Il turbante rosso

di Ennio Canallegri

L’altra notte ho sognato che io e il mio amico William Kessel Pacinotti ci incontravamo a Kensington Park. Avevamo tutti e due i capelli rossi ma eravamo proprio noi. Ci incrociavamo per puro caso, anche se io subito gli consegnavo una busta sigillata con la ceralacca e il timbro postale del mese prima, con dentro un foglio con in calce la mia firma autenticata da Guido Pancaldi in cui prevedevo con estrema esattezza l’ora e il luogo dell’incontro, gli abiti che avremmo indossato e soprattutto la cosa dei capelli rossi (nda, con questo coup de theatre mi portavo definitivamente a casa il primo premio della gara di telepatia di quell’anno). Will prendeva la cosa con filosofia e precisamente con filosofia razionalista, perché riconosceva finalmente di aver sempre sbagliato l’approccio, che l’empirismo era una boiata e che la conoscenza umana non deriva dall’esperienza.
Guardandoci attorno notavamo che anche il giardino dava da pensare: nel laghetto nuotava un Leggi il resto dell’articolo