Confessioni qualunque – 12

[Ricordiamo ai lettori che Confessioni qualunque, la rubrica curata dai ragazzi di In Abiti Succinti, è aperta a chi voglia scrivere una confessione. Fatelo anche voi! Svisceratevi! E poi inviate i vostri racconti.]

#12 – Nino

di Nicola Feninno

Che resti tra noi.
I miei nonni erano fascisti, i miei genitori democristiani. Io faccio il pescatore e so che nessun partito ha mai moltiplicato il pesce.

Mio figlio questo deve ancora capirlo: vive a Roma, studia scienze politiche, non ha mai saputo nulla del mare; da piccolo gli veniva la nausea soltanto a stare al largo sul pedalò.

Frequentai le scuole a Praiano – elementari e medie – perché ad Arienzo le scuole non c’erano. Prendevamo la stessa corriera alle sette, io, Giggino, Daniele e Giulio, eravamo tutti e quattro di Arienzo, tutti e quattro figli di pescatori; ad Arienzo praticamente tutti gli uomini facevano i pescatori, tranne don Agostino e Pino, lu ricchione, che faceva il barbiere, che poi anche a quello – come diceva mio padre – ci piaceva comunque lu pesce. Alle medie ci siamo scelti un nome per il nostro gruppo: gli Scassacazz. L’ispirazione ce la diede il padre di Giggino: tornavamo dal cinema di Praiano, un sabato pomeriggio; viaggiavamo sulla sua Diana bianco panna – panna sporca – al cinema avevano dato Easy Rider. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

Il cigno di Utrecht

In attesa di Fútbologia, dopo la pubblicazione dell’indice de Il mondiale dei palloni gonfiati, ritorna un racconto calcistico firmato Antonio Russo De Vivo.
Fútbologia è un festival di 3 giorni che si terrà a ottobre a Bologna, con conferenze, reading e incontri. In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
Fútbologia è un modo per ripensare il calcio. E tanto altro ancora.

Il buon Marco giunse in Italia in sordina. Era il calciomercato 1987-88, l’anno prima il Napoli aveva vinto scudetto e coppa Italia. In quella squadra c’era Diego, il più forte di tutti, ma c’erano anche altri che quasi quasi potevano vincere senza di Lui, e dico quasi, perché si sa che il Napoli non ha vinto più nulla per oltre vent’anni. Ma questa è un’altra storia.
Dall’altra parte dell’Italia c’era Leggi il resto dell’articolo

Abusi di dovere

[Racconto di Gianluca Liguori pubblicato in precedenza su TerraNullius]

Alle prime luci dell’alba Saverio si leva dal letto dimentico della giovane ragazza bruna che giace nuda al suo fianco. Gliene portano tante, è un viavai di malefemmene, come è solito nominarle. Nemmeno sa se gli piace davvero o lo fa ormai per abitudine. E Saverio, che è un signore, sa che deve, pure quando gliele portano, regalare qualcosa a queste ragazze di cui non ricorda mai i nomi. Questa qui, per esempio, gliel’ha portata ieri sera il dottor Calcepolli, hanno cenato insieme, bevuto due bottiglie di Nero d’Avola, una riserva speciale, un vino che gli rammentava l’odore amaro della sua terra, e poi Calcepolli ha pagato il conto e se ne è andato.

I telefoni di Saverio, da prassi, squillavano di continuo: gli avvocati, chi vuole qualcosa, chi chiede un favore, chi deve dei soldi, chi esige e basta. Appuntamenti su appuntamenti. Persone, incontri. Saverio non usa l’agenda, Saverio tiene tutto a mente. Perché le agende sono pericolose, dice Saverio, le agende sono la prima cosa che prendono i ficcanaso. E Saverio non vuole rogne, Saverio li detesta, i ficcanaso. Saverio fa gli affari, lavora 25 ore al giorno, risolve problemi alla gente, agli amici, agli amici degli amici. Saverio deve dar di conto pure alla famiglia, un altro motivo per cui è meglio tenersi alla larga da rogne e ficcanaso. Saverio è da sempre un gran lavoratore, altrimenti, dice, non sarebbe arrivato così in alto. E gli piace il potere, gli piacciono le cene con gli ospiti che pagano il conto e portano la bella ragazza per la notte. È questa la vita, pensa spesso Saverio, vino, potere e belle donne. Pure che poi la mattina, al risveglio Leggi il resto dell’articolo

