L’entropia esistenziale

di Matteo Moscarda

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Questo non è un racconto. Non è mosso da narcisismo o velleità scrittorie. Il mio io non ha nulla a che vedere con l’impellenza di spiegare a quante più persone possibili una delle verità da me conseguite in questi anni. È auspicabile e rivoluzionario che entri a far parte della coscienza collettiva un fatto, ovvero che la maglia relazionale sussiste in virtù dei propri legami interni e a prescindere dalla loro identità.
Tutto il resto, al mondo, è indifferente.
Per esempio, tanto è indifferente chi occupi un ruolo all’interno di una gerarchia, tanto è indifferente essere quel chi o un altro chi: in ogni caso, ogni incarico verrà rivestito, ogni mansione svolta, ogni vantaggio goduto o sfavore patito. Sapere chi dovrà godere i vantaggi o patire gli sfavori è una curiosità di interesse soggettivo, e quindi volgarmente egoistico. Per tanto, conoscere l’identità intima di chi deve occupare un determinato ruolo non riguarda la Realtà ma il Mondo Percepito. Leggi il resto dell’articolo

La società dello spettacaaargh! -18

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Caro Jacopo,

il tuo discorso sulla vittima mi ha fatto venire in mente una delle prime pagine de La società dello spettacolo, quando Debord dice: «Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra persone, mediato da immagini», spettacolo che, nella rappresentazione, distanzia ciò che una volta era direttamente vissuto, e spettacolo che, nelle emozioni che suscita, ci lega a quelle rappresentazioni, e alla realtà che incarnano, che non è la realtà, ma una realtà. Una realtà però che, pompata emotivamente, ingigantita, dilatata e moltiplicata crea, di emozione in emozione, di relazione sociale in relazione sociale, una realtà che per noi è la realtà, anche perché, per l’appunto, non è nostra esperienza esclusiva, ma è inserita in una rete di rapporti sociali (credo che a Debord Facebook – libro, faccia – non sarebbe piaciuto).1 Ma è l’immagine il problema, o il nostro modo di guardarla? Leggi il resto dell’articolo