Gli scrittori del CN – #TUS3

Torino Una Sega

Da oggi iniziamo a pubblicare una selezione di racconti dal reading Torino Una Sega 3, come già fatto per Torino Una Sega 2. Vi ricordiamo inoltre che buona parte dei racconti letti a TUS3 saranno pubblicati sul prossimo numero di Riot Van, rivista fiorentina indipendente, in uscita a novembre. RV realizzerà poi un’antologia completa in ebook. Sia la rivista che la raccolta digitale saranno in distribuzione gratuita.
E ora spazio a Simone Lisi, che al Caffè Notte ha letto un brano da Palme selvagge di William Faulkner e il racconto Gli scrittori del CN.

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Caro Liguori,

Come stai? Spero tutto bene. Sono tornato in città dopo alcuni giorni. Abbastanza di buon umore, per il calore incamerato nel mare di Settembre e per un piccolo regalo che ho ricevuto dal destino. Se destino e regalo suonassero davvero concetti troppo seri, diciamo solo di buon umore per una cosa che mi è capitata, un piccolo testo anonimo trovato proprio ieri sera, accartocciato in un angolo, nei bagni del Caffè Notte. Un raccontino canaglia che mi ha fatto sorridere per un minuto e che adesso ti trascrivo di seguito, sperando di farti cosa gradita e magari un mezzo sorriso anche a te. Leggi il resto dell’articolo

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Racconti da #TUS2: collezionali tutti!

torino una segaConcludiamo oggi la pubblicazione dei testi dal reading Torino Una Sega 2. Chi è stato al Caffè Notte quella sera sa che è stato un reading molto partecipato, che ha visto nomi di rilievo del panorama letterario italiano, giovani/quasigiovani promesse e gli imprescindibili “slot superpazzo” (© Vanni Santoni). Nell’impossibilità di pubblicare tutti i testi (sono oltre un centinaio, se la memoria non ci inganna), ringraziamo tutti quelli che ci hanno inviato i propri, chi non ce li ha voluti dare e pure chi non ha risposto alle mail. Ringraziamo infine gli accademici: Raoul Bruni, che ha letto il Discorso di Firenze (1913) di Giovanni Papini, raccolto nel volume L’esperienza futurista; Effe, che ha letto La vita sessuale dei selvaggi di Bronislaw Malinowski; Francesco Ammannati, che ci ha deliziato con la lettera di Belisario Vinta, Primo segretario di Stato del Granducato, al Granduca Francesco de’ Medici.
Quello che segue è l’elenco dei testi da noi pubblicati, in ordine cronologico: Leggi il resto dell’articolo

Il sostituto – #TUS2

buca sabbiaCari lettori precari, oggi siamo assai contenti di ospitare il testo che Luca Ricci ha letto al reading Torino Una Sega 2. Sì, Luca Ricci, l’autore di Mabel dice sì, di cui, sempre su questo blog, aveva scritto Vanni Santoni. Come da consuetudine, Luca al reading ha portato due testi: Il sostituto, pubblicato in Storie scellerate, a cura di Ettore Malacarne (Cabilaedizioni 2009), e La chioma di Guy de Maupassant. Guy non ci ha permesso di pubblicare il suo testo, quindi vi proponiamo Il sostituto.

