Di venere e di marte non si sposa e non si parte – #fiabebrevichefinisconomalissimo

di Francesco Muzzopappa

I proverbi hanno sempre un fondo di verità.
Chi va con lo zoppo va sano e va lontano.
Una rondine non fa una piega.
Se il buongiorno si vede dal mattino, la notte porta consiglio.
Non tutti i mali vengono al pettine.
Ma soprattutto: Di venere e di marte non si sposa e non si parte.
La sposa Stefania Patata Novella volle però sposare Leggi il resto dell’articolo

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Occhi in la minore

“Quanto ci vuole per capire una donna? Alcuni risponderebbero minuti, altri invece vi parlerebbero di anni trascorsi dietro labbra serrate o bocche ben spalancate.

Il guaio, e forse la banalità, è che non si arriva mai a capire davvero una donna.

Lasciano intravedere qualcosa, una parte della loro femminilità nascosta da seni, pelle, sesso. Dietro il paravento dei sensi e dei sentimenti c’è un’ombra che ci fa solo impazzire nell’illusione di una percezione e di una comprensione che in realtà è viziata, indotta e pilotata dai begli occhi che abbiamo di fronte.”

Tutto questo lo pensava e lo annotava mentre il caldo estivo pesava sul suo rhum e una bossanova si adagiava lenta nella stanzaccia dell’albergo affittato da due settimane.

In fondo non si può sprecare troppo tempo (o troppi anni, fate voi) alla ricerca della pietra filosofale della felicità maschile, della pace egualitaria tra i figli di Marte e le figlie di Venere.

Il rhum scivolava dietro i piccoli cohiba accesi di seguito come candeline a festeggiare il compleanno del tormento del cuore.

Tirò indietro la testa e guardò un po’ fuori in cerca di una frescura che potesse sollevarlo dal compito che aveva “ereditato” dall’ispido genitore che in quel giorno fatto di notte dopo averlo attaccato al muro gli aveva gridato sul naso: “Quando caprai le donne sarai davvero felice piccolo stronzetto….”

Passò una mano tra i capelli segosi e crespi che si arrotolavano attorno alla matita come un serpente sonnolento che cerca la pace del sole.

“Capire le donne. Amandole. Odiandole. Ignorandole. Capire le donne. Sembra facile.

“La prima volta che affondai nella sabbia umida di quelle lande calde fu una perdizione che credevo poter condividere per tutta una vita, e invece fu solo un attimo che durò qualche mese. Perché poi ci vuole la dolcezza, la pazienza, la dedizione e allora ero giovane per queste parole che sapevano di pretenziose catene legate per esasperare .

Arrivò poi il momento illuminante del sacro vincolo del sentimento in cui tutto è libertà e il puro fuoco non brucia più ma purifica dall’orgoglio, dalle menzogne, dall’io egocentrico che fa da direttore nell’albergo del nostro cuore.

Ma come si dice ‹le sorprese non finiscono mai› ed ecco che le mani che si sono sciolte vengono ripiegate verso il proprio petto. Perché l’amore incondizionato è un fantasma che arriva a mezzanotte con il gong del pendolo a ricordarci tutte le nostre paure”

Schiariva il giorno fino a sbiadire nella frescura del buio portando dal mare l’odore di sale e vaniglia, sudore e birra, speranze e beffe.

Il rhum schiarisce la gola dai pensieri morti dietro la lingua e li fa diventare sputo d’inchiostro blu, macchie che somigliano a parole.

Girò pagina.

“Cosa ci si deve inventare quando amore e inesperienza falliscono?”

Aprì dolcemente le gambe a cercare una risposta in un gesto di antica ribellione e docile appagamento.

Si trattenne per scrivere ancora un po’.

“Ci vuole il sesso. Puro. Estatico. Senza condizione. Il lasciarsi prendere dalle pulsioni e il prendere per i fianchi le passioni.

Ma poi arriva la noia. La noia è la vera riappacificazione in una coppia.

Ognuno rientra come una mollusco nel guscio e guarda l’altro dall’ombra del suo antro”.

“Cosa ci vuole per capire le donne?”

“Eppure ne ho avute, ne ho conosciute, ne ho bevuto parole, segreti, bugie, lacrime, sorrisi e trasgressioni nei miei viaggi, nel mio volo verso loro. Ma niente”

Il sudore iniziava a imperlare le labbra madide di preoccupazione e affannosa ricerca. La porta fece da palcoscenico al tip tap delle grosse nocche nere che danzavano sul legno chiaro.

“Anche oggi non ce la faccio a continuare”

Un gesto rapido per risvegliare il serpente raggomitolato, uno straccio sul letto e due, tre, quattro linee veloci.

La porta si apre e il sorriso giallognolo saluta pieno di aspettative. Docile e feroce. Le mani sono grandi e spingono sul letto, aprono, bagnano e aiutano l’attrezzo a lavorare meglio, a trovare quella naturale falsità

“Quando capirai le donne sarai davvero felice piccolo stronzetto…. Fino ad allora sarai solo un pervertito con la parrucca che gioca a fare l’amichetta di papà”.

E’ l’ultimo pensiero prima che una lacrima bagni il letto sporco di settimane.

Alex Pietrogiacomi