La corona di fiori – #TUS2

Spazio a Gregorio Magini per l’appuntamento settimanale coi testi del reading Torino Una Sega 2. Due i testi letti, come da tradizione: parte del capitolo VIII di Salammbô (Flaubert), e il brano che proponiamo, l’incipit del romanzo cui Magini sta lavorando, La corona di fiori.

Recise un’astromeria che sporgeva fuori sagoma, intrecciò un nuovo ramo di felce dove la gypsophila non bastava a nascondere il fusto di polipropilene, verificò la distribuzione dei gigli bianchi, spruzzò il lucidante sulle foglie. Portò la corona dal cavalletto al banco, dove era già pronto il foglio di plastica su cui l’adagiò. Appose una coccarda nera, la spillò, vi girò intorno una fascia di velluto e la annodò in un fiocco, pinzando poi le anse per tenerle piatte. Tagliò via una frangia del nastro. Posò le forbici, sollevò il berretto, passò la mano sul cranio rasato. Appaiò due lembi opposti del foglio di plastica e li fissò con il nastro adesivo. Riportò la corona imballata sul cavalletto. Si allontanò di un passo per giudicare il risultato. Leggi il resto dell’articolo

Un increscioso incidente segna l’inizio di una fulgida carriera – #TUS2

feuillettonL’appuntamento settimanale con i testi del reading Torino Una Sega 2 vede ospite Francesco D’Isa. Francesco ha portato un brano da Pornografia di Witold Gombrowicz e il testo che segue, terzo capitolo del romanzo Feuilleton pornographique che sta pubblicando in parte a puntate sul Post.

Claude tenne fede alle proprie parole; si recò a B… due giorni dopo il dialogo coi genitori e studiò presso l’allora prestigiosa facoltà di H…
Per quanto si dimostrò un ottimo studente, laureandosi nei tempi previsti e col massimo dei voti, la sua carriera universitaria fu contraddistinta dallo stesso distacco che segnò la propria infanzia; il ragazzo era determinato, ma privo dell’ambizione che muoveva la maggior parte dei colleghi. Claude visse gli studi come una fase di passaggio, utile ma non decisiva, e vi prestò quindi un’attenzione distratta, come a un paesaggio che si attraversa prima di giungere alla meta. La competizione dell’ambiente universitario non lo sfiorò; davanti alla cabala dei voti e alla rincorsa a chi più interveniva, egli vestiva un’aria di superiorità, quasi fosse un professore in incognito, iscrittosi all’università per osservare le abitudini degli studenti. Questo atteggiamento cambiò una volta che fu più vicino allo scopo; assunto dalla Perverse Angels fece di tutto per guadagnarsi la fiducia della società, e cercò di apprendere con ingordigia tutto quel che c’era da imparare Leggi il resto dell’articolo

Fisiologia della parola – #TUS2

danteOggi si gioca in casa, per i testi del reading Torino Una Sega 2È infatti il turno del nostro Simone Ghelli, che ha letto un brano da Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi e il testo che proponiamo di seguito, Fenomenologia della parola – qualche breve riflessione intorno all’elemento del sangue nella scrittura. No, tranquilli: non è un testo di poetica emo.


Dire “parole di sangue”, o anche “scrivere di pancia”, son dei modi per offrire un corpo alla scrittura: come a intendere che essa ci procuri dei brividi, o degli spasmi, o anche solo delle contrazioni; come quando si aggroviglia l’intestino per un’emozione – che poi il romanticismo si disperde tutto in qualche emissione d’aria che ci si sforza di contenere. Di pancia e dell’intestino han già scritto in tanti: si pensi al Boccaccio o a Rabelais, ma anche a Dante e Céline, e spesso nelle feci è capitato anche di trovarci del sangue. Le due cose non sono infatti forse intimamente collegate? Ora, se si tralascia il discorso sui generi del terrore e dell’orrore (dei quali si sappia che io son sempre stato appassionato fin dall’adolescenza), il sangue è sempre elemento accidentale, imprevisto: qualcosa che fuoriesce e del quale si teme la vista – mentre delle feci ne possiamo provare schifo, del sangue se ne ha paura, in quanto indica un malfunzionamento dell’organismo: cacare o pisciare sangue, tanto per dirne una, non è certo indice di buona salute. Leggi il resto dell’articolo