Atmosphere libri: intervista a Mauro Di Leo

Atmosphere libri è una realtà nata da poco, un’interessante casa editrice creata da Mauro Di Leo. Nel suo catalogo spiccano romanzi di grande spessore e impatto emozionale e letterario come Il Bibliotercario di Michail Elizarov, La Sete di Andrej Gelasimov, Felicità Possibile di Oleg Zajončkovskij. Autori scelti con cura, con passione, che vogliono essere il tramite cosmopolita per l’Italia e i suoi lettori.

La voglia di mettere in contatti diverse culture e anime è alla base di questo progetto di cui abbiamo parlato proprio con Mauro.

Ci racconti della sua esperienza. Come è arrivato ad aprire una casa editrice?

Tutto inizia dalla lettura. Leggere è sempre stata per me un’attività quotidiana, necessaria quasi come il mangiare e il bere. La buona lettura ha ispirato le mie scelte, aumentando il desiderio di scoprire nuovi autori, in particolare all’estero, che potessero trasmettermi e trasmettere agli altri il concetto di “viaggio”.
Atmosphere libri è nata per invitare il lettore a un viaggio intorno al mondo. Viaggiare per conoscere le storie più varie, per sapere qualcosa di più degli uomini che vivono o hanno vissuto esperienze diverse, e cogliere di un carattere i silenzi e le gioie, i tormenti e la felicità. Leggi il resto dell’articolo

Ti amo ancora

Riportiamo un racconto di Pierluca D’Antuono, bassista dei Vigo, del quale speriamo sentirete ancora parlare in qualità di scrittore (noi lo sappiamo che ha un bellissimo romanzo che attende di prender forma, per adesso solo abbozzato tra pagine e pagine di appunti vergati a penna, e che deve solo trovare il tempo e la forza per scriverlo).

Per primo è toccato ad Annio, poco più di un anno fa. Lo hanno trovato ai Cerchi freddo duro e sorridente. Sembrava uno scherzo o un tragico incidente. Hanno fatto di tutto per non farci capire niente. I grandi non ci dicevano nulla, appena ci vedevano cambiavano discorso o stavano zitti. Abbiamo cercato di vederlo ma non ce l’abbiamo fatta. Lo hanno portato subito via e hanno pulito tutto. Sangue a terra non c’era, era difficile capire il posto preciso dov’era.

Tutti pensavano a un caso isolato, tranne noi. Era troppo strano ma noi capivamo. Qualcuno a Castel Sinone stava ammazzando i nostri amici. E io e Nina abbiamo cominciato a cercare.

A Castel Sinone siamo milleeduecento. Siamo quasi tutti parenti. Sono tutti vecchi tranne quelli della mia scuola. Non ci sono edicole e i nostri genitori non ci fanno più vedere la televisione, da quando l’anno scorso è capitato il famoso caso di Alfredino il bambino che è caduto nel pozzo. E ora è anche peggio con quello che sta succedendo.

Anche io e Nina siamo parenti, le nostre mamme sono sorelle. Ma è solo un anno che stiamo sempre insieme. Prima io stavo con mio fratello Benito e i suoi amici grandi. Hanno tutti 18 anni e non vanno a scuola. All’inizio stavo bene mamma mi faceva uscire a tutte le ore con loro e usavamo la macchina di Gabriele. Era bello nei campi e in campagna e qualche volta mi hanno fatto pure guidare. Poi è successo che hanno cominciato a chiedermi dei giochi che non mi piacevano e non capivo perché dovevamo fare. La lotta è uno di quelli.

