Microintervista 1 – Fabio Genovesi

di Vanni Santoni

(La microintervista si svolge sempre e solo dal vivo. É composta sempre e solo di sei domande. Le risposte devono essere il più brevi possibile. La foto viene fatta sempre e solo sul momento, e con gli scadenti device dell’intervistatore.)

Fabio, oggi è uscito Morte dei marmi. Gioco di parole a parte, è un titolo piuttosto cupo. Anche il libro è cupo?
C’è della cupezza, sì, per la consapevolezza della fine di tante cose per come erano un tempo al Forte. Ma anche la gioia di chi balla sopra le macerie.

La collana Contromano di Laterza è tra le più riconoscibili oggi in Italia. Come vi si colloca Morte dei marmi?
Rimanendo ovviamente tra i Contromano dedicati a un luogo, sicuramente lontano da quelli di taglio celebrativo, e sicuramente vicino a quelli che esprimono una costante tensione tra amore e odio.

Se non lo facevi su Forte dei marmi, lo facevi su..?
Seattle. Mi piace, Seattle.

Relaziona Morte dei marmi ai tuoi due precedenti libri Versilia rock city e Esche Vive.
Scrivo sempre di ciò che vedo, quindi a volte avevo l’impressione di “togliere carne” a un futuro romanzo. Ma credo che fosse utile e necessario anche parlare del mio contesto di riferimento in termini più “reali” e diretti.

In una mail che ci siamo scambiati riguardo un altro libro, mi colpì una tua chiusa: “lo leggerò, purché sia senza orpelli”. Spiegati.
Odio l’orpello, la degustazione, il gadget. Detesto l’intingolo, amo solo il sodo.

Consiglia un libro italiano recente.
Le nostre vite senza ieri di Edoardo Nesi.