Ognuno pianga il suo Male

Venerdì 7 ottobre, dopo quasi un anno di battage pubblicitario a fasi alterne, arriverà in edicola “Il Nuovo Male”.
Nuovo perché nuova è la direzione e nuova (o almeno in parte) è la scuderia di autori che ne faranno parte, sebbene – giurano i promotori dell’iniziativa Vauro Senesi e Vincino – a garantire la continuità col passato del giornale sarà la satira pungente delle origini.
E c’è da dire che se in tanti hanno salutato con entusiasmo il ritorno di quella che è stata una delle riviste più rivoluzionarie che la stampa italiana abbia mai avuto, perché assurta – e a ragione – allo status di leggenda per il modo in cui, in soli cinque anni, è stata capace di reinventare un genere, scandalizzare, divertire con trovate geniali nella loro consapevole follia, restano numerose le riserve su quella che sembra solo un’operazione furbetta che sfrutta un “brand” di successo. Leggi il resto dell’articolo

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I LIBRI ALL’INDICE

Che questi anni verranno ricordati come decadenti e oscurantisti non è certo una novità. A preoccupare, piuttosto, è il pericolo che ci si abitui al peggio, che si abbandoni lo spirito critico nel nome di un vecchio adagio: tanto non cambia niente, a che scopo indignarsi!

L’Italia, da questo punto di vista, è un laboratorio perfetto: paese crivellato di scempiaggini dalla mattina alla sera, popolo assuefatto alla moda delle barzellette apparenti, benché non certo inoffensive. Ad abituarsi alle sparate, infatti, si finisce col rimanerci impallinati.

L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è quella di Raffaele Speranzon: l’assessore alla provincia di Venezia ha infatti proposto alle biblioteche di Venezia (ma estendendo l’invito anche alle altre province venete) di mettere all’indice tutti quegli autori che nel 2004 firmarono l’appello per la scarcerazione di Cesare Battisti.

Quest’ultimo, come sottolineato sul sito di Giap, è soltanto un pretesto: e rischia di diventare un pericoloso precedente (nella storia recente, s’intende), che consentirà in futuro di compilare altri elenchi di proscritti.

Difatti, qui non stiamo parlando di un “semplice” invito a non leggere certi autori, ma dell’intimazione a eliminarne i titoli in luoghi pubblici come le biblioteche, fondamentali per tutte quelle persone che si ritrovano nell’impossibilità di acquistare libri. Stiamo quindi parlando di una grave limitazione della nostra libertà (l’ennesima, in un paese che si spertica quotidianamente nel lodare un termine che sembra ormai svuotato di ogni significato), di un proposito autoritario che è figlio di un pensiero violento: quello  di chi si arroga il diritto di scegliere per noi cosa sia giusto leggere e cosa no.

Invitiamo quindi chiunque voglia prendere le distanze dall’iniziativa dell’assessore a scrivere direttamente al suo indirizzo di posta elettronica: raffaele.speranzon@comune.venezia.it

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