Dopo Annio c’è stato Michele. Un giorno comincia a non venire più a scuola ma nessuno dice niente. Io e Nina andiamo a casa sua era tutta chiusa e spenta. Vicino alla porta sentivamo la mamma che piangeva. Il padre si è accorto di noi e ci ha tirato una pietra. Le maestre hanno detto che Michele era andato a stare dai nonni in città, e per ora non tornava o forse non tornava proprio. Noi non ci crediamo e per sapere andiamo ai Cerchi, ma pure questa volta non c’è niente da vedere.

La lotta è diventato uno di quelli che tutti mi toccavano e stringevano e poi alla fine mi chiedevano di togliermi le mutande. Le toglievano anche loro e dovevamo toccarci. Poi hanno cominciato a dire che con le mani non era più divertente. Proviamo con la lingua hanno detto a mio fratello.

Nina ha capito subito che succedeva qualcosa perché ora i Cerchi sono sempre puliti. Prima neanche potevamo entrare. Dico perché a terra era tutto pieno di vetri bottiglie siringhe e immondizie. Questo è il posto più nascosto del paese e qua ci vengono a stare tutti. Doveva essere lo stadio del nuoto ma dopo che c’è stato il famoso terremoto non lo hanno più finito. Poi è successo che hanno arrestato tutti i politici del paese per i soldi che sono spariti e ora nessuno può decidere se finirlo o toglierlo proprio.

Io con la lingua proprio non volevo ma loro hanno insistito e hanno detto che almeno una volta dovevamo provare, una volta soltanto. Io ho chiesto almeno non tutti e loro hanno scelto mio fratello hanno detto che era meglio ma mentre lo facevo non mi piaceva per niente e gli ho dato un morso. Lui ha urlato poi si è girato per un po’ è stato di spalle e faceva strani versi. Quella è stata l’ultima volta che stavo con loro.

Vado via piangendo ma senza farlo vedere sennò ricominciano.

Nina è più grande di me di un anno, ha 12 anni. A lei soltanto ho raccontato questo perché una volta mi ha detto che anche a lei è successo quando era piccola che suo padre la sera la mamma la metteva a letto e poi lui andava a salutarla e l’accarezzava toccava baciava leccava stringeva tappava il naso e la bocca le tirava i capelli e le mordeva la schiena. Lei faceva finta di dormire perché pensava che lui la smetteva. Una volta è rimasta cogli occhi aperti ma suo padre le ha detto chiudi gli occhi Nina è più bello se dormi.

Anche Nina è stata fortunata come me perché suo padre poi ha smesso. È stato quando è nata la sorellina Adelina tre anni fa. Il padre è impazzito per lei e ora a Nina non la guarda nemmeno. All’inizio era un po’ triste ma poi ha pensato che era meglio così.

Anch’io ho una sorella più piccola e un altro fratello oltre a Benito. Ora è tanto che è andato via di casa, è stato circa cinque anni fa, nel 1977. Io non ho capito bene ma mia cugina Cesira a scuola mi ha detto che suo padre dice sempre che mio fratello è un terrorista ed è andato a Roma per uccidere i politici e fare come la Russia. A casa non possiamo parlare di Adolfo. Una volta al mese arriva una telefonata che sta zitto e non dice niente ma mia madre piange e capisce che è lui. Mio padre invece non è così che la vede a lui non gli piace e basta. Dice sempre meglio morto che rosso. Lui preferisce i fascisti. In casa abbiamo il busto di Mussolini e mio padre ha fatto la guerra infatti era paracadutista. Lui vuole che pure a noi ci piaciono i fascisti. Voleva convincere pure Adolfo, in quanto Benito non capiva perché è un po’ scemo e comunque diceva che già lo era. Ma Adolfo era contrario. Con alcuni suoi amici di Selce faceva delle riunioni e faceva le scritte rosse sui muri del paese. Una sera dopo una di queste riunioni mio padre con i suoi amici è andato a prenderlo e lo ha portato ai Cerchi. Lo hanno picchiato tutti insieme per fargli capire. Mio padre diceva lascia stà i comunisti a casa mia non esiste. A un certo punto zio Michele lo ha fermato perché Adolfo non si muoveva più. Lo hanno lasciato davanti all’ospedale di Selce. Da quella volta Adolfo non è più tornato a casa. Una settimana dopo mio padre ha trovato davanti alla porta una busta con sei proiettili e un po’ si è spaventato. Da allora non si sono più parlati. Ora mio padre quando parla con qualcuno dice che ha tre figli, Adolfo non lo conta più. A me mi dispiace perché Adolfo era bravo non come Benito e neanche come mio padre.