La sessualità di un IP – #TUS2

emule[Di nuovo spazio al Collettivomensa per i testi di Torino Una Sega 2. Fabiagio Salerno ha letto un fondamentale brano del rapporto genitori-figli-Federico Moccia, e il testo che proponiamo, una toccante storia d’amore, file avi e Ip]

Tu la sofferenza non sai neanche che cos’è.
 Hai mai provato a chattare con i client in coda della barra di upload del tuo emule? Io sì. Capito? Si chiamano tutti http://www.emule.com e allora ci clicchi col destro e fai mostra dettagli e i dettagli secondo emule sono hash utente, versione client, Kadu, IP. Hai mai provato a cercare di capire dalle cifre dell’IP se l’utente fosse maschio o femmina? Tu non sai neanche che cos’è la sofferenza. La sofferenza è scrivere “ciao” a tal 212.63.266.35, mentre state scaricando contemporaneamente, lei da te e tu da chissà chi il file “Socrate.Aristotele.e.la.Scuola.di.Atene.-di.M.Ferraris.avi” e nessuno dei due sa perché cazzo lo state scaricando, visto che a nessuno dei due gliene fotte niente dei socratici e soprattutto di M.Ferraris. Vi chiederete: come faccio a saperlo? Sarà quel 212 all’inizio del tuo IP che dice di te molte cose, che non sei per niente socratica, no, no, a te piace la danza caraibica, e pure a me, e ti dirò di più: c’abbiamo un IP molto simile. Perché non hanno inventato il servizio “manda un sms al 4242 con scritto il tuo IP e il suo IP e scopri le affinità che hai con i tuoi client in coda”, non c’è neanche l’oroscopo degli IP, bah, ma io stasera, cara la mia 212.63.266.35, ho ricevuto un ID basso e un Kadu fairwalled, e lo sapevo che l’avrei ricevuto, ne ero sicuro, guarda io stasera nemmeno mi volevo collegare alla rete Kadu oggi. Leggi il resto dell’articolo

Yes, I can – #TUS2

Machiavelli[Quello che leggerete non è il testo di Torino Una Sega 2 che avevamo programmato di pubblicare oggi. Purtroppo pare che l’autore scelto abbia mentito su un master svolto a Chicago, e allora per correttezza abbiamo deciso di pubblicare il testo di Pino Scannamonaca. Lo splendido 40enne Pino ha letto la ricetta Leprè in salmì, e questo Yes, I can che farà felici i fan di Machiavelli e del Collettivomensa]

oggi mi stavo per tagliare il cazzo volontariamente. ma mi spiego.
stavo leggendo il Principe di Machiavelli, capendoci davvero poco, tamen se si considerrà bene tutto, ho alzato lo sguardo verso la finestra della mia cameretta e ho visto degli stormi giganteschi di rondini o checosasono che volavano nel cielo sopra i palazzi della stazione, erano miliardi, lì nel cielo a garrire, a inseguirsi, ad accalcarsi in masse informi e poi sciogliersi velocemente e di nuovo, tant’è che quando si addensavano diventavano un un’unica maschera nera che oscurava tutto il mio piccolo angolo di cielo visibile dalla mia finestra. da qualche parte avevo letto come il moto degli uccelli fosse determinato e non casuale e come stagliandosi nel cielo gli uccelli componessero delle figure ben precise, magari figure di uccelli molto più grandi delle singole componenti in modo da spaventare i predatori, ma non mi importava, perché quelle rondini se la stavano spassando lì nel cielo, si inseguivano, piroettavano, scendevano in picchiata, poi si rialzavano placide nel cielo, a beffeggiare la forza di gravità e noi poveri umani che non sapevamo alzarci d’un palmo. sembrava uno spettacolo messo in scena solo per me, che se avessi chiuso le imposte si sarebbero subito acquietate, ma poi le chiudevo e quando le riaprivo erano ancora lì ed erano ancora di più, arrivavano da ogni parte, in massa, e non si sapeva perché lo facessero, forse facevano primavera, ma in ogni caso era febbraio. Leggi il resto dell’articolo

