Un amore dell’altro mondo

Un amore dell’altro mondo (Einaudi, 2002)

di Tommaso Pincio

 

Load up on guns and bring your friends it’s fun to lose and to pretend

La voce di Kurt Cobain – ascoltandola sedici anni dopo – fa ancora male. Come una di quelle cicatrici che non si sono mai rimarginate completamente e periodicamente tornano a procurarci dolore. Come la sofferenza di certi ricordi che teniamo sepolti in modo che non riaffiorino a tormentarci.

Homer B. Alienson vive ad Aberdeen. Ha una attività: vende vecchi giocattoli spaziali per corrispondenza. Sono anni che non dorme, l’insonnia forzata lo protegge dagli incubi di cui ha terrore e in cui potrebbe sprofondare. I suoi giorni sono interminabili. Una notte, camminando nei pressi del North Aberdeen Bridge, sente qualcuno che urla. È un ragazzo magrissimo – probabilmente lo stesso che ha imbrattato la città di graffiti dai contenuti provocatori – che allena le sue corde vocali. È Kurt e lui è “Boda”, e tra loro nasce un’amicizia intensa che li terrà legati per anni.

Tommaso Pincio ci regala un romanzo intenso, prezioso. La storia – romanzata – di Kurt Cobain è dolorosamente necessaria. È il racconto di una vita, è il racconto di un’intera generazione, del periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e le promesse delle “magnifiche sorti e progressive” e l’inizio degli anni Novanta: la prima guerra contro l’Iraq, la saga di Twin Peaks che ha incollato al video milioni di spettatori con la fatidica domanda «Chi ha ucciso Laura Palmer?», l’infrangersi di mille promesse mai mantenute contro la superficie liscia della realtà. Cobain è un uomo forte e fragile allo stesso tempo, un ragazzino sperduto, la sua rabbia – urlata dal palco, ingoiata e mal digerita – è quella che ancora ci portiamo dentro, i suoi sogni irrealizzati sono quelli di tutti noi. Su di lui è stato detto e scritto di tutto: la sua dipendenza dall’eroina, i suoi problemi psicologici, la sua relazione travagliata con Courtney Love, sua moglie. Suo malgrado, Kurt Cobain è divenuto l’eroe dagli occhi tristi di milioni di persone adoranti ovunque nel mondo. Ma non è quello che avrebbe mai voluto. E Pincio non ne fa un eroe, ma tratteggia la vita di un uomo giovane e disperatamente solo, di un’amicizia e di una complicità che vanno oltre lo spazio e il tempo.

Un uomo che premerà il grilletto del suo fucile l’8 aprile 1994.

Così come farà il suo migliore amico, Boda, non appena ricevuta la sua straziante lettera d’addio.

 

Our little group has always been and always will until the end…

Serena Adesso

3 Responses to Un amore dell’altro mondo

  1. claudiab. scrive:

    Grazie Serena, bella rece, lo leggerò anch’io presto.

  2. Tommaso Pincio scrive:

    è per me una strana sensazione tornare a leggere qualcosa su “un amore dell’altro mondo” a otto anni di distanza dalla sua pubblicazione. non tanto perché il tempo trascorso non è poco, seppur non moltissimo, quanto perché quel tempo mi sembra così preistoria da non averlo quasi vissuto. confesso che un po’ ne sono felice, perché in quel tempo me la passavo tutt’altro che meravigliosamente. del resto, fossi stato un bocciolo di rosa non avrei mai scritto quel libro. perché la verità è che da principio non avevo alcuna intenzione di partorire un romanzo su kurt cobain. volevo solo raccontare quel che avevo visto e vissuto degli anni 90. a forza di scavare nelle cose, scoprii però quante cose in comune con cobain avesse la mia esperienza, e la scoperta mi sorprese non poco: non mi capacitavo che due persone così lontane per cultura e per geografia avessero finito per avere problemi molto simili. problemi che avevo riconosciuto anche in molte altre persone figlie dei figli dei fiori; nate negli anni 60 cioè. così abbandonai l’idea iniziale e alla mia storia personale riservai la parte di boda, l’amico immaginario. il resto l’ho lasciato a kurt, rubandogli spesso le parole, proprio perché volevo che il romanzo avesse questa doppia anima: un lato che appartenesse a tutti, un lato che tutti potessero riconoscere per vero, perché era il lato documentato dalle canzoni, dai diari, dalle biografie… e poi un altro lato, che scaturiva soltanto dalla mia immaginazione, dal mio malessere di allora, dal sistema per come, ahimè, m’era capitato di conoscerlo. è sempre stato il mio di scrivere. prendo qualcosa di un altro e ci metto qualcosa di mio. c’è una bellissima frase nella bibbia che recita così: “ho raccolto dal vento una tradizione viva”. l’essenza del mito non è mai quella di raccontare una storia nuova ma tornare a raccontarla, dare la propria versione di una storia già scritta. spesso ci illudiamo che vogliamo ascoltare una storia perché siamo curiosi di sapere come va a finire. non è vero. abbiamo bisogno di storie proprio perché che, nell’intimo, già ne conosciamo la fine. quel che ci interessa sapere è il COME si arriva a quella fine. anche quando ho scritto “un amore dell’altro” la fine era già segnata in partenza, perché tutti sanno com’è finita. eppure il piccolo boda che era in me, pur conoscendo il suo destino, l’ha raccontata come non sapesse nulla. perché così è la vita: è quel bel po’ traffico che sta in mezzo, tra la vita e la morte; è il come. per questo dico che non mi sembra di averlo davvero vissuto, quel periodo: perché era davvero un’altra vita, un altro mondo: perché alla fine sono contento che sia andata così, che mi sia stata data un’altra possibilità, un’altra possibilità che non fu data a kurt. grazie per le tue parole, serena.

  3. sere scrive:

    Sono io che devo ringraziare te, Tommaso.
    Leggere “Un amore dell’altro mondo” mi ha portato indietro nel tempo, non solo per la storia di Cobain. Ma per come quella storia appartiene alla mia vita e ne è inestricabilmente connessa.
    A noi due… è stata concessa una possibilità che non ha avuto Kurt.

    @ Cla… :-**

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