Pipì à Paris

di Carmen Vella

Di questi tempi i ricchi mi danno l’orticaria.
Se ne stanno con la Louis Vuitton appesa sulla spalla o il Rolex che scintilla intorno al polso e si lamentano perché quest’anno la crisi si sente per davvero. Cavalli di razza con i paraocchi di Dior.

Faccio la wedding planner. Apprendista wedding planner, per la precisione. Organizzo matrimoni per gente che ha soldi a sufficienza per non dover farselo da sé.
Come questa qua: Luisella Berrini Della Porta. Cappottino beige con maniche a tre quarti e generoso fondotinta dello stesso colore.
“Marta, che ne dice di proseguire per i Jardin des Tuileries? Li ho sempre trovati strepitosi e vorrei usarli come sfondo per il servizio fotografico”, mi chiede mentre sistema diligente le mèches bionde dietro le orecchie.
Ci troviamo nella Ville Lumière, dove tra qualche mese si unirà nel sacro vincolo del matrimonio con Gianfranco Magri, suo storico fidanzato da quasi un decennio. L’andirivieni tra i negozi degli Champs-Élysées deve averle messo caldo, perché il labbro superiore è imperlato di sudore.
“Ottima idea, così possiamo scegliere gli angoli più suggestivi da suggerire al fotografo”.
È metà pomeriggio e siamo in piedi da questa mattina all’alba. Dopo aver portato i bagagli nell’albergo, abbiamo girato mezza città alla ricerca di un abito con il corpetto lavorato a mano. Ne avrà provati sì e no una ventina, ma dato che nessuno le ha fatto perdere la testa, proseguirà le ricerche una volta rientrata a Milano.
Non so come, ma non me la vedo a perdere la testa per qualcosa.
Si sposa perché ne ha abbastanza delle scappatelle di Gianfranco. Me lo disse la prima volta che la vidi. Non volendo procurarsi altre Leggi il resto dell’articolo

Mekmetal Spa

La rubrica Interlinea ƒ64 nasce dalla collaborazione tra La Rotta per Itaca e Scrittori precari: una volta al mese, uno scrittore, leggendo tra le righe di una fotografia, ci ha raccontato una storia in profondità di campo.

Quello che segue è il quarto e (per adesso) ultimo racconto in vista della pausa estiva.

di Nadia Turrin da una foto di Andrea Pozzato

I muri esterni della Mekmetal Spa sono gli stessi da decenni. Scrostati, incolori, con crepe profonde attorno alle finestrelle, e le centraline della corrente elettrica circondate da inquietanti cavi scoperti e tubi marci di umidità.

«Perché cazzo il sig. Weiner non mette a posto quei cavi, con tutti i soldi che ha?» si chiedono da anni in molti, passando davanti a quei muri.

E da anni c’è sempre qualcuno che replica : «È da tanto che il sig. Weiner vuole rifare tutto, ma poverino, ne ha sempre una. Prima ha dovuto investire nello stabilimento in Romania, che se no non ce l’avrebbe più fatta coi costi di produzione di Bolzano. Poi sono arrivati i cinesi a fare concorrenza. Adesso c’è la CRISI. Poverino!» In ogni caso, ad ogni tornata di licenziamento di massa qualche operaio si è suicidato, mentre il sig. Weiner è sempre vivo. Sarà. Leggi il resto dell’articolo