I capolavori ritrovati della poesia – Seppo Pullulaa

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

I DENTINI di Seppo Pullulaa (1957)

Rodono l’essere, la carne
fino al bianco dell’osso
senza fermarsi eppure immobili
Mi inseguono su un’altalena
che naviga
vuota di vago e d’implicito
E cercano incessanti l’erba
che mi cresce sul petto
e sotto la pelle che si sfalda
i conigli d’alabastro.

SEPPO PULLULAA (Merimasku 1927- Suomussalmi 1973)

La prima (e ultima) edizione del “Concorso per pupazzi di neve poeti”, organizzato nel ’73 dalla Fondazione reduci di Suomussalmi sul luogo della battaglia combattuta trentatré anni prima contro i russi, lo ha tolto alla patria, che ancora ignara di aver perso Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Augusto Salvez Contiguo

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

DOMANI CIAO di Augusto Salvez Contiguo

manda al macero la scrittura incongrua della mia pelle
le anse, i varchi e le scissure
il corpo calloso, la vecchia pornografia e nuovi confini.
Di tutte le consonanti e le vocali conservane una
la più non curante,
delle desinenze l’astinente e immota semplicità.
Nessuna linfa alle reni e colostro ai capezzoli,
si fermino i linfociti perché è di malattia che voglio morire
mentre l’acido sottile fa il suo mestiere
ché il nostro di amanti già dimentico
si riposa.

Augusto Salvez Contiguo
(San Cristóbal 11/11/1891 – Ciudad Trujillo 22/11/1957)

Uno dei massimi esponenti della corrente poetica denominata “Sconosciutismo” subì le conseguenze della sua radicale scelta artistica Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Vladislav Nikolaevič Volkov

crp4Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

ZEMLIJA, (1967?)
(Vladislav Nikolaevič Volkov?; Evgenij Evtušenko?)

Urška,
oggi non è più il disco bianco
d’osso e di luce riflessa
che guardavo
e mi guardava
né il testimone ideale
che registra senza esprimere giudizi
perdonando misfatti
ignorando gli slanci
muto

Adesso è un avamposto
una torre di guardia
e lo sguardo e gli occhi Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Washington Albertus Grapevine

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

HORNETS (Washington Albertus Grapevine, Street Rhymes, 1973)

Nocturne hornets
breathe the smoke we are in
so shine jackets
in blue lightnin’

This is the war buddy
this is our struggle
to see the enemy
down in the puddle

The Hornets win
they loose, the Panthers
open the houses
and light your lanterns

WASHINGTON ALBERTUS GRAPEVINE (Hamlet, NC, 23/9/1955 – Charlotte, NC, 17/7/1974)

Alla fine dei sixties, in un paese dove bastava poco a trasformare una striscia di cuoio o di tela messa in verticale nella mappa del Vietnam, e a sacramentare davanti a una foto qualsiasi di Nixon, il nerissimo Washington Albertus (Wash per gli amici, Albertus per la mamma e Worthington Albione per il nonno semi-demente che viveva con loro) cercava (e trovava) la sua strada.
E fu tra i marciapiedi, gli idranti e l’asfalto incatramato di Charlotte che Wash descrisse la sua breve e favolosa parabola Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Akikazu Ando

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Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

SOGNI, SEGNI di Akikazu Ando (1897?)

Dalla sacra montagna
esili lingue di fumo
Eruzione imminente

AKIKAZU ANDO (? – Prefettura di Kanagawa, 1923)

Il 13 settembre di cinquant’anni fa, nella boscaglia dell’isola di Iwo Jima veniva trovato Tetsuya Shoba, un soldato giapponese che era vissuto per sedici anni alla macchia convinto che l’Impero fosse ancora in guerra Leggi il resto dell’articolo

I capolavori ritrovati della poesia – Rangel Valdivia

Un’operazione di salvataggio a cura di Ennio Canallegri e William Kessel Pacinotti

LOS ACABADORES DEL SENTIMIENTO

Quando l’incrociatore “General Pedro Augusto McKenzie” gettò l’ancora alla fonda del porto di Anfofagasta (era il ’68 ed ero troppo giovane per essere un tradizionalista e troppo vecchio per farmi sedurre dalla rivoluzione), niente mi spingeva davvero a voler guadagnare la terraferma per la manciata di ore della licenza. All’epoca ero affetto da un persistente stato di malinconia e di impazienza, lo stesso che costringeva l’Ismaele di Melville di punto in bianco a prendere il mare e respirarne il vento. A scendere, alla fine, mi convinsero il tropico Leggi il resto dell’articolo