Un passo dietro l’altro

Il trailer del documentario Un passo dietro l’altro di Gianni Tetti, autore de I cani là fuori (NEO)

C’erano dei ragazzi che correvano in un campo sportivo e qualcuno ha pensato di farli correre insieme. Il fatto è che questi ragazzi sono affetti da varie forme di autismo o ritardo mentale, e decidere di farli correre insieme non è la cosa più facile del mondo. Luca, Paolo, Daniele F. e Daniele B., Giuseppe e Maria, Mario, Massimiliano e Fabrizio, sono loro i protagonisti di Un passo dietro l’altro. Ed è un passo dietro l’altro che questi ragazzi di Porto Torres e Sennori, dai 20 ai 50 anni, si preparano per le gare anche se non è solo correre, dice Massimo uno degli accompagnatori, è anche farci vedere dalla gente tutti insieme, dice Massimo. Un passo dietro l’altro racconta le paure e le speranza di un gruppo di persone che lottano per migliorare, anche se di poco, la loro vita. Fanno insomma quello che dovrebbero fare tutti: crescono, come sono cresciuti i loro genitori, che raccontano sofferenze e soddisfazioni di una vita certamente non comune, come sono cresciuti i loro accompagnatori, che ormai sono degli amici con cui condividere tutto. La storia parte da quel campo sportivo dove tutto è iniziato e, tra risate quotidiane e realtà dure da affrontare, arriva fino alla gara più importante dell’anno, la gara a Siracusa, dove non ci sono i genitori né le abitudini tanto care ad un ragazzo autistico, dove tutto è nuovo, anche perché prima di arrivarci si deve prendere l’aereo e volare, dove ci si può anche innamorare, dove alla fine c’è sempre il traguardo che un passo dietro l’altro, prima o poi, arriva.

Contatti per proiezioni: giannitetti chiocchiola alice punto it

 

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Cinema e Buchi

È cominciato tutto da Fino all’ultimo respiro.

Io mi ero appena trasferita a Roma, in un quartiere brulicante di fermenti giovanili, sconquassato da notti alcoliche e albe rissose, inconsapevole raccoglitore di cocci di vetro e vomito notturno. Non conoscevo nessuno e mi sentivo come una maschera al Carnevale di Venezia: vedi attorno a te migliaia di persone ebbre, ipnotizzate da febbrili danze convulse, le puoi osservare attraverso le fessure del tuo travestimento, ma rimani sempre una cornice della città. Ti potresti mettere di fronte ad un negozio di artigianato locale, immobile, a farti immortalare dagli scatti dei turisti.

La soluzione alla malinconia di quelle serate solitarie mi era sembrata uno sparuto videonoleggio, proprio di fronte al mio palazzo, che cercava di farsi largo tra un salone di bellezza e un’officina; ero stata sedotta dal viso di Robert Redford de La stangata, dalle fattezze stilizzate, inedito Diabolik del cinema, stampato sulla vetrina del negozio.

Appena entrata, mi ritrovai in una magico Eden cinematografico: tutti, ma proprio tutti i film, anche quelli più inimmaginabili, quelli cercati inutilmente nelle videoteche di tutta Italia, quelli provati a scaricare da internet con tutti i tipi di mezzi, leciti ed illeciti e “che cazzo, il download si interrompe sempre al 78%!”… beh, insomma, TUTTI, stavano in quel buco di negozio, ordinati per categoria, bramosi di essere guardati.

Io, come una drogata in crisi d’astinenza, mi ero precitata nella sezione cinema francese, leggendo con cupidigia il retro di A bout de souffle, quando, dietro alla schiena, sentii una strana presenza. Eri tu, sbucato silenziosamente alle mie spalle, mi stavi dicendo che quello era il tuo film preferito. Forse perché ti sentivi come Michel, anarchico personaggio, mito di se stesso, a caccia di un’ingenua Patricia da abbindolare. Mentre parlavi mi accarezzavi con l’indice la cintura dei pantaloni, infastidendomi. Scappai velocemente, mi sembravi un personaggio dei fumetti in cerca di rapide avventure sessuali.

