Improvviso

di Zeno Cavalla

Ormai le prove erano inconfutabili.
Bastava che Adele provasse a ripensare alla sua vita, che cadeva preda di una sonnolenza irresistibile. Appena arrivava a dirsi “oddio, non di nuovo”, ecco che già dormiva come un sasso. Spesso sognava proprio di essere una statua di pietra, semisepolta in mezzo a un giardino: un posto qualunque, in cui la gente giocava a pallone o si andava a ubriacare all’ombra di un sambuco. Talvolta era grande, enorme, lei cosi magra e felice di esserlo, sproporzionata come la rovina di un tempio cambogiano. Una statua nuda sdraiata prona sulla terra, talmente grande che la gente attorno era troppo vicina per riconoscere le fattezze di una donna. Alberelli, muschio e arbusti la coprivano in parte e le coppiette si infrattavano a far l’amore tra una e l’altra delle sue dita, o dove la fessura che separava le natiche arrivava quasi a congiungersi col suo sesso; ma era una statua e non c’era nessuno spazio tra le sue gambe, le quali formavano un blocco unico. La cosa più strana era quando le capitava di ripensare alla sua vita, si addormentava, e quindi sognava di essere una statua che ripensava alla sua vita: allora le sembrava che gli episodi della sua infanzia non fossero un inventario di oggetti familiari e nemmeno un laccio che le stringeva la gola, quanto piuttosto una materia ostica e difficile che un Leggi il resto dell’articolo

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Messaggi

di Zeno Cavalla

Arrivò un messaggio dal marito, che da anni lavorava in giro per il mondo e mandava a casa ogni mese una certa somma di denaro.
“Non far giocare la bambina con la console. Vuoi che nel suo seno cresca un latte ottuso e cieco come quello dei topi? Che non si sbucci mai le ginocchia e cresca quindi incapace di provare gioia mentre fa l’amore?”.
Lei tolse la console alla figlia di otto anni e la costrinse a giocare in giardino tutto il giorno.
Di nuovo arrivò un messaggio dal marito. Da una città molto lontana rispetto alla precedente, la informava il sistema di geolocalizzazione.
“Non vestire la bambina con le magliette di Hello Kitty. Vuoi che cresca imbottita di consumismo, credendo che chi mostra un certo marchio sui vestiti sia in diritto di escludere chi non lo mostra?”.
Buttò via le magliette di Hello Kitty e le sostituì con dei vestitini gialli semplici semplici. La bimba pianse finché ebbe forze e giurò di non perdonare mai. Ma non mantenne il giuramento, e perdonò.
Arrivò ancora un messaggio dal marito. Era passato del tempo e ora si usava un programma diverso per Leggi il resto dell’articolo

Filamenti

di Zeno Cavalla

Anche oggi piove. Calde grosse gocce di pioggia cadono dal cielo, formando pozzanghere sui marciapiedi dissestati. C’è la signora affacciata al balcone di fronte, indifferente ai vestiti fradici e alla sofferenza delle sue piante, soffocate dall’acqua. Stende i panni sotto il diluvio incessante.
Solida, densa, così coerente. Tutta questa pioggia. Pioggia a dirotto anche dentro casa. Prendo un libro in mano e i goccioloni impattano sulla pagina, la coprono di macchie marroni, la deformano, sciolgono l’inchiostro, incollano un foglio all’altro. La carta diventa pesante, si rompe, sembra sul punto di diventare poltiglia.
I muri coperti di macchie, la patina verde sul pavimento, il frigo arrugginito. È tutto inutilizzabile. Il cibo si impiastriccia prima che abbia finito di prepararlo e quando lo mangio non sa di niente. Residui di pane, tonno e verdure, sospesi nell’acqua, tracimano dal piatto e scorrono via lungo il tavolo. Lascio cadere il panino per terra e torno in camera mia. Il letto non mi è di conforto, impregnato com’è di acqua salmastra e muffa. Sdraiarmici sopra è come spremere una spugna. Il dolore mi entra nelle ossa e Leggi il resto dell’articolo