Lettera dalla Spagna

di Simone Lisi

TavernelloNon mi escono parole in italiano, penso dialoghi in spagnolo. Uno dice: «¿Hay vino?». Due risponde: «No, sólo hay champagne». Personaggio Due allora si alza e va al frigorifero, anche se Personaggio Uno, in reazione alla risposta di Due, ha scosso la testa in segno di disapprovazione e fastidio. Non vuole champagne, vuole vino. Lo champagne lo disgusta. Due allora si alza e guardando dentro il frigo dice: «No. Tampoco queda champagne. Sólo hay media botella de vino para cocinar». Personaggio Tre, che finora era rimasto in ombra, chiede: «Pero ¿blanco o tinto?». Da questa domanda si può capire che Personaggio Tre sono io, perché faccio domande stupide. Il vino per cucinare che si rispetti, e che a casa della nonna Grazia si mette sul tavolo perché a lei piace molto, si chiama Tavernello ed è bianco. Esiste anche rosso, ma è eccezione. La mia domanda è stupida perché non penso troppo. Non posso, non ho le parole per esprimere concetti complessi o eccessivamente complessi, già mi sembra miracoloso poter agire, prendere parte a una discussione normale tra persone normali che si capiscono. Bene. O male, non so. Personaggio Due torna con in mano un abbondante bicchiere di vino, ovviamente bianco, dicendo: «Es super bueno el vino para cocinar». E Personaggio Uno, che aveva negato lo champagne, approva con l’espressione del viso. Sì. Anche a lui, che pur aveva snobbato lo champagne, piace il vino bianco per cucinare, anzi, lo riconosce come qualcosa di buono. Personaggio Uno, che avendo snobbato lo champagne perché voleva il vino, vino sincero, e che quindi aveva guadagnato la nostra simpatia, stupita simpatia per Leggi il resto dell’articolo