Appunti biodegradabili dalla terra della fantasia – 10

Ricordate il mal di denti di Mal di Libri? Il responso del dentista è stato netto: via i denti del giudizio, e anche con una certa fretta: sono bombe pronte a esplodere. Che poi, dei quattro, ne era uscito solo uno; gli altri son rimasti sotto, ce n’è uno, terribile, che è addirittura in orizzontale sotto la gengiva. Tre giorni fa ho tolto il primo e dopo due giorni difficili oggi sto un po’ meglio, ma la mia esperienza è in netto contrasto col detto “via il dente, via il dolore”: il dolore vero Leggi il resto dell’articolo

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Face to Face! – Percival Everett (2)

Inseguire Everett. Questo ormai faccio da un po’ di tempo, da quando mi sono appassionato a questo straordinario scrittore americano pubblicato in Italia dalla Nutrimenti. Nel 2009 è arrivato negli Stati Uniti al suo venticinquesimo libro. Da noi è al suo quarto romanzo. Musicista, pittore, insegnante, ha tutte le caratteristiche di un uomo difficile da digerire eppure incontrarlo smentisce ogni presentimento negativo. Unico ostacolo, per ora insormontabile, le sue lapidarie risposte. Deserto americano è il nuovo lavoro per l’Italia.

Come nasce Deserto americano?

Non lo so, davvero. Per me è sempre difficile dire cosa ha scatenato un romanzo. I romanzi vengono fuori e basta. Qui per la verità ci sono di mezzo quei continui mal di testa che spesso mi rovinano le giornate. Sono così fastidiosi che ogni volta vorrei tagliarmi la testa. Non è un’idea così peregrina, in fondo.

Da quali stimoli interni o esterni ha preso spunto per il personaggio di Ted Everett?

Ted è di sicuro una miscellanea di persone che ho conosciuto e con cui ho avuto a che fare. Tra queste ci sono di mezzo anch’io. Per quanto ci provi non riesco ad alienarmi dai miei personaggi.

Lei ha un rapporto molto particolare nei suoi romanzi con gli animali, che tornano sempre anche solo come comparse a cosa è dovuto?

Ho imparato moltissimo dagli animali in quattordici anni di addestramento di cavalli, soprattutto che un cavallo non mi ha mai tradito oppure che un cane non mi ha mai mentito, al massimo qualche cornacchia mi ha rubato qualcosa.

Un romanzo diverso questo. Anche nella forma narrativa. Una volta messo il punto cosa ha fatto?

Sono sempre i romanzi a dettare e a imporre la forma. In più, io sono uno che si annoia facilmente. E proprio per questo lavoro molto sulla struttura e la forma in modo che ne venga fuori qualcosa di divertente per me che sto scrivendo. La forma è il modo più profondo per indagare la realtà.

In Glifo c’era il gioco letterario, in Ferito un linguaggio lirico- paesaggistico e ora qualcosa di più “pop” in un certo senso. Cos’è lo stile per lei?

Uno strumento al servizio di ciascun libro, a disposizione di ciascuna storia.

Cos’è la metafora?

Evito di cadere nel giogo della metafora perché so che mi fermerei a rielaborarla all’infinito, mentre invece tutta la mia propensione è verso la storia e la sua vita. Io creo delle storie e non veicolo messaggi personali in queste. La mia attenzione è tutta rivolta sul processo di creazione.

Morire e resuscitare, due verbi che si avvicinano più facilmente a Cristo. Lei è religioso? Crede nella resurrezione?

Non sono religioso. Per niente. Non lo sono mai stato e non lo sarò mai. Però morirei sarei disposto a bruciare sul rogo sapendo che il papa sull’aereo sta leggendo il mio romanzo

Essere morto e comunque vivere, come nel suo romanzo non è simile ad essere un fantasma? L’uomo secondo lei accetterebbe una condizione di questo tipo?

