Trallallà

Paolo Nori[Riportiamo qui di seguito il post di Paolo Nori uscito venerdì scorso sul suo blog (e che sarebbe dovuto uscire su Libero). Paolo Nori non scriverà più su Libero. Noi ne siam contenti.]

di Paolo Nori

Mettendo a posto i miei libri mi sono accorto di avere un’edizione sovietica del Giovane Holden, il celebre romanzo di Salinger. Il giovane Holden è un libro che era stato pubblicato e diffuso, in Unione Sovietica, per dimostrare che in occidente la gioventù era corrotta. Holden, dice l’introduzione della mia copia sovietica del Giovane Holden, era un misantropo, un brontolone, un instabile, un pigro, uno che mentiva anche quando non ce n’era nessun bisogno, un inaffidabile egoista, uno il cui ideale era andare a lavorare in macchina, o in autobus, passando per Madison Avenue, leggere i giornali, giocare a bridge tutte le sere e andare al cinema, uno che di sé diceva, continuamente Leggi il resto dell’articolo

La stanza dei nichilisti

di Andrea Frau

Giuliano Ferrara indossa dei boxer rossi con grossi pois bianco pus.
Se ne sta disteso a pancia in su, sopra un letto con le lenzuola bianche immacolate.
Il materasso a liquido amniotico è comodissimo, sembra di stare su una nuvola di fumo di sigaro.
Decine e decine di feti abortiti e risorti scendono dal cielo usando cordoni ombelicali come eliche.
I feti planano e atterrano dolcemente sulla sua grande pancia candida. Ferrara e i feti si abbracciano e rotolano nel letto tra le lenzuola. Ridono sereni, in pace.

Ferrara si sente solleticare la faccia e avverte dei dolori alla pancia come se qualcuno dall’aspetto anacronistico gli stesse punzecchiando la pancia con un bastone.
Oscar Giannino è chino su di lui, le due barbe si toccano. Giannino cerca di svegliarlo con colpetti di bastone sulla pancia.
Ferrara si sveglia.
“Il distacco della placenta, no!”
Giannino lo bastona sul sedere mordicchiando una carota.
Ferrara smette di urlare e frignare.
“Grazie Oscar, brusco ritorno alla realtà. Il mio sogno era totalizzante come l’Unione Sovietica; il tuo bastone, come i fatti d’Ungheria, mi ha ridestato dal sogno.”
“Mah”, risponde Giannino, “al massimo il mio bastone ti ha distolto dal sogno comunista come l’apertura dell’archivio Mitrokin. Tu non sai sognare. Il tuoi sono sogni fasulli, chiudi gli occhi ed è come se scrivessi una storia. Ti vuoi convincere siano sogni solo per sentirti più umano. È come se Freud avesse partecipato alla sceneggiatura di Inception.” Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – I cani parigini

di Dan Lungu
Traduzione di Clara Mitola

Sono nato nel 1969 a Botoșani e ho scritto alcuni libri di letteratura. Per quel che riguarda il turista che è in me, le cose sono complicate. Se ci penso bene, in effetti, viaggiare non mi è mai piaciuto in modo speciale. Oltre a questo, i primi viaggi, in Romania o all’estero, mi hanno affascinato. La dislocazione dallo spazio abituale e la scoperta di un nuovo mondo mi hanno dato una sensazione di vitalità che, in base ai viaggi, si rafforza o va sfumando. Adesso, quando vedo troppi posti nuovi in una volta, divento come irritabile. E l’unico rimedio è la lettura. Leggo moltissimo quando viaggio, e delle volte mi prende così tanto che rimango in hotel, perdendomi un sacco di “obiettivi turistici”.

Ho compiuto 20 anni giusto nel 1989, e non avevo mai desiderato visitare l’Occidente. In effetti “avevo desiderato” non è l’espressione migliore – molto più veritiero sarebbe dire che una cosa del genere non mi era nemmeno mai passata per la testa. In particolare mi misuravo – in modo confuso, istintivo – con il desiderio di fuggire dal paese, come avevo sentito che succedeva, e non con quello razionale di fare un’escursione in un altro dei paesi del “lager socialista”, come sarebbe stato possibile. Alcuni amici che avevano viaggiato in Bulgaria, Polonia, Ungheria, Unione Sovietica o nella ex DDR, da dove portavano “adidași1”, gomma o mangianastri, avrei potuto desiderare una di queste mete, mentre Francia o Gran Bretagna, per non dire Stati Uniti, non esistevano nella mappa mentale delle possibilità della mia generazione.
Così la mia prima uscita “all’esterno” ha avuto luogo dopo il 1991. Ero uno studente di Sociologia ed ero stato selezionato per uno scambio di esperienze in Francia, insieme ad altri sette o otto colleghi, in un progetto di sociologia rurale. Bisognava andare da qualche parte nel sud-ovest dell’esagono e fare osservazioni in merito ai terreni di certi piccoli proprietari. Per raggiungere quella zona della Francia bisognava cambiare treno a Parigi. Leggi il resto dell’articolo