Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza – parte seconda

[Leggi la prima parte]

1) Sostenere che non esistono i generi letterari: uno scrittore è uno scrittore e basta.

2) Progettare la stesura di un thriller psicologico.

3) Di un romanzo noioso, dire che è un magistrale esempio di sobrietà.

4) Pronunciare in maniera personalizzata i nomi di autori russi e francesi.

5) Spedire a molti editori, insieme al proprio manoscritto, una lettera di presentazione in cui si sottolinei il fatto che la propria opera è stata giudicata con estremo favore da ben quattro persone, tra parenti e amici, tutte laureate (non è necessario specificare in cosa). Leggi il resto dell’articolo

La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia – 14

[continua da qui]

Insomma, i cinque arrivarono a Milano carichi come una bomba a orologeria, pronti a esplodere da un momento all’altro, magari proprio nell’ora dell’aperitivo, in mezzo al brulichio e al cicaleccio di certi personaggi azzimati e impomatati che sembrano usciti fuori da una pubblicità di qualche analcolico on the rocks.

Da testimoni attendibili risulta che i sedicenti scrittori alloggiarono in periferia, presso una cugina di primo grado in dolce attesa, e che vi giunsero soltanto in quattro, ma piuttosto trafelati e puzzolenti e ancora carichi di scatoloni di libri rimasti invenduti. Dal qual particolare si evince una volta di più che destava interesse il loro fenomeno, l’esser dei saltimbanchi, o dei pagliacci se preferite, piuttosto che la sostanza delle loro idee, la scrittura vera e propria.

La riunione si realizzò poche ore dopo sulla scalinata del Duomo, un po’ ingrigita e impallinata dai piccioni, ma pur sempre affascinante sotto quel cielo incredibilmente terso e romantico, come documentato dalla foto traditrice, che riprende un abbraccio in bianco e nero tra i nostri, mentre tutt’intorno la piazza pullula di poliziotti col pastore tedesco al guinzaglio e di turisti all’oscuro del fatidico disegno.

È ovvio, a questo punto, che i fatti precedentemente riportati siano tutti quanti viziati da un madornale errore di fondo, alla luce del quale dovremmo rivedere l’interpretazione vigente. Chiediamoci quindi il perché di questa macchinazione, partorita dalle menti di chi si è voluto dipingere in pubblico come puro artista, come animo intonso ancorché impegnato, e del ruolo rivestito infine da questo fantomatico quinto componente. Quale doveva essere la sua funzione, se non quella di coordinare da una torre di controllo le scriteriate gesta dei suo compari, inficiando così la teoria del piano improvvisato sul momento? Ecco allora spiegata la natura guerrigliera di costui, il suo impegno nelle arti marziali e il ruolo strategico di ufficio stampa alle dipendenze di un editore noto da tempo come sovversivo e sobillatore.

Ed è a questo punto, cari i miei lettori, che mi ritrovo, dopo tanto peregrinare tra scartoffie, interviste e dichiarazioni varie, a esser costretto a prendermi anch’io qualche licenza poetica, ad azzardare qualche ipotesi che non potrà mai essere tanto inverosimile quanto la realtà riportata nei commenti dei nostri protagonisti.

Dopo tanti giorni passati chino sui fogli o con le orecchie attente ad auscultare le intercettazioni ambientali, posso affermare di aver fallito nella ricostruzione dettagliata del piano (ed è questo il dubbio che più mi arrovella, poiché questa pecca giustificherebbe ancora l’ipotesi di un colpo di testa, di una bravata improvvisata), ma di aver compreso alcune cose affatto secondarie sulla psicologia di questi scrittori ributtanti e rivoltosi.

La prima è che non avevano una, non dico due o tre, ma un’idea che fosse una di letteratura, la qual cosa si deduce dall’uso sproporzionato di aggettivi indecenti e deleteri quali carino e interessante, con cui infarcivano le loro riflessioni di bassa lega. Hai letto quel mio lavoro?, chiedeva loro qualcuno, e giù a dire che sì, che era carino, interessante, ma che c’era qualcosa che non andava, che non convinceva fino in fondo. Ecco, di questo qualcosa, che immagino costituisse proprio l’irriducibile sostrato letterario della questione, essi non sapevano darne una definizione precisa. Arrancavano, come i più che oggi si buttano a scrivere in mancanza d’altro e che per lo stesso presupposto, quasi che siano spinti da forza d’inerzia, finiscono persino con l’accettare l’obolo del pagamento pur di vedere pubblicate le loro elucubrazioni da quattro soldi. Loro cinque si dichiaravano però contrari a questa forma masochista di letteratura, per quanto poi non si vergognassero di fare la questua a questo o a quell’altro personaggio famoso pur di ottenere un minimo di spazio e di visibilità.

