E poi madri per sempre

E-POI-MADRI-PER-SEMPRE_copertina-FRONTPubblichiamo un breve estratto del libro E poi madri per sempre di Maria Grazia Giordano (Compagine Edizioni, 2012), nonché alcune riflessioni dell’autrice in risposta ad alcune nostre domande.

Monica

Potrebbe essere nostro figlio, potrebbe essere suo figlio. Potrebbe essere il figlio che abbiamo atteso con tutto il nostro amore.
Potrebbe essere un clandestino. Approdato con la violenza nel mio ventre. Non la sua violenza, ma quella degli eventi, al di fuori di lui, che lui ha subito come l’ho subita io.
Adesso altro non chiederebbe che di vivere, di avere la possibilità a cui tutti coloro che vengono al mondo avrebbero diritto. Invece del figlio dell’amore potrei portare in grembo un clandestino. Leggi il resto dell’articolo

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Uno sguardo nell’abisso

Alcune riflessioni su Stranieri alla terra di Filippo Tuena.

di Vanni Santoni

Gabriele Ferraresi è un giovanotto assai particolare: oltre ad aver scritto un romanzo molto divertente, trovandosi al Salone Internazionale del Libro di Torino, con tutti gli intellettuali che c’erano a disposizione, ha preferito documentare gli effetti dell’alcol e della deprivazione del sonno su una disgraziata cavia umana. In quello che farfugliai davanti alla sua webcam, c’era tuttavia del vero; mi viene anzi da pensare che il trito motto In vino veritas nasconda forse un significato più profondo: non tanto la povera ammissione dell’ubriaco, quanto la chiaroveggenza profetica dell’inebriato. Perché Stranieri alla terra (Nutrimenti, 2012), che mi ero appena ficcato in borsa, non lo avevo ancora letto, e già vaticinavo che sarebbe stato il miglior libro dell’intera fiera – fiera che non avevo ancora visitato. Oggi che l’ho letto, posso affermare che avevo ragione, non dico con certezza – per l’ovvia impossibilità di leggere tutti i libri della fiera – ma con buona approssimazione, motivata dall’oggettiva eccellenza del testo Leggi il resto dell’articolo

Let. In. 9

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(#1 – #2 – #3 – #4 – #5 – #6 – 7# – 8#)

SESSO E AMORE E SESSO

Un pertuso piccolo piccolo
di Vincenzo Ceramica

Scivola via leggero come dell’origano questo romanzo che ha per protagonista Tommaso, un guardone cinquantenne che affitta stanze a giovani studentesse in quel di Napoli. Ma ogni camera ha un piccolo pertuso attraverso il quale Tommaso può spiare tranquillamente le sue giovani inquiline. Scioccante.

 Angelo Zabaglio a.k.a. Andrea Coffami

L’orgia migliore e altri pipponi

Introvabile raccolta di racconti senili, composti tra i 25 e i 32 anni, di Favino Gelli, scrittore anarchico livornese Leggi il resto dell’articolo

Let. In. 8

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(#1 – #2 – #3 – #4 – #5 – #6 – 7#)

SESSO E AMORE E SESSO

100 colpi di cazzuola prima di andare a dormire
di Clarissa B.
(Cazi Editore)

Ma quali sono i valori dei nostri giovani? Dove li conduce la loro curiosità? Che punti di riferimento hanno nel mondo di oggi in preda al relativismo? Queste sono le domande inquietanti che sorgono spontanee al lettore medio scorrendo le pagine del libro-scandalo – già caso letterario a nemmeno un mese dall’uscita in libreria – della scrittrice adolescente nota alle cronache come Clarissa B.
Si tratta di un vero e proprio mix di autobiografia e fiction in un racconto, sotto forma di diario conturbante, dei vizi e desideri di una ragazzina la cui pubertà sboccia e matura con una prorompente e singolare Leggi il resto dell’articolo

Let. In. 2

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(Intro e #1)

BEST-SELLERS

Oceano Mastercard
di Alessandro Straricco

Sei anche tu uno scrittore in crisi? Hai un vuoto d’ispirazione? Non riesci più a tirar fuori qualcosa che sia degno di esser letto mentre pubblico ed editore ti chiedono un capolavoro? Non disperare; l’ultimo romanzo a carattere autobiografico di Alessandro Straricco offre la giusta soluzione ai tuoi problemi.
Amico scrittore, non vale la pena rifugiarsi in paradisi artificiali da bohémiens ottocenteschi, non è più necessario spararsi overdose di oppio per accedere a visioni mistiche da cui trarre qualche spunto letterario, o alzare bandiera bianca e inseguire qualche squallido e consolatorio vizio minore. Tutto si può risolvere con poca fatica e un gran successo! Basta fare come il protagonista di Oceano Mastercard! Leggi il resto dell’articolo

IL SENSO DEL PIOMBO – Quando la cronaca segue la fiction

[Riproponiamo qui di seguito una nota di Pier Paolo Di Mino e un estratto del romanzo di prossima uscita per Castelvecchi, Il senso del piombo di Luca Moretti]

Torna in libertà Pierluigi Concutelli il più grande tra i killer della destra eversiva degli anni Settanta

la Repubblica

Corriere della Sera

Il Messaggero

Oggi  le foto del “Comandante” riempiono le prime pagine dei quotidiani. L’irriducibile killer nero, adorato ed emulato dai giovani della destra eversiva è stato liberato per gravi problemi di salute.

