Capitan Passato – #SurrealityShow

infortunio Zanettidi Andrea Frau

Domenica è successa una tragedia.
Tragedia che colpisce una società in disfacimento già duramente colpita da una sequela di disgrazie e sconfitte.
Ora, perfino l’ultimo baluardo è stato colpito. Pensavamo che le istituzioni fossero al riparo dalla follia o dalla cattiva sorte come protette da una bolla di mitologia eterna. Invece due giorni fa, alle 15:15 in un’assolata domenica il Capitano, Javier Zanetti, ha subito un tragico infortunio.
Non è colpa di nessuno, non stiliamo la solita lista dei fomentatori d’odio o dei cattivi maestri. Limitiamoci a guardare le immagini e osservare come Salvatore Aronica non abbia fatto nulla di grave. Sappiamo che sono contrasti normali durante una partita. Però, i commenti dei suoi fan, sul suo blog, sono vergognosi.

Testimoni giurano di aver visto l’Aronica scoccare una freccia avvelenata sul tendine d’Achille del Capitano. Il tendine d’Achille, unica parte vulnerabile di Zanetti. Secondo la leggenda infatti Facchetti immerse il nostro ancora in fasce in un fiume di talento, sacrificio e Gatorade. Lo tenne per un tallone così quell’unica parte non si bagnò restando pericolosamente vulnerabile. Leggi il resto dell’articolo

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Monsieur Guillotin, je t’aime… moi non plus – #SurrealityShow

[Questa settima anticipiamo al martedì, per ovvie ragioni che capirete leggendo, il Surreality Show di Andrea Frau. Pertanto, l’appuntamento con i racconti di Torinounasega2 riprenderà, con un racconto di Elisa Ravasi e Alessandro Gori, tra due settimane, martedì 7 maggio. Domani infatti cominciamo i festeggiamenti per il 25 aprile con un racconto di Luca Rinarelli, mentre giovedì 25 vi offriremo un estratto da In territorio nemico, romanzo, pubblicato dai tipi di minimumfax, scritto da oltre cento autori col metodo SIC (Scrittura industriale collettiva), e il 30 aprile concludiamo (almeno per quest’anno) il ciclo sulla Resistenza con un racconto, Maggio 45, di Domenico Caringella. Insomma, avete come sempre numerose ragioni per seguire Scrittori precari. E diffonderne il verbo. Buone letture]

di Andrea Frau

In un convento di una località segreta si decide il prossimo Presidente.
Nell’edificio c’è ancora la polverosa scenografia di Todo Modo. Qui si sono ritirati i cittadini eletti del M5S, un’accurata selezione di politici caduti in disgrazia a causa della coca, dei trans e della lotta tra correnti e galantuomini in rehab che espiano il loro reato-peccato.

In un angolo Romano Prodi invoca il pimpante fantasma di Napolitano durante una seduta spiritica. “Rispondi Giorgio, sono Erre Prodi”. “Erre Prodi o Erre puntata Prodi?” domanda a trabocchetto lo spirito. “Erre Prodi!” assicura il Professore. “Bene, scusa, ma dovevo accertarmi che Leggi il resto dell’articolo

Il salone di Emma Bonino – #SurrealityShow

barbieredi Andrea Frau

Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere. (Daniele Luttazzi)

Nei cadaveri per un po’ di tempo capelli e unghie continuano a crescere. Napolitano è l’ultima unghia marcescente del comunismo italiano. I partiti si ostinano; non vogliono che il vecchio Presidente lasci. Siamo all’accanimento terapeutico alla nordcoreana. Al Quirinale c’è una teca contenente l’unghia del Presidente che cresce alla stessa velocità dei movimenti delle nuvole. Solo che quell’unghia rimane un’unghia, non sembra nulla di diverso. Se abbassi lo sguardo non puoi fantasticare. Quel monolite putrescente è calato dall’alto e le scimmie-partito lo adorano come un feticcio salvifico.

