QUESTIONE DI GENETICA

Dall’altra parte dell’Enza son cattivi, mica è colpa loro, questione di genetica.

Al liceo un giorno c’è stato uno che s’è messo a dire che noialtri reggiani c’abbiamo la testa quadrata. Era lì che faceva un mezzo comizio, lo sosteneva anche Cesare Lombroso, diceva, in un libro del millenovecentosedici, s’infervorava, non aveva fatto altro che attualizzare gli studi di Mendel, e sottolineava Mendel, sì, quello dei legumi: sapete che Mendel, e buttava l’occhio qua e là su chi lo seguiva attentamente, ha teorizzato la somiglianza tra le teste quadrate dei reggiani e i fagioli borlotti? Risolii sommessi. Era un vantaggio evolutivo mica da poco, continuava, con quella testa quadrata là potevano confondersi coi maiali della macchia, anche loro quadrati. E mica rosa, quei maiali: rossi. Maiali. Non capivano, quelli, eppure ridevano.

Ma che vi riderete.

Dall’altra parte dell’Enza son cattivi, mica come noi, votano la Democrazia Cristiana e sotto sotto ci invidiano, noialtri reggiani che siamo così coerenti, e così coesi, e rossi da sempre, sì, ditelo pure che rossi sono i maiali: noi ce la sventoliamo forte, la nostra rossitudine. L’abbiamo mai mandati su, quegl’altri, lo sappiamo mica, com’è che si deve diventare. Forse così, stronzi, come quello al liceo: di Parma, sicuro.

La maglia di Michele Zanutta li fa ridere, i ragazzini del campetto, tutti Gullit, qualche Asprilla, svariati Baggio, solo una di Zanutta: poi cominciamo e c’è il sudore, i dribbling e le teste che girano, gli interventi a vuoto, i Se ne va!, i calci d’angolo spioventi al centro dell’area. Occhio! uomo! gridano, con un po’ d’imbarazzo, di sussiego, di te la dico come mi viene, senza stare a sottilizzare.

Finché non arrivo io con la maglia di Zanutta e pèm, la colpisco di testa, la butto nel sette. Fanno sempre la stessa faccia stupita, un po’ stupida, parmigiana. Non esulto mai: raccolgo il pallone e trotterello verso il centro del campo.

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FUORI DALLO STIVALE ovvero l’osservazione antropologica di un branco

Ed ecco, per non apparir faziosi e cader nello stesso errore di coloro che si criticano, come si dilunga sull’argomento una nota cronista dell’epoca:

FUORI DALLO STIVALE

ovvero l’osservazione antropologica di un branco


Dopo complessi studi, trasferte oltre città e scarrozzamenti urbani, tracci ad un certo punto un profilo di medio-alto livello di questi animali erranti definiti dalla scienza “scrittori”, finendo addirittura col richiedere, in uno stato di semi-entusiasmo, la collaborazione di altri colleghi “scienziati”, sicuro che anche loro non potranno negarne la qualità cerebrale e la complessità del comportamento nell’ambiente ufficiale.

Nell’alternarsi davanti ai loro simili sono sempre più convincenti, sicuri e agili nel saltar di ramo in ramo. Non importa quale sia il copione. Importa oramai che sono un branco. Che si spostano insieme, che cacciano con pari abilità, che puntano la preda girando il capo quasi contemporaneamente. Che ululano a canone. Che riconoscono il loro odore a metri di distanza (e ciò spesso non è del tutto positivo). Che del capo branco sanno seguire la traccia così come sanno anche disperderla raspandovi sopra o lasciandovi altri umori che ne cancellino l’orma ma mai il ricordo.

Questo è almeno ciò che potei constatare del comportamento ufficiale. E a partire da uno spiccato quanto insolito e preoccupante interesse per questi esseri dotati di un dono che sembrava ormai estinto da un trentennio, decisi un giorno di osservarli da un’altra angolazione. Direttamente nella loro tana. A metà fra tacco e punta.

Colui che ritenevo profondo conoscitore di una certa cultura del Sud così come degli ingredienti di una sana alimentazione, non seppe tuttavia impedire che il branco fosse vittima di un avvelenamento da uova. Quasi incurante del pericolo scampato anziché battere in ritirata, si volle caricare di tutto il cibo che trovava in giro e risalente a due giorni prima, attirando su di sé un senso di disgusto.

La piccola iena del gruppo, nonostante l’apparente sensibilità e riservatezza che sembrava contraddistinguerlo da anni, non ci mise molto a mostrare il suo lato oscuro: guardone delle finestre di camere da letto altrui fuori dal teatro della sua bestialità. Il suo linguaggio a prima mattina è quanto mai sconveniente e blasfemo quando, a causa di goffi incidenti tra spigoli, porte e tappeti, tende a reiterare espressioni che la scienza deve ancora decifrare.

L’individuo più coerente forse fu quello che restò nella propria dimensione naturale la maggior parte del tempo: grottesco sull’impalcatura di legno su cui era accovacciato, grottesco nel gusto per certi programmi televisivi di attività fisica e di attrezzi per tagliare alimenti (dato che spiegò le conseguenze nefaste del suo operato culinario del giorno prima), altrettanto grottesco alla vista in tenuta da notte, prima di ritirarsi nella tana.

Il più anziano del branco subì invece una singolare mutazione in bozzolo nel suo giaciglio. E disparve. Fino a ricomparire il giorno dopo, come farfalla, con un colore rosso ancora più acceso. Scoprii in ricerche successive essere in possesso di una notevole abilità nella danza, roteando su se stesso e ancheggiando in sinistri rituali in una milonga di periferia.


Ebbene sì… in effetti questi sciatti writers del live son bestie piacevoli da osservare. E all’occhio di uno studioso dell’altro sesso, la scienza etologica dimostra così il perchè del loro naturale raggrupparsi tra soli maschi. In base ai dati fin qui riportati e in attesa di raccoglierne altri, non potrebbe essere altrimenti.

Donatella Livigni