Precari, per cominciare…

Una delle accuse che ci rivolgono più spesso, che è anche la più scontata, poggia sull’assunto che lo scrittore sia precario per definizione – è insomma l’idea un po’ romantica dell’artista a prevalere, col corollario di un immaginario beat (o maudit) ormai digerito e assimilato, al punto che del ribelle è rimasta soltanto l’apparenza un po’ freak: l’idea cioè che lo scrittore sia un precario della vita, molto spesso per scelta, che dilapida tutto in nome del sacro fuoco della scrittura. Immagine un po’ comica, a dire il vero, se poi si prova ad esempio a contestualizzare la sua figura nella cameretta a casa coi propri genitori; o addirittura triste, se lo si pensa intento, egli scrittore, a costruirsi quel minimo di stabilità che ha già pensato qualcun altro a dilapidargli. Leggi il resto dell’articolo