Un ricamo e una preghiera /4

Benedetta Torchia Sonqua

[Ultima parte. La prima parte qui, la seconda qui e la terza qui]

Tornai in negozio la mattina dopo e gli occhi sotto il bancone s’erano moltiplicati. La seconda aveva perso già le croste, non come quella grande che, diceva Nino, era ancora tutta coperta e sembrava non le passasse più e la governante era tanto stufa. A quella donna baffuta avevano ordinato di rimanere ancora ferma a casa a guardare la bambina grande, e a lei, che non sapeva neanche leggere, lontana dalla fontana e dal mercato, il tempo sembrava non passasse mai. Con gli strilli ed i pianti dell’ultima nata e della sua balia che non sapeva più come calmarla. Alla governante, a lei, chiusa tra quattro pareti (belle per carità, perché la casa del signor Diego era bella) dopo due settimane anche una reggia sarebbe sembrata stretta al confronto con l’universo bello che nostro signore s’era inventato. Leggi il resto dell’articolo

Un ricamo e una preghiera /3

Benedetta Torchia Sonqua

[La prima parte qui e la seconda qui]

I bambini li guardavo giocare, e pensavo alla misura dei colletti da abbottonare sui maglioncini, alle calzette ricamate e, quando li vedevo sfilare tutti la domenica alla messa vestiti a festa, a me faceva tanto piacere sapere che portassero qualcosa di mio e pronunciavo più forte una preghiera per ognuno di loro e mi pareva che la protezione di nostro signore passasse attraverso la benedizione di quei piccoli pezzi di stoffa che mi portavo sempre in chiesa. Leggi il resto dell’articolo