La stanza dei nichilisti

di Andrea Frau

Giuliano Ferrara indossa dei boxer rossi con grossi pois bianco pus.
Se ne sta disteso a pancia in su, sopra un letto con le lenzuola bianche immacolate.
Il materasso a liquido amniotico è comodissimo, sembra di stare su una nuvola di fumo di sigaro.
Decine e decine di feti abortiti e risorti scendono dal cielo usando cordoni ombelicali come eliche.
I feti planano e atterrano dolcemente sulla sua grande pancia candida. Ferrara e i feti si abbracciano e rotolano nel letto tra le lenzuola. Ridono sereni, in pace.

Ferrara si sente solleticare la faccia e avverte dei dolori alla pancia come se qualcuno dall’aspetto anacronistico gli stesse punzecchiando la pancia con un bastone.
Oscar Giannino è chino su di lui, le due barbe si toccano. Giannino cerca di svegliarlo con colpetti di bastone sulla pancia.
Ferrara si sveglia.
“Il distacco della placenta, no!”
Giannino lo bastona sul sedere mordicchiando una carota.
Ferrara smette di urlare e frignare.
“Grazie Oscar, brusco ritorno alla realtà. Il mio sogno era totalizzante come l’Unione Sovietica; il tuo bastone, come i fatti d’Ungheria, mi ha ridestato dal sogno.”
“Mah”, risponde Giannino, “al massimo il mio bastone ti ha distolto dal sogno comunista come l’apertura dell’archivio Mitrokin. Tu non sai sognare. Il tuoi sono sogni fasulli, chiudi gli occhi ed è come se scrivessi una storia. Ti vuoi convincere siano sogni solo per sentirti più umano. È come se Freud avesse partecipato alla sceneggiatura di Inception.” Leggi il resto dell’articolo

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La marcatura della regina

Riportiamo un estratto del romanzo La marcatura della regina (Edizioni Socrates, 2012) di Giovanni Di Giamberardino, secondo titolo della collana Luminol e finalista al Premio Calvino 2009 con il titolo Aristeo e le api. Tra le caratteristiche di questo libro vi è quella di una struttura in 24 capitoli (che si rifanno alle ore della giornata) che potrebbero essere letti anche come racconti a sé stanti, come inquadrature che vanno a ricomporre un puzzle di cui si vedrà la figura intera soltanto alla fine della storia.

«Vieni a letto, tesoro!»
Pierpaolo sperò che non lo chiamasse di nuovo.
«Tesoro!»
Sapeva che non avrebbe smesso fino a quando non fosse andato da lei. Così spense il televisore, nonostante fosse a metà di Fight Club e morisse dalla voglia di scoprire chi diavolo fosse Tyler Durden. Tirarsi su dal divano fu un’impresa titanica: era stata una giornata distruttiva nella sua libreria, spesa interamente a caricarsi e sistemare sugli scaffali le copie dell’ultimo mattone sfornato da Ken Follett, di cui probabilmente avrebbe venduto un quinto visto che il supermercato Sigma proprio accanto aveva iniziato a venderlo con lo sconto del 15%. Per non parlare poi della dose di antistaminici che gli circolava nelle vene: oltre alla spietata primavera doveva fronteggiare pure il vicino di casa giardiniere. Avrebbe perciò preferito concludere quel venerdì in qualsiasi altro modo che non fosse imbalsamarsi a letto a rimuginare sul far west che era ormai diventato il mercato dell’editoria italiana. Purtroppo per lui la sua dolce metà detestava che qualcuno le sgusciasse accanto nella fase R.E.M. Leggi il resto dell’articolo