No, Ted non è un fantasma. Ted è vivo e morto. E da morto più vivo di quando era vivo. I lettori poi si faranno un’idea tutta loro sul suo stato. Per qualcuno sarà un morto vivente, per altri un fantasma per altri ancora semplicemente un uomo che non sa più se vuole essere vivo o morto.

Come definisce Ted? E cosa c’è di lei?

Direi che Ted è al 13 % Percival Everett. Il resto della composizione non è facile da analizzare. C’è un po’ di tutto, compresi alcuni scheletri nell’armadio.

Il protagonista nella prime pagine cerca la morte per cancellare le sue debolezze umane. La morte davvero cancella i debiti con la vita?

La morte cancella qualunque cosa ma non conferisce l’assoluzione. Direi che alla fine i conti non tornano.

Perché il cambio del titolo da Making Jesus a Deserto americano? Cosa ha pensato quando le è stato proposto?

Il mio editore americano è stato un codardo. All’inizio ho pensato Fuck You! E ho cercato di averla vinta. La seconda fase invece è stata più riflessiva e ragionandoci bene, ma da solo, ho creduto che il titolo avrebbe posto l’attenzione soltanto su un aspetto del romanzo.

Un aspetto interessante (e oramai anche troppo ovvio visto la nostra società) è l’accanimento mediatico: si può avere l’esclusiva sulla morte, sulla vita e lei pensa anche sulla risurrezione?

Sicuramente. È il loro mestiere. E forse siamo proprio noi a volere che sia così, ad agognare un tale grado di penetrazione nelle nostre vite. Un sistema di informazione di tale natura implica un analogo e compiacente sistema di ricezione.

Farebbero un reality per uno come Ted?

Strano che non ci abbiano già pensato. Che tristezza…

Cos’è per lei la privacy?

A questa domanda preferisco non rispondere.

Cos’è la normalità per lei?

Tutto.

Quanto è importante l’ironia nella sua vita? Che ruolo svolge?

Se c’è ironia in quello che dico o scrivo non me ne accorgo neppure. Senz’altro mi piacciono coloro che non si prendono troppo sul serio quando scrivono.

Se perdesse la testa e se la ritrovasse ricucita al suo funerale, quale sarebbe la prima cosa a cui penserebbe?

Morirei per la paura.

La morte fa ancora paura?

Veramente?!

Chi è il suo personaggio tipo?

Direi grasso, belloccio, sempre indaffarato e attratto dal gentil sesso. Oppure magrolino, ma sempre belloccio. Non so perché, è più forte di me.

Cosa legge?

Storia, filosofia, matematica e tutta la narrativa dei miei studenti, talmente tanta che evito di leggere quella contemporanea.

Come è stato il suo tour in Italia. Che rapporto ha con la nostra gente?

Voi italiani siete così vivi e pieni di energia. Siete animati da una curiosità sorprendente, genuina. Rimango stupefatto dalla vostra voglia di approfondire, sapere sempre di più e di immaginare nuovi sviluppi ed evoluzioni per qualsiasi cosa.

Perché dà risposte così brevi alle interviste?

Perché è così (ride).

Alex Pietrogiacomi

Trauma cronico – Buon compleanno Scrittori precari!

Buon compleanno Scrittori precari!

Già, oggi il nostro progetto compie un anno, tanto è passato da quella prima volta insieme, eravamo ospiti del Cineclub Alphaville, io, Simone e Luca, nel pubblico si contavano una dozzina di persone, tra loro, arrivato in ritardo da Latina, c’era anche Zabaglio, da qualche mese mio compagno di avventure nei reading/presentazione dei nostri libri targati Tespi. Ma era solo l’inizio.

Zab sarebbe entrato di lì a poco a far parte della banda, dal secondo appuntamento, il battezzo al Simposio, un successo oltre le nostre più rosee aspettative, tanto che da quella volta ne è nato un appuntamento fisso mensile, dove siamo stati accompagnati da prestigiosissimi ospiti fino ad arrivare alla straordinaria maratona letteraria di settembre, la grande anteprima del meraviglioso tour che ci ha portato in giro per l’Italia, di cui potete leggere le peripezie nel Diario di bordo di questi Don Chisciotte della penna che ancora credono nella forza delle parole, schiavi d’esse.

