Solo 5 minuti

di Maura Chiulli

Un viaggio insieme: avevamo deciso di starcene sole, io e lei, a godere di noi. Arrivammo ai Castelli romani, lì dove avevo lasciato a giacere un mio pezzo di vita vecchio. Avevo a mente odori e vicoli e dopo anni, ogni cosa era rimasta al suo posto. Dalla finestra della nostra stanza appoggiavamo lo sguardo su Roma assolata e munifica. Decisi di farle percorrere col dito le strade che avevo consumato. Elisa ascoltava, tenendomi stretta a sé. Avevo quarant’anni, credevo di aver esaurito pallottole e possibilità. Lei arrivò come un lampo e vederla la prima volta quasi mi uccise. Una specie di energia mi percorse la schiena e dopo un anno, continuavo a nutrirmi della stessa elettricità. Amarla era facile. Amarla mi purificava. Amarla mi sottraeva al veleno dei miei ricordi. Vivevo un eterno presente da quando l’avevo guardata, quel giorno in spiaggia. Aveva i capelli raccolti e un costume bianco. Mi girai verso di lei, avevo bisogno dei suoi occhi piccoli. Le sfilai gli occhiali scuri e la baciai, col carezzo intenso che vuole l’amore, quello che ti percorre e ti bagna, quello che non puoi trattenere il desiderio. I suoi ansiti brevi ci unirono in una scopata monumentale: io ed Elena sapevamo unirci in un incastro perfetto. A quarant’anni avevo imparato l’amore, quando tutto mi pareva essersi scolorito nelle brume dense della coscienza, quando non sapevo più di che cosa erano fatti i sogni. Era arrivata per salvarmi, per indicarmi una decorosa possibilità. Le leccai il fiore e sentii il suo seme. Le percorsi i seni e la attraversai. Ci sentimmo, come ogni volta, un unico corpo liquido. Leggi il resto dell’articolo

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BURLESQUE. Quando lo spettacolo diventa seduzione

È tornata Lorenza Fruci, la caparbia giornalista scrittrice capitolina. E lo ha fatto con un altro libro, un altro saggio dopo il  fortunato Mala Femmena (Donzelli), intitolato BURLESQUE. Quando lo spettacolo diventa seduzione (Castelvecchi).

 

Perché hai scritto Burlesque?

Perché avevo notato che c’era un vuoto culturale che si sarebbe potuto colmare con un saggio che raccontasse la storia e l’evoluzione di questo genere di spettacolo, il fenomeno sociale che è diventato e cosa significa oggi per le donne fare burlesque. Avevo seguito l’arrivo del burlesque con la compagnia Cabaret New Burlesque per il Napoli Teatro Festival nel 2008 e avevo notato che nessuno sapeva di che tipo di spettacolo di trattasse. È stato lì che ho concepito la necessità di questo libro.

Cosa cercavi e cosa hai trovato?

Ho cercato la vera storia del burlesque, quella americana, e ho trovato non un susseguirsi di date e fatti, ma tanti sentimenti. Il burlesque rinasce in America negli anni ’90 per nostalgia, amore e amicizia per quest’arte.

Le storie che più ti hanno colpito?

La storia del museo Exotic World Museum che si trova a Los Angeles, voluto dall’ex ballerina di burlesque Jennie Lee perché mossa dal desiderio di non far morire nel nulla quest’arte che lei aveva nel cuore. Dopo la sua morte, il suo progetto è stato portato avanti dall’amica Dixie Evans, altra ex ballerina di burlesque, che ha aperto il museo nel 1990 e che nel 1991 ha istituito il premio Miss Exotic World per premiare ogni anno la reginetta del burlesque. Oggi le nuove dive del burlesque nascono principalmente da lì. È una storia di amicizia, di nostalgia e amore per un’arte, come avevo anticipato, che ho adorato e che mi ha motivato a scrivere questo libro.

Perché le donne sono così affascinate da questo mondo, forse più degli uomini?