In estate sembrava che non moriva più nessuno ma poi è stato il turno di nostra cugina Maria. Quella volta io e Nina eravamo ai Cerchi. Stavamo giocando e poi Nina ha visto mio fratello Benito che si muoveva vicino ai tronchi morti. Guardava per terra e ha raccolto qualcosa poi è andato via senza vederci. Abbiamo aspettato che si allontanava e poi Nina è corsa solo per guardare e ha urlato. Maria era immobile schiumava dalla bocca ed era bianca sacrificio come non immaginavamo si poteva. Non sapevamo che fare è stato come vegliare una domenica mattina in chiesa ma per una cosa più vicina e seria. Un’ora dopo Nina si è alzata la luna incendiava già il cielo che stava per crollare da un momento all’altro esplodeva abbiamo corso la distanza che ci separava dalla prima casa di grandi e mezz’ora dopo hanno tolto Maria. Io pensavo che erano tutti contenti con noi che avevamo fatto una scoperta buona da adulti e invece ci hanno castigato sgridato e pure picchiato che infatti per i segni non potevamo neanche andare a scuola.

È da allora che io e Nina stiamo sempre insieme.

La prima volta con Nina non l’ho mai dimenticata. Eravamo a casa sua. Al piano di sotto c’era solo il padre con Adelina. Dalla finestra stavamo spiando nostra zia Adriana che stava a letto con uno che era uguale a Don Alfio ma era senza tonaca. Per me non era lui ma Nina era sicura perché ha detto che non era la prima volta che li vedeva. Lui aveva i vestiti mentre lei era nuda ma a un certo punto si è messa una busta di plastica in testa e ha cominciato a fare la pipì per terra. Nina rideva io guardavo più lei che loro perché avevo come una paura a vederli un peso sul petto che mi faceva respirare male. Nina si è accorta che la guardavo e si è avvicinata continuando a fissare zia Adriana. Più era vicina più quel peso che sentivo diventava forte ma era anche bello era come un dolore che non faceva tanto male. A un certo punto si è girata verso di me deve essere stato un attimo fortissimo che dura all’infinito e allora mi ha preso la mano. Io l’ho lasciata fare poi mi ha cominciato ad abbracciare. Nina era davvero bella e mentre lo pensavo mi ha passato le mani su tutta la schiena e allora quel peso che avevo si è come sciolto in un bruciore sotto la pancia nello stomaco che si muoveva sopra e sotto dentro e sotto si muoveva bene. Nina mi accarezzava i seni e mi dava dei baci sul collo poi mi ha detto che ero bella e che le piacevo un sacco e a quel punto ci siamo baciate sulla bocca muovendo forte la testa e ci toccavamo dappertutto e ci stringevamo molto. Nina mi accarezzava la testa e poi mi ha tirato i capelli e mi ha morso un labbro mi ha fatto male e mi sono arrabbiata ma lei ha detto che era solo per provare che forse era più bello. A un certo punto abbiamo sentito la mamma di Nina che entrava in casa e dopo un po’ ha cominciato a gridare ce l’aveva col padre gridava fortissimo e gli tirava tutto litigavano di brutto ma il padre non diceva niente. Nina ha detto che era strano che non parlava e allora voleva andare a vedere. Siamo scese ma ci siamo nascoste in un ripostiglio sulle scale. La mamma piangeva faceva davvero casino aveva in braccio Adelina e l’accarezzava dietro. Lui provava ad avvicinarsi e allora la mamma impazziva, tirava qualsiasi cosa trovava, mancava solo la bambina. Quando ha tirato un posacenere pesantissimo che è andato contro la tv e ha spaccato tutto, Adelina ha cominciato a urlare e noi ci siamo spaventate. Allora ho preso Nina per mano e ci siamo abbracciate e baciate e le mi ha detto ti amo ancora più di prima e abbiamo ricominciato come in camera mentre la zia ha cacciato di casa lo zio e pure dalla finestra gli tirava le cose.

