Non Sono Sidney Poitier

Non sono Sidney Poitier (Nutrimenti, 2010)

di Percival Everett

 

Torna il funambolico Percival Everett, uno dei pochi scrittori capaci di mettersi alla prova con qualsiasi genere narrativo senza lasciare mai il lettore inappagato.

Dopo il grottesco Deserto Americano, arriva Non Sono Sidney Poitier (sempre edito da Nutrimenti), un romanzo surreale, parossistico eppure così lineare nel suo allucinato sviluppo.

Non Sono Sidney Poitier, nasce con questo nome e questo cognome, dopo due anni di gravidanza isterica in un quartiere nero e povero degli Stati Uniti. La morte della mamma, pazza ma in fin dei conti saggia, lo porta a conoscenza, a soli 11 anni, di essere ricco sfondato, miliardario, grazie a un investimento fatto dalla genitrice nel mondo della tv. A questo punto a tirarlo fuori dallo stato di orfano entra in scena il magnate-logorroico-stralunato Ted Turner, proprietario della Turner Broadcasting System, che prende in custodia il piccolo e lo porta ad Atlanta.

Comincia così la vita di Non Sono Sidney, che crescendo diventa sempre più somigliante all’attore, che deve imparare a difendersi dai bulli che non capiscono il suo nome: «E tu chi sei?» «Non Sono Sidney». «Ok, ma allora chi sei?» «Te l’ho detto, non sono Sidney». E giù botte. A difendersi dalla propria ricchezza e dalla coscienza di questa. Ma soprattutto comincia un percorso iniziatico verso il sé, l’identità personale e collettiva. Non Sono, infatti, avrà a che fare con la dura legge razziale di Bifolkia appena uscito di casa e imbarcato nel primo viaggio fuori dallo stato, il sistema universitario con le sue maglie sgranate e l’incontro del professore Percival Everett al corso “Filosofia dell’Assurdo” (capitoli esilaranti delle vicende del protagonista sono legate ai colloqui con il docente, un fanfarone fuori di testa incapace di smettere di parlare) e vivrà sulla pelle un personalissimo remake di Indovina chi viene a cena? in una famiglia nera ma con tante sfumature a fare la differenza, dove capirà bene chi si nasconde dietro la sua ragazza e dietro la facciata borghese del sogno americano.

Senza acredine o voglia di denuncia entrano in campo la società americana, l’accettazione del diverso e un ritorno alle radici della propria essenza, con il punto di forza, il nodo gordiano che gira proprio sull’accusa al mondo occidentale di voler definire qualcuno per quello che non è.

Un Everett altamente ispirato nelle sue corde ironicamente più taglienti, che trasporta, grazie a dialoghi e monologhi esilaranti, il lettore verso strade sempre più apparentemente assurde, ma che nascondono invece le possibili risposte alla domanda che ogni giorno ci facciamo: «Chi sono io?»

Alex Pietrogiacomi

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Precari all’erta! – Per riprendere la parola…

Mentre il paese dibatte sulla libertà di stampa e sui vari lodi, mentre la politica continua a usare lo stesso aggressivo linguaggio per rivendicare le proprie ragioni, mentre i politici di professione mistificano la realtà a proprio uso e consumo, io ho deciso di cambiare strategia, convinto del fatto che per cortocircuitare questo processo sia necessario sabotarne il linguaggio.

Pertanto ho deciso che la rubrica Precari all’erta! andrà, almeno temporaneamente, in vacanza (e comunque, per quanto riguarda le notizie sul mondo del precariato avrete sempre il bel blog di PrecarieMenti) per lasciar posto a una storia a puntate che s’intitolerà La banda dello stivale, ovvero la Seconda Unità d’Italia. Un feuilleton politico insomma, ma alla maniera irriverente e surreale come piace a me. I protagonisti saranno una banda di scrittori che girano l’Italia a leggere le proprie cose, e che, spinti dall’euforia per l’imprevisto successo di pubblico, decidono di mettere in atto un piano che Luciano Bianciardi avrebbe probabilmente affidato al grande Ugo Tognazzi*: rubare le parole al Presidente. I cinque sconsiderati vengono però fermati proprio sul più bello, esattamente il giorno prima della grande manifestazione per la libertà di stampa. Chissà a quali parole crederà il popolo…

Vi aspetto qui, numerosi, dal prossimo sabato… e naturalmente si accettano suggerimenti, ma tanto poi decido io!

Simone Ghelli

*Mi rifersico qui alla trasposizione cinematografica de La vita agra, che diresse Carlo Lizzani e di cui Tognazzi fu protagonista.