Perché il burlesque recupera prima di tutto la femminilità che le donne negli ultimi decenni hanno perso; e poi perché propone una donna senza modelli di riferimento: la donna del burlesque non ha un corpo standard, ma è unica rispetto alle altre, sia per le sue forme che per la sua personalità e il suo carisma. Tutte le donne possono quindi identificarsi nelle performer (anche se poi fare burlesque non è per tutte). Inoltre il tipo di seduzione che il burlesque presenta non si avvale di aggressività e corpi al vento, ma ironia, giocosità e mistero, caratteristiche che tutte le donne possono utilizzare.

Hai partecipato a qualche corso di Burlesque? Puoi raccontarci qualcosa?

Ho partecipato a diversi corsi di burlesque perché credo che quando si scrive di teoria, se è possibile, bisogna passare anche dalla pratica. Questo non vuole dire però che diventerò una performer, perché il burlesque non è una forma di espressione che mi appartiene, ma consiglio a tutte le donne di seguire dei corsi perché liberano dai complessi, permettono di manifestare delle qualità che sono inespresse e aiutano ad acquisire sicurezza.

Come sono i maschi che si interessano a questo tipo di spettacolo?

Se parliamo di boylesque, cioè gli uomini che fanno burlesque, si può dire che sono quasi tutti attori o performer che sperimentano il burlesque come ulteriore forma di espressione. Se parliamo di uomini che vanno a vedere gli show di burlesque, si può notare che sono uomini che spesso accompagnano le loro donne e che sperano di vedere sempre qualcosa di più di quello che di fatto si vede negli show. Per quanto riguarda la mia esperienza di autrice di questo saggio, ho notato che finora sono stati soprattutto gli uomini ad acquistare e ad apprezzare il mio libro. Ancora non ho ben appreso il motivo, credo però per una curiosità di base nei confronti di questi spettacoli da cui sono affascinati, ma che in fondo in fondo non hanno ben compreso. Per un uomo uno strip o è uno strip o non lo è: non concepisce la via di mezzo che il burlesque propone (che poi è proprio l’elemento che invece piace tanto alle donne). E quindi immagino che un uomo acquisti il libro per capire.

Passiamo a te: continui con l’interessamento verso il mondo dell’eros, sei ancora una Uoma?

Sì, sono ancora una Uoma. Ahimè e per fortuna. È la mia debolezza e la mia forza. Però questo mi permette di riuscire a comunicare sia con le donne che con gli uomini e quindi poi, di conseguenza, raccontare storie. Sai… ho capito cosa “devo fare da grande”: raccontare storie. Non importa in quale forma o linguaggio. Ma è quello che devo fare. E avere una sensibilità sia maschia che femmina mi aiuta.

L’eros, poi, fa parte della vita e credo che continuerò a parlarne e a scriverne.

Come ti senti nelle vesti di scrittrice, oramai possiamo dire che ti sei guadagnata il titolo.

Tu dici? Ancora quando mi presentano come scrittrice non mi riconosco. Non ho mai scritto per guadagnarmi questo appellativo, scrivo per una necessità di comunicare. Però, se il mondo ha bisogno di dati per classificare, allora credo che due saggi per due case editrici importanti mi fanno accedere nell’olimpo degli scrittori. Che poi chi l’ha detto che è un olimpo? Vogliamo parlare del mal di schiena e di natiche che ti procura scrivere per dei mesi interi? Della cellulite che avanza insieme alla gobba? Della vista che cala e del dolore alle mani? Insomma… ma chi me lo fa fare?! Quando si dice “è più forte di me”…

«Prendi il tuo spazio e trova i tuoi simili» e una volta fatto che succede?

Spieghiamo che hai citato dei miei versi che sintetizzano il senso della vita per me. Una volta capito questo, ho iniziato a stare bene. Fino a quando ero circondata da persone lontane da me ero sempre a disagio, così come quando mi capitava di stare in spazi limitati. Ora invece ho trovato la mia dimensione.

Domani per te?

La tv e la radio. Un altro saggio e un po’ di narrativa. E poi di nuovo in piscina a nuotare. Anzi, forse un viaggio in America per un reportage fotografico.

 

Intervista a cura di Alex Pietrogiacomi