Emma Bonino è la nuova papessa della Repubblica. Ma nessuno lo sa. Al Quirinale riceve i capataz dei partiti ed estirpa le loro nuove emanazioni.
Bersani è il primo. La sala della papessa è asettica, disinfettata. Bersani si accomoda. Emma gli insapona il viso, gli lega al collo l’articolo 7 della costituzione, tira fuori una falce e lo rade con grande cura.
Berlusconi sbraita. “È il mio turno!” “Uno alla volta, per carità!” risponde la papessa canterina. Leggi il resto dell’articolo

Il jet lag di Napolitano – #SurrealityShow

Napolitanodi Andrea Frau

È il 1978. Giorgio Napolitano è il primo dirigente comunista italiano a ricevere il visto per recarsi negli Stati Uniti. All’aeroporto la sua valigia non passa i controlli.
“Signore, cos’è questo liquido nella boccetta?”
“Oh, mi scusi agente, è il sangue dei teppisti ungheresi, quelli della controrivoluzione del ’56. Stia tranquilla, una volta entrato in suolo americano il sangue si scioglierà, tipo miracolo di San Gennaro!” rassicura.
“Uhm, va bene, può passare” ribatte la poliziotta.
Dopo le perquisizioni finalmente Napolitano sale sull’aereo.
Nella stiva, tra i bagagli, c’è il cadavere di Aldo Moro.
L’hostess è Adriana Faranda che con accento americano indica le vie d’uscita:
“A destra, con noi, a sinistra con l’URSS”.
“E la terza via?” domanda Napolitano.
“Nella stiva” risponde la ragazza.

Vicino a lui è seduto lo spirito di Giorgio Amendola. Come in Provaci ancora Sam, Amendola-Humphrey Bogart incoraggia Napolitano-Woody Allen. Passa Rossana Rossanda vestita da hostess, Amendola ordina all’allievo: “Dalle una pacca sul culo! Stile Socialista!”. Ma Giorgio non ce la fa e chiede una coca cola. “Non ne abbiamo” risponde la Rossanda. Il giovane migliorista pensa che come supporto morale avrebbe preferito il guru di Palombella Rossa. Leggi il resto dell’articolo

Il senatore più ridicolo del mondo – #SurrealityShow

Fuori Orariodi Andrea Frau

È notte fonda. Devo essere a Palazzo Madama tra venti minuti. È il mio primo giorno da senatore della Repubblica. Non ho la più pallida idea di dove sia, poco male, salirò sul primo taxi sperando di arrivare in tempo.
È buio e c’è una nebbia fitta come mai ne avevo viste a Roma. Ecco un taxi, faccio un segno, speriamo che mi abbia visto. Si ferma e salgo su.
“A Palazzo Madama con piglio combattivo, caro concittadino!”, gli ordino.
Alla radio Break on through (to the other side) dei Doors.
Il tassista si gira, è nero, ma ha la voce di Alberto Sordi.
“Obbedisco!” mi dice.
“Che ci va a fare al Senato a quest’ora?”
“Vedo che è un accanito lettore di quotidiani”, ironizzo.
“Senta un po’ capo, scusi se non sono un fine analista politico. Il turno di Massimo Franco è di mattina”. Detto questo spegne la radio.
“Non volevo essere arrogante, mi scusi”, cerco di sistemare le cose anche perché siamo quasi arrivati.
“La gente come lei mi irrita sul serio”. Preme un bottone e il tassametro va al contrario. Sette euro, cinque, tre. Torna rapidamente indietro. Fuori è meno oscuro, sta tornando la sera.
Con tono calmo e solenne mi dice:
“Vede signore, mi sta derubando, qua non siamo al Senato, questo è il mio taxi e decido io”.
Non capisco come cazzo siamo arrivati a questo. “Non volevo in nessun modo offenderla. Lei è un lavoratore, posso solo immaginare i sacrifici, gli orari pesanti, i turni massacrant… “.
Non faccio in tempo a terminare la paraculata che questo allunga il braccio vicino a me, penso che mi voglia colpire, il suo sguardo mi ricorda Alberto Sordi nella scena finale di Un borghese piccolo piccolo mentre aspetta Zed. Invece apre la portiera, sterza e io vengo scaraventato fuori dal veicolo e rotolo sulla strada. Leggi il resto dell’articolo