Broken Glass – #TUS2

scontri manifestazioneGabriele Merlini, che oggi ospitiamo, a Torino Una Sega 2 ha portato due testi: un brano da Il sangue degli Ashenden – Il condominio di Stanley Elkin, e questo Broken Glass

Cara vecchia tigre che dorme (afferrato il rimando?), permettimi di ricordarti come le cose andarono più o meno in questo modo. Poiché molto tempo è ormai trascorso e la memoria può giocare qualche scherzo. Dunque riassumiamo: si deve al tuo articolo che stamani ho avuto la sfortuna di leggere il tentativo di scrivere questa mia scimmiottando il tuo stile da pomposo bastardo. E se talvolta annusi stia superandoti in grazia e profondità beh, fammi il piacere di non polemizzare anzi spedirmi un bouquet di rose nella tana che da qualche lustro infesto in totale solitudine. Sarà gesto commovente e graditissimo. Ma veniamo al dunque.
È correlabile al ributtante trend adesso in circolazione – quello che spinge numerosi direttori di testata a infilare bei soldoni nelle tasche di sciagurati del tuo stampo – il pezzo odierno sui tuoi (i nostri) anni del liceo. Come se qualcuno potesse essere interessato ai particolari più luridi del percorso scolastico di un modesto scrittore di farse tipo te, assieme a un fallito bombarolo del mio stampo. Leggi il resto dell’articolo

L’Acheronte del nonno – #TUS2

cappelletti-in-brodo[Questa settimana l’appuntamento coi testi di Torino Una Sega 2 vede protagonista Jacopo Nacci. Jacopo ha letto un brano da Un tipo di realtà di Yu Hua, contenuto in Torture, il racconto inedito L’Acheronte del nonno, che proponiamo qui di seguito]

È il pranzo di Natale a casa dei nonni e sto pensando che, prima di riuscire a scappare per andare a imboscarmi con Jessica, trascorrerò almeno due ore con i miei e con nonna ad ascoltare i discorsi sul nonno e sul suo controverso desiderio di morire. Il nonno non partecipa al pranzo: da un anno e mezzo vive confinato nel letto della stanza in fondo al corridoio, mutilato degli arti andati in cancrena uno dopo l’altro in senso rigorosamente orario: braccio sinistro, gamba sinistra, gamba destra, braccio destro. Ora che la vecchiaia gli ha rattrappito il tronco, che sembra ormai quello di un bambino, – con il pigiamino celeste, a bozzolo, sempre più tagliato e ricucito, tanto che il taschino, che la ditta produttrice aveva progettato, secondo la norma, sulla parte sinistra del petto, si è spostato al centro – il nonno è sostanzialmente ridotto al suo testone pelato, con i suoi due ciuffi gialli dietro le orecchie.
Ammazzami, Clelia, dice il nonno ogni giorno. Leggi il resto dell’articolo

Quanto è lontano il mare – #TUS2

studenti[Secondo appuntamento con i testi letti a Torino Una Sega 2: oggi tocca a Ilaria Giannini. Al Caffè Notte Ilaria ha letto l’incipit di La parte dei delitti, tratto da 2666 di Bolaño, e un estratto dal suo romanzo inedito Quanto è lontano il mare, che proponiamo qui di seguito]

Alla fermata dello scuolabus Matteo non c’è. Ho dormito così male che adesso mi bruciano gli occhi e mi fa male la pancia, come se la cena che ho tirato giù a forza mi si fosse piantata sullo stomaco. Avrei voglia di parlare con quello scemo, forse stamani si sente peggio di me e se lo merita pure, visto il casino che ha combinato ieri, porca misera, poteva anche starsene zitto, come ho fatto io per tutto ‘sto tempo con lui, in fondo lo sapevo di non piacergli e mi sono tenuta tutto dentro, invece lui no, il grand’uomo doveva fare la sua avance da Casanova, accidenti agli ormoni.
«Stai bene Eli?»
«Mi sa che mi sta venendo l’influenza, mi fa male la pancia».
«Oddio, non sarà mica che… »
«Cosa?» Leggi il resto dell’articolo