Il grande macello

“Ti ricordi di Fedele Lori, il macellaio?”

“Ma chi? Quello che aveva il negozio di fronte alla chiesa?”

“Hai visto che ha combinato?”

“Ma se sono due anni che ha chiuso, ha resistito sei mesi, poi il centro commerciale gli ha tolto la clientela”

“Già, e le vecchine che vanno a messa, la carne la mangiano raramente”

“Guarda che ci sono tanti giovani che vanno alla messa”

“Sì, ma la spesa la fanno al centro commerciale”

“Anche questo è vero. Ma dicevi del macellaio…”

“L’ho visto su rainews, aveva il grembiule sporco di sangue e un cappio al collo, reggeva un cartello con su scritto FINO A QUANDO TIRERETE LA CORDA?”

“Ma dov’era?”

“Davanti al municipio, in piazza”

“C’era la televisione in paese?”

“Così pare, ma nessuno mi aveva avvertito”

“Ma dove lavora adesso?”

“È disoccupato da due anni, nessuno gli ha offerto uno straccio di lavoro, d’altronde, a cinquant’anni l’è dura”

“E cosa farà?”

“Cosa vuoi che faccia, si impiccherà”

“Ma non credo”

“Da quel che so, ha problemi a dar da mangiare alle sue figlie, sua moglie, che lavorava tre giorni a settimana a casa de Vilis, adesso fa solo un giorno”

“Certo che tempi”

Suicidio della solitudine, titolavano i giornali locali il giorno dopo.

Gianluca Liguori