Da maggio è entrato nella combriccola anche Alex, e poi come non ringraziare anche il nostro ospite più assiduo, Vanni Santoni, uno dei miei preferiti scrittori viventi, che è stato con noi cinque volte.

Oltre trenta appuntamenti, quasi come una rock band, e non siamo ancora stanchi, anzi, dopo aver debuttato persino in teatro grazie a quei due folli di Dimitri Chimenti e Andrea Montagnani, ideatori dello spettacolo Trauma cronico, che siamo pronti per portare in giro (gli interessati possono scrivere a scrittoriprecari@yahoo.it)

Quando vivi intensamente, il tempo, sembra durare di più. Sono orgoglioso di poter dire che questa di Scrittori precari è stata una delle più belle esperienze che ho vissuto, sono cresciuto tanto, come uomo, e come autore. Leggere spessissimo in pubblico mi ha aiutato molto, condividere i miei scritti è stata ed è una notevole fortuna, un’opportunità non da poco per chi come me ha scelto la strada della letteratura giovanissimo, vivendo per essa. Per leggere. Per scrivere.

Tanta strada percorsa, e tanta ancora da farne, per riportare la letteratura ovunque, perché il nostro morente paese, Italia, ne ha tanto bisogno, ha dimenticato la sua storia, e continua a subire.

Ma oggi è un giorno di festa, e dobbiamo festeggiare. Se non hai niente di meglio da fare, il consiglio che ti posso dare è quello di leggere un buon libro, e condividerlo, parlarne, invitare gli altri a leggerlo.

Bisogna scrostare gli ingranaggi interrotti di questi nostri concittadini alienati e distratti dal vuoto.

Bisogna invitare alla lettura, perché ci si possa svegliare insieme da questo torpore asfissiante.

Vi saluto cogliendo l’occasione per ringraziare i tanti di voi che seguono le nostre avventure e che quotidianamente leggono questo blog. Se siamo ancora qui e continuiamo questa avventura pieni di entusiasmo è solo grazie a voi.

Vi aspettiamo il 17 ad Aprilia (LT) e il 19 a Roma in quel di San Lorenzo (maggiori dettagli nella sezione Prossimi appuntamenti).

E naturalmente qui sul blog ogni giorno.

Stappate le bottiglie che oggi è un giorno di gran festa. Buon compleanno Scrittori precari!

Ah, dimenticavo, stasera, verso le sette, andiamo a sentire il reading di Nicola Lagioia al Chiccen, al Pigneto. Se passate, beviamo qualcosa insieme.

Gianluca Liguori

Poesia precaria (selezionata da L. Piccolino) – 14

Il tour che ha portato il collettivo Scrittori precari in giro per l’Italia è stato tutto un incontrare e conoscere.

Con Andy Q. ci siamo visti durante l’ultima data, nella Repubblica di Frigolandia, in provincia di Perugia.

Il Caro Andy, parlando parlando, mi disse di avere la passione del verso ed io, da parte mia, gli chiesi di spedirmi qualcosa per la rubrica del lunedì.

Ci è voluto un po’. Io e lui abbiamo scoperto di non essere molto coordinati.

Mi ha scritto su myspace e io ho letto dopo un mese. Mi ha mandato una mail, ma si è persa nei meandri di una bufera subtropicale che ha tagliato le comunicazioni per qualche ora.

Colpa mia e colpa sua, dunque. Nel caso della bufera colpa di qualcuno più in alto, forse. Ma andiamo avanti parlando di cose serie.

La poesia di Andy appare potente e senza fronzoli. Comunque non mi permetterei di considerarla essenziale.

La padronanza e la consapevolezza che questo autore innegabilmente possiede, fanno sì che egli possa scalare senza remore o tentennamenti le chine poetiche che gli si parano innanzi.

Musicalità, immagini forti e soprattutto sensazioni forti. Poesie fatte di materia, carne, sangue, lacrime, cuore e molto altro.

