“Popsofia” e “Sofolar culture”: il caso Teledurruti

Riproponiamo questo articolo apparso originariamente sul blog di Antonio Romano e, in versione ridotta, su Popsophia.

PREMESSA
La recente boutade di Edoardo Camurri ha avuto il merito di portare alla ribalta la questione della popsofia, ossia della strumentazione filosofica applicata a quella viscida materia che sono i fenomeni dell’industria culturale, dal dottor House all’Ape Maya.

Partendo dal presupposto che, per quanto mi riguarda, con la filosofia ci possiamo destrutturare Topolino, ermeneutizzare Lili Gruber e sillogizzare ‘sta fava, vorrei mettermi nei panni intellettuali di chi avversa la popsofia. Da un certo punto di vista potrei perfino arrivare a essere d’accordo: se la filosofia, per secoli, si è concentrata su certe materie (la metafisica dell’anima è più antica della metafisica dei Simpson), possiamo ragionevolmente supporre che i suoi metodi e i suoi “contenuti” (ammettendo che la filosofia abbia prodotto “contenuti” propriamente detti, anziché solo metodi, per quanto “densi”) siano tagliati su misura per certi temi piuttosto che per altri. Un po’ come la fisica, che certi astrofisici pretendono di applicare a galassie che probabilmente non hanno nemmeno un principio termodinamico in comune con noi. Leggi il resto dell’articolo

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