Purtroppo l’amore per il cinema, qualche giorno più tardi, mi spinse di nuovo verso quel buco, e verso te, incastonato tra i dvd, vicino alla cassa. Con L’erba di Grace abbiamo sorriso ripensando ai nostri viaggi ad Amsterdam, tra biciclette, funghi allucinogeni e le pazzie di Van Gogh; Control mi ha svelato che sei anche un musicista, convinto detrattore di tutta la New Wave… Sì, perché tu oscilli tra lo psichedelico e il glam, come David Bowie degli anni Settanta tante volte aleggiante nel negozio, e potresti benissimo far parte delle guerre tra spacciatori di City of Joy, in giubbino di pelle, camicia con il bavero a punta e jeans a zampa di elefante. L’insaziabile appetito che ci aveva provocato Primo amore era dettato dall’ansia dell’annientamento per l’altro, talmente potente da non farti nemmeno finire di leggere Il cacciatore di anoressiche.

Così, grazie all’amore selvaggio e distruttivo de La sposa turca, quella sera, dopo la chiusura del negozio, mi ritrovai scaraventata contro uno dei muri di dvd. Mentre la tua lingua procedeva lenta ma inesorabile dall’attaccatura della mia spalla fin dietro il mio orecchio, io vedevo precipitare vertiginosamente da sopra la testa e dai lati del mio corpo, uno ad uno, I quattrocento colpi, Il cielo sopra Berlino, Roma città aperta, Donne sull’orlo di una crisi di nervi….

Ad un certo punto chiusi gli occhi; non capivo più in quale film eravamo finiti, sentivo solo la tua voce che mi sussurrava qualcosa, e i nostri corpi attanagliati in un insieme di sussulti meccanici, la mia schiena premuta sui dvd che, cadendo, emettevano un ticchettio metallico.

“Ora toccami.. Così…sì…Tira fuori la lingua.. Brava…Tira fuori la lingua ho detto!”.

Sempre più furioso, sempre più ansimante… Ormai seminuda, immaginavo la penetrazione del cinema dentro di me, l’orgasmo che mi avrebbe provocato la mia più grande passione facendosi strada fra le mie gambe, rabbiosa, divoratrice. La mia vagina molle era come un bocciolo al mattino, in attesa famelica di nutrimento, linfa, sole, calore…

“Oh cazzo!”.

Silenzio.

Più nessun fremito, nessuno spasimo. I dvd immobili ai loro posti. Dopo qualche secondo riaprii gli occhi.

“Scusa!”.

Come scusa?????!! Non ci potevo credere, il film non era stato interrotto, non era nemmeno iniziato…

Tu tenevi gli occhi bassi, mortificato, tirandoti su i pantaloni.

“Non so che mi è preso… un quindicenne!”.

Io non sapevo che dire, non avevo nemmeno visto il trailer del film per poter dare un giudizio…

“Sono cose che succedono a tutti, magari la prossima volta…”.

Sul pavimento spiccava fra tutti i dvd un doloroso Requiem for a dream

Non c’è più stata una prossima volta.

Probabilmente la cinepresa aveva subito un danno irreparabile, o forse nessuno dei due ha più cercato di farla sistemare… Di tanto in tanto torno a noleggiare dvd, tu sei sempre lì, ma non sei più una sceneggiatura da scrivere, sei unicamente un imbarazzante flop.

È come quando passo davanti al negozio… Non è più il Paradiso dei cinefili, ma semplicemente una triste eiaculazione precoce.

Nadia Turrin

Trauma cronico – Lo spettacolo

Avete letto, sì, il diario di bordo di Colle Val d’Elsa? Ecco, di quello spettacolo, che siamo pronti per portare in giro, abbiamo il trailer:

Vogliamo venire anche nella tua città. Contattaci su scrittoriprecari@yahoo.it

Ne approfitto per ricordare i prossimi appuntamenti capitolini con il reading itinerante Scrittori precari:

21 gennaio 2010

ore 18.30

Libreria Rinascita

Largo Agosta – Roma

Ospiti Pier Paolo e Massimiliano Di Mino

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28 gennaio 2010

Ass. Cul. Simposio

Via dei Latini 11/ang. via Ernici

San Lorenzo – Roma

Ospiti Peppe Fiore e Vanni Santoni