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Dopo, mia moglie fece il giro delle stanze un po’ spaesata. La casa era piccola. Da un momento all’altro ero tornato come ai tempi dell’università.
– Posso rimanere a cena?
– Non so se è una buona idea…
– Mangiavamo insieme tutte le sere. Che cosa potrà mai succederci?
Non dissi niente. Non seppi stabilire se ne avessi davvero voglia. Come se non bastasse, il frigorifero era mezzo vuoto e non avevo piatti. Né posate né bicchieri né tovagliette di plastica. Non avevo avuto ancora tempo per quel genere di cose. Mia moglie rimase in attesa sulla sedia di cucina, con le gambe piegate vicino al petto.
– Magari ordiamo una pizza?
– Per me va bene.
– Da bere?
– Birra.
Tagliai le pizze con le forbici. Anche a mia moglie piaceva bere alla bottiglia e non la infastidì troppo l’assenza del bicchiere. La luce divenne turchese. Mi sembrò perfetta per quel momento. Poi non si riuscì più a distinguere niente, e allora andai ad accendere la luce. Parlammo poco. Più che altro, ci guardavamo. Mia moglie aveva un modo tutto suo di toccarsi i capelli. Si prendeva una ciocca e la faceva sparire dentro la mano chiusa a pugno. Io continuavo ad aspirare troppo le sigarette. Forse i gesti ci erano mancati più delle parole. Leggi il resto dell’articolo

Opere di bene – #TUS2

teddy1

Per i testi di Torino Una Sega 2reading che se ve lo siete perso che ve lo diciamo a fare, oggi diamo spazio a Elisa Ravasi e Alessandro GoriDi Gori, sempre da TUS2, avevamo pubblicato Hans e Gretchen. Buona lettura.

Me ne stavo a un take-away con Briatore e Scandroglio, quando incontro la Cinzia, una tipa delle libertà civili che m’ero fatto fra il ’96 e il ’97. Non la vedevo da parecchio ed era sempre una bella figa. La pensavo a Sumatra col suo coglione, ma lei mi dice che la storia è finita male, che è tornata qua da un paio di mesi e che è triste e bla bla bla. Facciamo le solite due chiacchiere, lei si prende un’insalata greca e un ACE, io una Ceres e delle pennette alla vodka.
È l’una e mezza, usciamo e mi chiede di accompagnarla al centro in cui lavora.
È uno di quegli istituti per reinserire gli handicappati nella società e troiate simili. Mi dice che sta aiutando una ragazzina con dei problemi, tra cui un cazzo di disordine del movimento.
Arriviamo e lei è già lì che l’aspetta, con le sue stampelle. Mammamia, alla faccia dei problemi! La “ragazza” era in realtà una specie di scaldabagno umano, alta un cazzo e due barattoli, obesa e sfatta, dal colorito cianotico, che si muoveva a malapena e cazzo se puzzava! Puzzava tanto come solo gli handicappati sanno puzzare. Poi, per carità, magari era una “brava ragazza”, ma ci vuole poco ad esserlo se sei poco più che animale. E in ogni caso, chissenefrega. Leggi il resto dell’articolo

Hans e Gretchen – #TUS2

hansel e gretel

disegno di Scott Campbell

L’appuntamento settimanale coi testi di Torino Una Sega 2 vede protagonista una rilettura della fiaba di Hänsel e Gretel, opera di Alessandro Gori, con molto meno marzapane rispetto all’originale.

Falegname.
C’era una volta un povero falegname che viveva in una capanna sul limitare del bosco. L’uomo era padre di due bambini, il piccolo Hans e la piccola Gretchen. La madre era morta qualche anno prima per una malattia che ancora non s’è capito bene cos’era, ma non voglio fare polemica. L’anno precedente l’uomo si era risposato, ma la nuova moglie non sopportava i due figliastri. Erano tempi grami e un giorno la moglie disse: “Non abbiamo più niente da mangiare! È rimasto solo dell’affettato! Porta i due bambini nella foresta e abbandonali, così avremo quattro bocche da sfamare in meno!” Infatti Hans e Gretchen erano affetti dalla famigerata sindrome di Pugaciov, che li aveva dotati di due piccole bocche ciascuno, al posto degli occhi, e di un grande occhio completamente bianco collocato dove le persone normali hanno la bocca. Oltre a questo avevano, al posto del cervello, il Belgio. Un Belgio in scala minima ovviamente, ma del tutto funzionante. Questa era la sindrome di Pugaciov. Leggi il resto dell’articolo

Pranzo di Natale – #TUS2

dita von teeseIl reading Torino Una sega 2 è stato anche sesso estremo. No, caro visitatore del blog in cerca di emozioni forti, o gabbato dal motore di ricerca: ci riferiamo sempre e comunque ai testi letti, come questo Pranzo di Natale di Gianluca Garrapa, che al Caffè Notte ha letto anche I canti di Maldoror, di Isidore Ducasse Conte di Lautréamont. Noi comunque si è pensato di proporre il primo, e il motivo è presto detto: ci piacciono le feste.