La realtà presente sembra avere i toni del grottesco e va ad incastonarsi come una gemma difettosa su un anello di finto oro.

Palese è la letteratura di riferimento a cui Andy evidentemente si ispira. Ma il suo personale modo di interpretarla e rinnovarla fanno pensare a un percorso evolutivo tutt’altro che finito.

Staremo a vedere.

Buona lettura.

Luca Piccolino

ORE MASTICATE

il cibo tra i denti

le ore masticate

l’armonia della quiete nel ferro congelato

nessun tramonto nella notte delle stelle indifferenti

calici di ulivo vivo non ancora colto

fiori ingenui si colorano d’inverno

vapore nel nostro respiro

che aspira linfa nello splendore

un’ erezione improvvisa toccando erba di campo

e le ciminiere fumano più di noi

ma in lontananza sono sole

travestite da formichieri della quotidianità

mai sazi di disperazione

gocce di birra sul corriere regionale

gocce di birra sugli annunci delle troie private di provincia

numeri su numeri

calcoli su calcoli dentro tumori morali in via di putrefazione

il vescovo non vuole il sexyshop

la città se ne fotte

treni in ritardo dentro valigie vuote

cani affamati alle discariche dei ristornanti di lusso

la luna nasconde il proprio sesso e non ci degna di Luce

e la notte finisce con l’ultimo sorso

aborto dell’addio

frutto malato di arcobalenica muffa

ruggine nel terzo occhio

pittura su odio nella pupilla del terzo occhio

guanti anti-omicidio

san valentino nell’aorta strappata

sputeremo sangue alla parata degli attimi fuggenti

cibo tra i denti

ore masticate

sangue coaugulato nel dna della miseria

fazzoletti con sborra incollata

catarro che galleggia nel cesso

siamo i soliti esseri perfetti in una realtà decadente

Andy Q.

La fine del viaggio

Il viaggio del gruppo è finito. E anche il mio seguirli, fisicamente e non, in questo tour.
Quando ci siamo lasciati a Milano, dove ci siamo poi ritrovati ad un tavolo per il compleanno della fotografa fantastica, io sono rimasto lombardo per vari giri e appuntamenti.
In uno di questi mi sono ritrovato in un hotel di lusso con Dita Von Teese e lo chef/guru Cracco. Il mio pensiero dove è andato!? Ai Precari: contattati immediatamente con sms per sapere dove erano e farci quattro risate sulle rispettive situazioni certamente dicotomiche.
Come è stato il tour? Bello e difficile. Per l’esperienza e per la gente che ci ha seguito, per il senso di comunione e per le risate.
Una cosa ho visto e vissuto, e ne parlavo con il mio più grande amico: alla gente, a volte, non gliene frega una cazzo di quello che gli accade attorno. Per loro basta avere la faccia sul proprio drink e parlare di quella dell’ufficio o di cosa ha detto il capo, mentre nella sala dove si trovano c’è musica, anima e sudore.  Le persone si stanno estraniando e la loro precarietà emotiva è la nostra forza, perché almeno noi cerchiamo di ricordare qualcosa, di essere qualcuno, di vivere quello che si scrive piuttosto che tenerselo nel cassetto.
Bello o brutto, lasciamolo dire a chi ci ascolta per davvero.
A quelli che hanno preso contatti, che hanno parlato con noi per confrontarsi e che ci hanno dato una pacca sulla spalla dicendo “Bel coraggio avete”.
Precariato coraggioso, è questo il nostro motto quello di Luca, Angelo, Gianluca e Simone. E la stima che ho è grande.
V’abbraccio a tutti. Ma tutti.