Concutelli, l’irriducibile che ha gridato: “Non mi pento di nulla! Non rinnego nulla, non mi sono mai inginocchiato allo Stato.”, è uno dei protagonisti del nuovo romanzo di Luca Moretti, Il senso del piombo,  in uscita a maggio per i tipi di Castelvecchi.

 Un romanzo epico che affronta una materia difficile come quella della destra eversiva: dal rogo di Primavalle alla fine dell’esperienza di lotta maturata in seno allo spontaneismo armato dei Nuclei Armati Rivoluzionari di Giusva Fioravanti. Un romanzo che restituisce le profonde ragioni epiche che condizionano, nel bene e nel male, i fatti della storia.

Oggi che quella realtà torna alla ribalta, nessuna lettura è più salutare per la comprensione di quei fatti e di quelle gesta (quelle del killer spietato del giudice Occorsio) di quella che si può godere su queste pagine. Di seguito incollo due stralci dal romanzo di Luca (sapendo che l’amico non me ne vorrà) in cui si ripercorrono proprio i momenti dell’assassinio del Giudice e dell’arresto del “Comandante”.

PPDM

…Hey! Ho! Let’s go!

Il Giudice dovette prestare un po’ più di attenzione alle parole, capiva molto bene l’inglese ma alla radio qualche parola finiva sempre per sfuggirgli. Quella canzone sembrava fare ironia sulla tentata invasione americana dell’isola di Cuba del 1961. Era il primo singolo di un gruppo nuovo, i Ramones. Allungò la mano destra sulla manopola dell’autoradio e cercò di sintonizzare meglio la frequenza.

Milleottocento colpi al minuto, trenta colpi al secondo.

– Il mio giudice è morto ma ancora non lo sa.

Fu così che il Comandante si fece il giudice suo. Senza parlarne con nessuno, con la facilità con cui si beve la birra d’estate, da solo. Quel giudice continuava a infilare il naso dove non doveva e lui l’aveva fatto fuori senza troppi convenevoli, così, come un maiale in mezzo alla strada, mentre lo Stato rimaneva a guardare.

Il Comandante era in guerra, da sempre. Il suo cervello era un’affilata tattica militare, conosceva ogni tipo di arma, ne avrebbe potuto parlare per ore. Ma non era uso che il Comandante parlasse con qualcuno, il combattente parla solo con la sua Kavasaki: milleottocento colpi al minuto, trenta colpi al secondo.

Il Comandante era solo, riteneva i suoi vecchi compagni degli sciacalli, dei collusi, uomini ormai lontani dallo spirito vero della Rivoluzione. Anni prima aveva combattuto in Africa per l’indipendenza dell’Angola, in Spagna aveva fabbricato orfani a non finire e poi, solo con la sua Kavasaki, era tornato nel Belpaese per cucinarsi il giudice suo. Nessun problema, niente di strano: il carro armato va colpito una e una volta sola, nel punto più fragile, al cuore. Il Giudice dal canto suo aveva fatto tutte le dichiarazioni possibili: quei gruppi andavano messi a ferro e fuoco, andavano catturati, tutti.

Nessuno lo aveva ascoltato, il Taranta aveva fatto in modo che venisse lasciato solo e il giorno era arrivato.

Il Comandante era allora uscito di buonora, pettinato e con dei baffetti affilati, la strategia perfetta al millesimo, da buon miliziano aveva già calcolato ogni movimento del Giudice suo: la strada senza possibilità di manovra che imboccava ogni mattina per recarsi al Palazzo di Giustizia, i tempi, gli spazi. Il Comandante fermò la moto proprio davanti all’auto del Giudice suo impedendone la marcia, quindi la trivellò comodamente con la Kavasaki spagnola, quello crepò all’istante, lui fece inversione e venne via come tornando da una giornata al mare con gli amici, senza rimorsi, senza guardare indietro, perché in guerra si guarda solo avanti. I Ramones erano ancora sulle note di Blitzkrieg Bop: “la guerra lampo”.

… Intanto il Comandante era stato arrestato. Gli avevano dato giusto il tempo di farsi il giudice suo e poi l’avevano messo fuori gioco. Il covo dove viveva trincerato era in pieno centro storico, i vicini furono allertati subito dal rumore degli spari, il Generale era stato chiaro: il Comandante era un soggetto pericoloso e nessuna pietà dovevano avere nel catturarlo, dovevano ammazzarlo se necessario.