Accadde l’altro anno. 24 dicembre 2012. Pomeriggio denso e caldo di bontà a tanto al kilo.
Mi chiamo Monica. Insegnavo matematica alle superiori.
Siamo a casa di Stefano con Loretta e Davide. Loretta è una dirigente di comunità.
Davide è un assessore.
Stefano è un pilota aereo. Ha organizzato tutto lui.
Come ogni Natale ci intratteniamo con la verità del sesso estremo. Bondage. Sottomissione. Sadomasochismo. Siamo quattro schiavi. Stefano ha pagato due padroni. Due omaccioni in latex nero. SSC. Sicuro. Sano. Consensuale. L’abc del sesso estremo.
I due ci legano polsi e caviglie a delle assi di legno poste in cerchio nel grande salone da pranzo. C’è un tavolo apparecchiato. Le finestre accovacciate sulla neve del giardino. Il tepore sbuffa ovatta gelida da cartone animato.
Prima di iniziare Stefano ci rassicura. Spiega. È una variante del gioco della bottiglia. La penitenza a totale discrezione dei due padroni.
I regali. A mezzanotte. Ai piedi dell’albero pagano illuminato a microepilessie colorate ci sono 4 scatole a decoro.
Musica classica. Rilassante. Ingannevole. Filodifussione quadrifonica.
I due ci imbavagliano con una gag ball. Non stanno rispettando gli accordi.
Stefano borbotta. Protesta. Troppo tardi.
Primo giro di bottiglia.
A fianco Stefano. Loretta. Di fronte Davide.
I padroni ci iniettano non so cosa. Inizio ad agitarmi.
La bottiglia ruota. Leggi il resto dell’articolo

Amore 2.0 – #TUS2

charlie chaplindi Francesco Faralli

Finite – sì, di già! – le vacanze pasquali si torna tutti alle consuete occupazioni e ai consueti regimi alimentari. Ecco allora l’appuntamento coi testi del reading Torino Una Sega 2Oggi ospitiamo Amore 2.0 di Francesco Faralli, breve storia distopica a base di cromosomi, vaccini contro le emozioni e meritocrazia.

Era la terza volta che la signora si ripresentava quella settimana. Bussava al vetro della reception, stringendo nell’altra mano uno stropicciato modulo B21, il volto rigato di lacrime. Il consulente si limitava a scuotere la testa, sorridendo. “Signora la prego, è la prassi. Il filamento di suo marito…”. Ma lei niente, continuava a battere sul vetro agitando il modulo. “Mio marito è la persona più buona al mondo e non si è mai sognato di bere! Per favore per favore, non abbiamo nulla, questo lavoro è importante per mio marito, nostra figlia …”. Il consulente annuiva mestamente, da programma. In cuor suo avrebbe voluto prendere a calci quella dannata seccatrice. Era la terza volta (la terza volta!) che quella si presentava a lagnarsi! E cosa ci poteva fare lui se i test genetici obbligatori per legge avevano riscontrato in suo marito una lieve anomalia nel cromosoma DRTY483820 del filamento HFHSK3946895, che nel 30% dei casi evidenzia una latente tendenza all’alcolismo e alla cleptomania? Certo, questo non dava la certezza che suo marito fosse un cleptomane alcolista, ma era una ragione più che sufficiente perché l’azienda non l’assumesse. Ovvio. Leggi il resto dell’articolo