Riflessioni di uno specchio

di Antea Zitarosa

Era uno specchio lavorato con amorevole minuzia da un artigiano, che l’aveva incorniciato in una parrucca barocca, intagliata da fregi che richiamavano ora le onde del mare, ora le edere e le spighe dei campi nei giorni ventosi.
Dar conto di sé non rientrava nella sua natura e lo divertiva constatare come potesse essere amato o bistrattato da chi gli si poneva di fronte, restituendo solo ciò che gli veniva mostrato.
Aveva viaggiato riflettendo sul mondo che, passandogli accanto, lo attraversava.
Era stato strumento di importanti palcoscenici, accogliendo le bizzarre interpretazioni della vita di commedianti, che non toglievano il trucco nemmeno quando il sipario era calato.
Era stato rapito dai giochi degli amanti e sedotto dal dolce umano squallore delle puttane coi loro clienti nelle camere di bordelli di lusso, dove si finge che il sesso sia l’unico amore a buon mercato a cui non devi dire addio.
Era stato mosso da compassione nel salotto di un musicista, che beveva whisky sperando che la sua vita finisse con l’ultimo sorso e l’ultima nota presa in prestito ai fumosi ricordi della sua infanzia.
Era stato nel bagno di un monolocale, a osservare intenerito una ragazza che parlava trasognata a una presenza immaginaria, imitando con l’espressione e i versi le possibili varianti di un atteso incontro.
Era stato inebriato e disgustato, nella imponente e pacchiana sala da ballo di un nano da circo, che amava far credere di essere un barone; dove le genti, inondate da musica, cibo e vino, fluivano insaziabili e veloci come gli anni e i pensieri che Leggi il resto dell’articolo