La porta era corazzata e i quaranta colpi dell’M12 non riuscivano a sfondarla, gli uomini dell’antiterrorismo continuavano a sparare.

Era la paura a sparare.

– Io non esco!

Strillava dall’interno dell’appartamento.

– Fatene entrare uno. Solo uno e deve essere pulito, disarmato, mi serve solo un volontario che mi viene ad ammanettare.

Passarono alcuni secondi di silenzio.

– Entro io.

– Chi sei?

– Mi chiamo Antonio.

– Entra Antò, che se ti comporti bene oggi è il tuo giorno fortunato, una medaglia non te la leva nessuno.

La porta si aprì e l’agente entrò così come il Comandante aveva ordinato, ponendosi nel cono di fuoco dei mitra. Il Comandante richiuse la porta e perquisì Antonio per bene.

– Inquilini, mi sentite? Sono nudo e mi sto consegnando disarmato alle forze dell’ordine! Avete sentito bene? Sono disarmato!

Gli inquilini non risposero, rimasero barricati in casa. Avevano sentito tutti, il Comandante era salvo, nessuno avrebbe potuto più suicidarlo.

LM

Pier Paolo Di Mino presenterà con l’autore Luca Moretti e Cristiano Armati, direttore editoriale di Castelvecchi, il romanzo Il senso del piombo sabato 7 maggio presso la sede RASH, in via dei Volsci 26 a San Lorenzo – Roma.

Info: http://www.ilsensodelpiombo.tk


Strade bianche

Strade bianche (Marsilio, 2010)

di Enrico Remmert

Non leggeremo l’orologio, decideremo noi le ore, le rotaie finiranno ma noi non saliremo mai lì sopra, andremo al museo e toccheremo il sedere alle statue, cammineremo sulle palpebre del mondo, aspetteremo al crepuscolo gli uccelli che gridano sillabe, ci vestiremo come due sacerdoti insaziabilmente belli, decifreremo le cose, e se non ci piacerà ci tapperemo le orecchie con il chewing gum, vedremo Dio in tv, scriveremo poesie indelebili, ci metteremo il sale sulle ciglia per rimanere sempre marinai, saremo assetati ed esultanti, per sempre, e ogni notte – le notti avranno un cielo bianchissimo con piccoli puntini blu – prima di addormentarmi mi sussurrerai: tu sei di tutti il migliore e di tutti il peggiore.

Manu, Vittorio e Francesca: sono tre i protagonisti di questo romanzo picaresco e “on the road” di Enrico Remmert. Il loro viaggio – che è un viaggio non solo puramente fisico ma anche dell’anima – parte da Torino e termina a Bari. Sono a bordo di una Fiat Punto dai doppi comandi detta “la Baronessa” – Manu insegna presso la scuola guida di suo padre – con un violoncello, un dipinto di Keith Haring sottratto al violento partner di Manu (il dj Ivan, pronto a fare di tutto per recuperarlo) e pochissimi soldi in tasca. Vittorio torna a Bari: lo fa solo per lavoro. Ha un contratto a tempo determinato per riuscire a realizzare i suoi desideri: lavorare come violoncellista. Manu sta scappando dalla sua vita torinese. Non le importa la meta. Le importa mettere distanza tra se stessa e tutti i suoi problemi. Eppure – per quanto ci si possa mettere spazio – i problemi non l’abbandoneranno, anzi, la seguiranno durante tutto il viaggio. Francesca parte per accompagnare Vittorio. È la sua compagna. La sua intenzione è utilizzare il viaggio per interrompere la loro relazione, per comunicare a Vittorio che lei non sa più se lo ama e – anche se lo amasse – che ha una nuova relazione con Luca, il veterinario per cui lavora.

La narrazione è round robin. Come Remmert anticipa «di ogni racconto ci sono tre versioni: la tua, la mia e la verità». Ognuno ha il suo punto di vista sul mondo, sulle situazioni rocambolesche che affrontano lungo la strada. Vittorio è totalmente immerso nella sua fobia quasi ipocondriaca, Francesca continua a tormentarsi perché lo ha tradito e non sa come comunicarglielo, Manu è l’emblema stesso della vitalità: è vulcanica, impulsiva e innesca complesse reazioni a catena che si ripercuoteranno sul gruppo.

Dopo un lungo periodo di silenzio Enrico Remmert torna felicemente con un romanzo armonioso, corale, intenso, un romanzo che ci spinge al viaggio, al sogno, alla ricerca della giusta traiettoria da percorrere per vivere la nostra vita. Non è importante la meta (le mete sono mobili come l’orizzonte), è il viaggio quello che conta. Il presente è imprevedibile e ogni attimo va assaporato con cura. Il futuro è tutto completamente da inventare.

Ripensi alla notte scorsa, ma non ti ricordi quasi più nulla, pensi che tua madre ripeteva sempre che uno dei tre segreti per essere felici è avere la memoria corta, pensi che gli altri due li hai dimenticati.

Serena Adesso