Radiosveglie

di Domenico Caringella

Sono stato il biografo ufficiale di Kadijah al Said, la Sultana Nera, per un numero imprecisato di anni: la fissità del deserto e le mollezze della prigione dorata che mi era stata riservata, hanno infatti minato ben presto e senza rimedio la mia cognizione del tempo.
Sono rimasto al servizio di quella donna senza età, cui la legge Salica aveva impedito di diventare quabus di Uqbar in favore del fratello, uomo inetto e senza qualità in tutto anche nel ramino, sino al giorno in cui ho scoperto che a trattenermi lì non erano state le guardie armate fino ai denti, le velate minacce di un futuro da eunuco o le paranoiche prospettive di un lento avvelenamento, ma semplicemente la mia volontà debole e prostrata, il timore di tornare a casa ad essere di nuovo Nessuno.
Kadijah viveva nel lusso più sfrenato, e tutti noi con lei. Alla mancanza di averi ereditari aveva sopperito armando una flotta corsara imprendibile che batteva a tappeto lo stretto di Hormuz e depredava ogni guscio di noce che le attraversava la strada: i suoi giannizzeri nell’87 erano riusciti a dare Leggi il resto dell’articolo