Le tigri

dreamtigers
di Domenico Caringella

Nell’infanzia esercitai con fervore l’adorazione della tigre: non la tigre di pelo cangiante dei giuncheti del Paranà e del dosordine dell’Amazzonia, ma la tigre striata, asiatica, reale, che solo i guerrieri possono affrontare, sopra un castello sul dorso di un elefante (J. L. Borges, Dreamtigers)

Colonna sonora: Asian Dub Foundation, Siberian slengteng

La guida tungusa, come stabilito si era fermata insieme agli uomini della guardia ai margini del bosco innevato, ad un’ora di marcia dal campo sulla sponda del fiume. Il Governatore e suo figlio avevano continuato da soli, tra i larici.
Yerofey sentiva la carabina pesargli sulle spalle, più del sacco con i resti del cervo che la guida aveva ucciso poco prima e che lui si trascinava dietro a fatica; e lo scavare soffice dei passi nella neve alta produceva un rumore tanto delicato da rimbombargli nelle orecchie.
Suo padre gli stava davanti. Come sempre. E come sempre lui arrancava. La battuta di caccia era stata mascherata da regalo per il suo ventunesimo compleanno, ma era solo l’ennesimo dono che il satrapo faceva a sé stesso. Ma suo padre gli aveva anche insegnato tanto. La crudeltà, l’arte dell’indifferenza, importanza e metodologia del potere, la fame e l’odio e i cento modi per soddisfarli. Il “Re”, lo chiamava Yerofey con rassegnazione, ammirazione, fastidio e rabbia, quando era da solo. Leggi il resto dell’articolo

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