La sera della finale dei mondiali tutto il paese era ai Cerchi. I genitori hanno organizzato come una grande festa con le salsicce e la brace e tante cose da bere. C’erano tutti i nostri amici e le nostre amiche. Era da un po’ che non capitava più niente e infatti ora qualche grande era più tranquillo perché pensava che tutto era passato come se non era mai successo niente. Quella sera c’erano anche Benito e i suoi amici che ogni volta che vedevano me e Nina facevano un risucchio con la bocca tipo un bacio strozzato per prenderci in giro e per tutto il tempo sono stati vicini a noi bambini che eravamo in disparte perché la partita non ci piaceva. Benito stava sempre insieme a Orlando, il fratello di Nina, erano i capi del loro gruppo, i più forti e rispettati. Quella sera i Cerchi erano silenziosissimi, si sentivano solo le radioline e le urla dei tifosi, erano tutti attentissimi ma a un certo momento abbiamo visto Orlando e Benito che se ne andavano correndo, inseguivano Graziella ma nessuno ci ha fatto caso. Nina si è alzata per seguirli, io non avevo voglia ma siamo andate lo stesso. Orlando e Benito correvano troppo per noi e infatti li abbiamo persi e siamo tornate indietro. La partita era finita ma i grandi erano preoccupati perché non trovavano Graziella. Ci siamo messi a cercarla finché qualche genitore ha detto che noi piccoli dovevamo tornare a casa. Graziella non l’hanno mai trovata e la mamma è impazzita.

Noi pensiamo che Orlando e Benito sanno cosa sta succedendo ai nostri amici, ma per ora non possiamo parlare ai nostri genitori perché tanto danno la colpa a noi e ci picchiano. L’idea di quello che faremo è venuta a me, ho convinto Nina. Ieri abbiamo chiesto a Orlando e Benito se possiamo andare con loro ai Cerchi. Facciamo che vado prima io e dico che lei non c’è, poi quando loro cominciano esce Nina. Per questo abbiamo rubato a casa un coltellino svizzero e una chiave inglese di mio padre. Quando siamo sicuri di quello che sanno o quello che fanno li uccidiamo poi scappiamo e scriviamo una lettera anonima a tutti i grandi del paese. A quel punto però non possiamo più tornare. Nina vorrebbe rimanere nascosta tutto il tempo. Ma io ho pensato che sarebbe bello andare a Roma da mio fratello Adolfo. Mi piace l’idea di andare da lui che se vuole possiamo aiutarlo a fare come la Russia la rivoluzione in cambio di niente.

In cambio di un posto dove io e Nina possiamo stare insieme per sempre.

Qui non vogliamo più restare.

Atti impuri 2

Vi segnaliamo con molto piacere l’editoriale del secondo numero della rivista letteraria Atti impuri.