Alex Pietrogiacomi

I precari al rientro

E’ stata impegnativa, per certi aspetti faticosa, ma l’esperienza del tour con Scrittori precari rimarrà come una tra le più forti e piene della mia vita. Condividere ogni singolo minuto per cinque giorni con quelle stesse persone (non solo le letture, ma i chilometri percorsi, il cibo e le bevande, i giacigli dove dormire, le battute e le scaramucce) che da mesi portano avanti un progetto comune, è una cosa che lascia il segno.
Questi cinque giorni hanno rappresentato una sorta di sospensione del tempo, in cui gli unici momenti da non mancare erano quelli del reading e della stesura dei diari quotidiani; il resto (mangiare, bere, dormire, etc) non aveva scadenze, il resto non era obbligatorio, non riempiva i vuoti come succede spesso con la quotidianità.
Abbiamo attraversato le regioni da sud a nord, siamo precipitati come oggetti misteriosi nelle città (Napoli, Firenze, Bologna, Milano) e approdati come visitatori sperduti nelle campagne e nei boschi, ma in qualche modo ci siamo sempre sentiti a casa.
Il tempo del viaggio si è momentaneamente arrestato, ma già abbiamo altre proposte per il futuro, e questa è la dimostrazione della validità di un progetto in cui la precarietà viene intesa in senso trasversale, come condizione generazionale e come modalità performativa, poiché piuttosto che uniformarci intorno a un manifesto stilistico abbiamo preferito ritrovarci in un approccio che mirasse ad aprire spazi liminali alla scrittura, dove far prendere corpo a tutto il lavoro virtuale svolto quotidianamente in rete.
La precarietà intesa quindi non soltanto come mancanza di progettualità, ma anche come senso di disorientamento: l’essere scrittori oltre la pagina scritta, l’inventarsi performer in spazi sempre diversi e non programmati; in parole povere ritrovare lo scrittore e il proprio ruolo in una terra sempre straniera.

Simone Ghelli

Precari all’erta! – On the road

Quando si pensa alla figura dello scrittore, che sia declinata al maschile o al femminile, viene quasi sempre in mente l’immagine di una persona solitaria, china sui propri fogli o sulla tastiera di un pc, che per concentrarsi e lavorare deve fare una vita appartata e solitaria. Probabilmente si tratta di un retaggio scolastico e culturale, che dipinge il lavoro della scrittura come una pratica associata a una certa postura del corpo. Invece non sempre è così, tant’è vero che il sottoscritto si ritrova spesso a scrivere all’in piedi (come può testimoniare l’amico Gianluca Liguori) e a sentire la necessità di uscire a fare due passi quando si blocca il rubinetto dell’ispirazione. Questo non significa che lo scrivere non vada rigorosamente disciplinato, ma semplicemente che non esiste realtà che non si ponga all’incrocio tra l’interno (l’immaginazione) e l’esterno (il sensibile).

Insomma, lo scrittore deve uscire per strada, ma non perché debba essere per forza ubriaco e maledetto come certi personaggi di Charles Bukowski o Jack Kerouac, bensì perché non deve mai perdere di vista ciò che gli accade intorno.

Deve raccogliere gli effetti delle proprie parole.

E’ con questo spirito che il collettivo Scrittori Precari si accinge a partire per il primo tour italiano, dopo le tante date fatte nel corso dell’ultimo anno all’interno delle mura capitoline.

Oggi, mentre leggerete, noi saremo in viaggio per Napoli, dove troveremo la Brigata Parthenope e la Libreria Ubik pronte ad accoglierci. Poi da martedì sarà la volta di tutte le altre date, di cui cercheremo di rendervi conto (connessioni ballerine a parte) con un diario giornaliero che scombussolerà per una settimana il normale andamento delle nostre rubriche.

Colgo perciò l’occasione per informarvi che da oggi potrete seguire tutte le vicende del precariato anche su un nuovo blog intitolato PrecarieMenti che darà spazio al cosiddetto “cognitariato precario (…) cioè la categoria dei lavoratori intellettuali sottopagati e senza tutele”. Si tratta di uno spazio con cui dialogheremo costantemente, che è nato per dare seguito al dibattito iniziato proprio qui alcune settimane fa, e che si propone di allargare ancora di più le maglie della rete per far passare il maggior numero possibile d’informazioni sull’argomento.

Come vedete lo spirito d’iniziativa non ci manca….

Simone Ghelli