Grillo, la macchina infernale – #SurrealityShow

Beppe Grillodi Andrea Frau

Il terreno è scivoloso. La macchina sbanda, il conducente molla il volante, apre la portiera e si lancia via dal veicolo. All’interno sono rimaste delle persone ma non importa. L’autista è rotolato in Costa Rica, i passeggeri sono finiti in una scarpata.
Un uomo alto e corpulento indossa un cappuccio e ripete:
“Compra questo cappuccio, compra questo cappuccio” come per ipnotizzare lo spettatore. Ora Giuseppe è vecchio, e a parte qualche raro spot per tv locali se ne son perse le tracce.

Giuseppe detto Beppe arrivò in Sicilia nuotando tra scandali, aspiranti suicidi e frustrati di ogni età pescando da questo target con ami a forma di punto esclamativo e di uno.
Il leader vellicò gli istinti più bassi e reazionari della gente con dei vibratori a forma di manganelli, istituì processi sommari in streaming e gogne online della serie: sputa anche tu al ladro con un click. In tutte le piazze maxi-schermi con la sua faccia sfigurata dalla rabbia e migliaia di persone ad ascoltare. Come una sit-com dell’odio una marea di frustrati sbraitava e urlava “affanculo!” a comando. A differenza delle sit-com quelle erano urla vere e chi sbraitava era pericolosamente vivo. Quando fu abbastanza numeroso l’esercito di automi marciò su Roma.
(I suoi soldatini marciano sempre ordinati, mangiano rapidi pasti vegani, leggono mille voci su Wikipedia in pochi minuti, ne aggiungono altre, inseriscono un commento negativo a una legge appena pubblicata sul sito del ministero, scaricano l’ultima fiction porno della tv pubblica con mamme al seguito, eiaculano, e tutto ciò in soli due minuti). Leggi il resto dell’articolo

Dio non gioca a dadi – #SurrealityShow

roulettedi Andrea Frau

Un vecchio prete genovese tempo fa cacciò dal paesino di Sant’Ilario i giocatori professionisti e le prostitute che non volevano essere salvate. Solo le prostitute che venivano da Via del Campo scalze e pentite venivano accolte nella sua casa. Il parroco con l’aiuto dei suoi discepoli vendeva la sua retorica salvifica fuori dalle bische. La sicurezza cacciava i mercanti dal casinò e scaraventava a terra libri e volantini in un ripetitivo gioco delle parti.
Una donna sfigurata da acido e botulino rapata a zero è legata mani e piedi ad una roulette. Un croupier con il colletto bianco gira la roulette, asseconda ed incita le giocate della gente. I giocatori invasati lanciano le pietre alla donna e fanno le loro giocate:
– Giocami Siracide 22, 26 sul rosso: “La donna pagata vale uno sputo, se è sposata è torre di morte per quanti la usano”.
Un altro scaglia la sua pietra contro la colpevole:
– Cagna! Io mi gioco il 9 e 10 dello stesso Libro: “Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via!”
Il prete rivoluzionario smorza l’entusiasmo dei presenti:
– “Si getta la sorte nel grembo, ma ogni decisione viene dal Signore”, proverbi 16, 33.
Detto ciò tira i sassi e vince. La donna è pentita, è salva!

Le donne croupier che sono rimaste incinta sono state costrette ad abortire dalla direzione. I feti abortiti sono stati murati dentro il Casinò. Solo uno dei preti lo sa. Sente suonare le campane a morto da dentro la parete. Il rimorso della coscienza è insostenibile. Butta i dadi a terra ed esplode:
– Sì, siamo stati noi! Ma ora basta con le campane, ti prego mio Dio! Leggi il resto dell’articolo