 

Pochi mesi fa, nell’inaugurare il primo numero di Atti impuri, il miglior auspicio che avevamo immaginato per il futuro di questa desideratissima follia era di poter assistere, nei giorni a venire, alla sua crescita, al suo prolifico mutare, soprattutto alla sua volontà di trasformarsi in un catalizzatore di contagiosi atti creativi. La nostra più presuntuosa ambizione era insomma quella di modellare a dita nude un luogo a tal punto confortevole da convincere moltitudini di voci combattenti a trasferirsi presto in stanze nuove tutte da arredare. È ancora presto per azzardare bilanci, il mostro ha appena iniziato a camminare, e prima di vederlo correre a perdifiato ci vorrà del tempo, mesi, forse anni; nondimeno, alla stregua di fratelli illegittimi e gelosi, non possiamo fare a meno di contemplare con una punta d’orgoglio i suoi primordiali vagiti, curiosi e felici nell’assistere alla graduale espansione del nostro maleducato compagno di giochi. Dal suo corpo impuro sono già spuntati timidi lacerti di mani, abbozzi di piedi, cenni di iridi multifocali proiettate verso orizzonti lontani. Sulle sue spalle hanno cominciato a trasferirsi i primi inquilini, una fluida e quanto mai eterogenea colonia di parolieri provenienti da ognidove. Per favorire il continuo viavai di gente, le camerette sono state volutamente sprovviste di porte, e al silenzio del pre-bigbang si è pian piano sostituito un composto brusio che a breve verrà spazzato dalle feste del chiasso.

Eccoci dunque al numero due, ovvero la rizomatica geografia di ambienti che state sfogliando, e in cui siete invitati a fare i conti con testi inediti e autori tutti da scoprire. Alcuni di loro hanno già pubblicato svariati libri o addirittura scalato classifiche, altri si sono affacciati sul mondo editoriale da pochissimo, altri ancora lo fanno adesso per la prima volta in assoluto. Tutti, però, sono accomunati dalla stessa necessità, dall’identica urgenza di parolificare, di costruire mondi probabili, linguaggi possibili. E, naturalmente, dal talento nel farlo.

Alla consueta e voluta prevalenza di scrittori italiani, abbiamo deciso per questo numero di selezionare una folta schiera di voci straniere, scegliendo di andarle a scovare nel suolo fertile della lingua russa. Gli autori proposti abitano l’universo letterario in forma di monadi, di nuclei autonomi capaci di innescare resistenze all’usura dell’immaginario, occupando i luoghi della dismisura e dell’eccesso. Luoghi che, come in passato, rivelano i misteriosi intrecci tra il presente e la sua ombra, in Russia in modo particolare. A popolare la sezione Il prossimo tuo, dunque, scrittori pressocché sconosciuti al pubblico italiano – eccetto Alexandra Petrova, che vive a Roma da diversi anni – sebbene tutti e quattro godano in patria e in altri paesi (più attenti per tradizione ai suoni e ai sogni slavi) della curiosità e dell’affetto corrispondente al loro enorme valore.

La sezione poetica, All’infuori di me, è invece dedicata a Fabrizio Bajec, il cui lavoro seguiamo e apprezziamo da tempo, per la non comune capacità di scovare parole e immagini così immanenti da farsi remote.

Altra particolarità di questa uscita è l’avvio di una collaborazione con il Premio Calvino, grazie al quale pubblichiamo volentieri La perla delle Dolomiti di Antonio G. Bortoluzzi, uno degli autori finalisti dell’edizione 2009. Considerando come sia oggidì davvero eccezionale la pazienza con cui il Comitato di Lettura del Calvino esamina e commenta tutti i testi che riceve, Atti impuri seguirà con attenzione anche l’edizione 2010 del Premio, sperando di potere così aiutare a fare conoscere nuove opere ancora inedite di altri esordienti di qualità.

Infine, tanto per non farci mancare nulla, un’ultima chicca per la sezione Nelle acque sotto la terra, che dopo aver ospitato l’Estridentismo Messicano viene oggi impreziosita con un epistolario disperso firmato addirittura dal più immortale fra i draghi della letteratura universale: François Rabelais.

Potevamo forse sperare in compagni di viaggio migliori?

sparajurij