Insomma, se proprio posso permettermi anch’io un poco di licenza poetica, direi che la storia del nostro glorioso paese doveva ancora conoscere dei simili gigolò della letteratura, che forse non sarebbero dispiaciuti al D’Annunzio, se non fosse che questi non avevano neanche l’ardire di rischiare la propria vita per la patria.

Altro che rivoluzionari della parola!, essi miravano né più e né meno all’effimera gloria, al caduco successo, quello stesso che avrebbero raggiunto con più facilità in uno studio televisivo che nell’impervio mare di carta che s’eran prefissati d’attraversare…

Simone Ghelli

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 10

Io e Rolando Agostini viviamo nello stesso quartiere ma non ci conosciamo da molto. Un paio d’anni o poco più.

Un grande poeta non sempre riceve ciò che merita. E non sempre capita di incontrarlo, un grande poeta. Io l’ho incontrato, viveva a due passi da casa mia e non lo sapevo.

Probabilmente se Rolando Agostini avesse avuto un altro carattere e maggiori possibilità, sarebbe ora riconosciuto e celebrato dall’establishment letterario italiano.

Rolando Agostini nasce a Roma il 25 agosto 1950.

Si innamora contemporaneamente sia del cinema che della scrittura.

La visione dei film di Stanley Kubrick infatti, lo spinge a dare inizio a una produzione fatta di miriadi di poesie e piccoli racconti.

La vita di Rolando è stata dura.

Ha vissuto per parecchi anni di espedienti, sempre in bilico tra il bene e il male. Ma anche questo periodo è stato utile alla crescita delle sue doti di osservatore della società cosiddetta “civile”

Ancora oggi Rolando si diverte a raccontare quei tempi:

“Dopo aver ascoltato Guccini cantare La Locomotiva, decisi di fare un furto alle ferrovie di stato!”

“Ero entrato in una condizione economica da benestante e le persone intorno a me mi criticavano e si rodevano di invidia. Oggi che non c’ho na’ lira, le cose non so cambiate per niente!”

Nel 1994, dall’opera Chissà quanta gente (a tutt’oggi inedito) viene estrapolato, dal regista Paolo Brunatto, un cortometraggio messo in onda su Rai Educational.

Nel 2008 pubblica Il Sapore della Luna Cruda (Arduino Sacco Editore).

Il libro, composto da centotrenta poesie, è un magnifico gioiello che celebra la caratura di un autore fuori dal comune per talento e personalità.

Luca Piccolino

DEMONIO E POETA

Come mi sento bene quando mi sento

un demonio, un poeta.

La cocaina, l’eroina, il successo

i miliardi mi fanno sorridere

e infatti sorrido.

Di solito mi fanno schifo.

E l’infinito è un’unghia sporca

a confronto della solitudine

e me ne torno a casa come una serva negra

come un pazzo che sa che troverà

la casa come un vestito di mattoni.

E quando spezzano il tuo cuore

d’innamorato, ce n’è sempre un’altra.

Altre! 2, 3 o 4.

Se potessi scegliere tra te e il paradiso

io solo te.

E i soldi non sono fiori

lo sono invece le razze

con i loro colori.

Tutta roba vecchia che è andata in putrefazione.

E la gente se ne va

in giro con i cuori

dentro i preservativi.

Rolando Agostini

Precari all’erta! – Per riprendere la parola…

Mentre il paese dibatte sulla libertà di stampa e sui vari lodi, mentre la politica continua a usare lo stesso aggressivo linguaggio per rivendicare le proprie ragioni, mentre i politici di professione mistificano la realtà a proprio uso e consumo, io ho deciso di cambiare strategia, convinto del fatto che per cortocircuitare questo processo sia necessario sabotarne il linguaggio.

Pertanto ho deciso che la rubrica Precari all’erta! andrà, almeno temporaneamente, in vacanza (e comunque, per quanto riguarda le notizie sul mondo del precariato avrete sempre il bel blog di PrecarieMenti) per lasciar posto a una storia a puntate che s’intitolerà La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia. Un feuilleton politico insomma, ma alla maniera irriverente e surreale come piace a me. I protagonisti saranno una banda di scrittori che girano l’Italia a leggere le proprie cose, e che, spinti dall’euforia per l’imprevisto successo di pubblico, decidono di mettere in atto un piano che Luciano Bianciardi avrebbe probabilmente affidato al grande Ugo Tognazzi*: rubare le parole al Presidente. I cinque sconsiderati vengono però fermati proprio sul più bello, esattamente il giorno prima della grande manifestazione per la libertà di stampa. Chissà a quali parole crederà il popolo…

Vi aspetto qui, numerosi, dal prossimo sabato… e naturalmente si accettano suggerimenti, ma tanto poi decido io!

Simone Ghelli

*Mi rifersico qui alla trasposizione cinematografica de La vita agra, che diresse Carlo Lizzani e di cui Tognazzi fu protagonista.