenti

cibo tra i denti

ore masticate

sangue coaugulato nel dna della miseria

fazzoletti con sborra incollata

catarro che galleggia nel cesso

siamo i soliti esseri perfetti in una realtà decadente

Andy Q.

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 10

Io e Rolando Agostini viviamo nello stesso quartiere ma non ci conosciamo da molto. Un paio d’anni o poco più.

Un grande poeta non sempre riceve ciò che merita. E non sempre capita di incontrarlo, un grande poeta. Io l’ho incontrato, viveva a due passi da casa mia e non lo sapevo.

Probabilmente se Rolando Agostini avesse avuto un altro carattere e maggiori possibilità, sarebbe ora riconosciuto e celebrato dall’establishment letterario italiano.

Rolando Agostini nasce a Roma il 25 agosto 1950.

Si innamora contemporaneamente sia del cinema che della scrittura.

La visione dei film di Stanley Kubrick infatti, lo spinge a dare inizio a una produzione fatta di miriadi di poesie e piccoli racconti.

La vita di Rolando è stata dura.

Ha vissuto per parecchi anni di espedienti, sempre in bilico tra il bene e il male. Ma anche questo periodo è stato utile alla crescita delle sue doti di osservatore della società cosiddetta “civile”

Ancora oggi Rolando si diverte a raccontare quei tempi:

“Dopo aver ascoltato Guccini cantare La Locomotiva, decisi di fare un furto alle ferrovie di stato!”

“Ero entrato in una condizione economica da benestante e le persone intorno a me mi criticavano e si rodevano di invidia. Oggi che non c’ho na’ lira, le cose non so cambiate per niente!”

Nel 1994, dall’opera Chissà quanta gente (a tutt’oggi inedito) viene estrapolato, dal regista Paolo Brunatto, un cortometraggio messo in onda su Rai Educational.

Nel 2008 pubblica Il Sapore della Luna Cruda (Arduino Sacco Editore).

Il libro, composto da centotrenta poesie, è un magnifico gioiello che celebra la caratura di un autore fuori dal comune per talento e personalità.

Luca Piccolino

DEMONIO E POETA

Come mi sento bene quando mi sento

un demonio, un poeta.

La cocaina, l’eroina, il successo

i miliardi mi fanno sorridere

e infatti sorrido.

Di solito mi fanno schifo.

E l’infinito è un’unghia sporca

a confronto della solitudine

e me ne torno a casa come una serva negra

come un pazzo che sa che troverà

la casa come un vestito di mattoni.

E quando spezzano il tuo cuore

d’innamorato, ce n’è sempre un’altra.

Altre! 2, 3 o 4.

Se potessi scegliere tra te e il paradiso

io solo te.

E i soldi non sono fiori

lo sono invece le razze

con i loro colori.

Tutta roba vecchia che è andata in putrefazione.

E la gente se ne va

in giro con i cuori

dentro i preservativi.

Rolando Agostini

Comunicazione di servizio

La rubrica Poesia precaria di Andrea Coffami e Luca Piccolino ritornerà lunedì 5 ottobre.

Intanto vi invitiamo a leggere il Diario di bordo del primo Scrittori precari reading tour.

Ci scusiamo con coloro che attendevano l’appuntamento del lunedì.

Scrittori precari

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 6

Il mio amico e scrittore precario Simone Ghelli, qualche giorno, fa mi ha consegnato un libello di poesie.

Quadro di Magritte (pittore che io adoro) in copertina, e bella edizione marcata Lietocolle per il poeta Pietro Pancamo.

Nelle poche righe a mia disposizione è abbastanza difficile descrivere l’opera di Pancamo. Parliamo di un poeta di spessore capace di abbracciare diverse concezioni letterarie nei suoi versi energici benché crepuscolari. In mio aiuto arriva l’ottima prefazione di Marisa Napoli (Università Cattolica di Milano), da cui estraggo un passaggio.

Il riferimento al dato autobiografico o l’attenzione al particolare non sono una trappola per Pancamo. Il compiacimento autoreferenziale non lo riguarda. Il suo interesse è esistenziale.

Questa poesia in sintesi, diventa breve allegoria di come si dispiega, si svolge emblematicamente la vita di un uomo, in continua dialettica con la malattia, la vecchiaia, la morte. La sua lettura del reale è critica. Il punto di vista pessimista, anche se di un pessimismo non assoluto.”

Luca Piccolino

SOMIGLIANZE

A quest’ora

ogni paese

è un fagotto

di stelle e di buio.

Ma lo è pure

questo cielo vagabondo

(guscio d’aria e di respiri)

che stringe in un solo mondo

città, mari e tempeste.

Ma lo è pure

questa via

(intirizzita di pioggia)

col suo buio

incatenato ai lampioni

e un po’ di stelle

che sussurrano al mio palazzo

la ninna nanna:

vedo tante finestre

chiuse fra perimetri di sonno

A quest’ora

ogni uomo

è un fagotto

di buio e di stelle.


(Estratto dall’opera Manto di vita, Lietocolle Editore – Collezione Poesia)

Pietro Pancamo (1972) è giornalista e redattore professionista.

E’ caporedattore per la poesia del trimestrale Progetto Babele, redattore del semestrale La Mosca di Milano e dell’e-zine internazionale Niederngasse.com

Scrive inoltre per il quotidiano Corriere dell’Umbria

Ha pubblicato articoli, racconti e poesie su diverse riviste tra le quali Scriptamanent.net (Rubbettino Editore)

Alcuni suoi componimenti tradotti in inglese sono comparsi su filling Station (Quadrimestrale con sede a Calgary – Canada) e Snow Monkey (Periodico dell’area di Seattle-USA)