ContraSens – londra parigi new york

Poesia di Ruxandra Novac
Traduzione di Clara Mitola

londra parigi new york Leggi il resto dell’articolo

VIRGILIO PIÑERA: uno scrittore pericoloso

Pubblichiamo questa nota conoscitiva scritta da Gordiano Lupi, visto che quest’anno si celebrerà il centenario della nascita dello scrittore cubano.


VIRGILIO PIÑERA (1912 – 1979)
Teatro dell’assurdo, poesia modernista e narrativa fantastica di uno scrittore pericoloso che non si piega al regime

Guillermo Cabrera Infante racconta in Mea Cuba (Est, 2000) che la morte e il funerale di Virgilio Piñera si trasformarono in una commedia dell’assurdo come quelle che l’autore era solito scrivere. Moriva uno dei più grandi scrittori popolari cubani, ma il regime che aveva perseguitato Piñera con tecniche staliniste, faceva di tutto perché nessuno partecipasse al suo funerale. Non solo. I giornali sudamericani non scrissero una parola sulla morte di Virgilio Piñera e la stampa italiana si adeguò perfettamente. L’editoria nostrana non conosce Piñera, anche se è un autore di livello mondiale, alla pari di Lima, Carpentier e Cabrera Infante. In Italia non esiste un solo romanzo pubblicato, a parte La carne di Renè, edito da un piccolo editore, da anni fuori catalogo e consultabile solo con prestito interbibliotecario. Stessa cosa dicasi per poesie, opere teatrali e racconti. Virgilio Piñera, secondo i nostri esperti di letteratura cubana, non è degno di comparire nemmeno in antologie di autori sudamericani. Ha avuto il torto di non schierarsi dalla parte del più forte, come capita a molti uomini liberi. Ripercorriamo la sua storia. Leggi il resto dell’articolo

Anime gemelle

Potete leggere qui di seguito il racconto Anime gemelle di Riccardo Ferrazzi, pubblicato sul terzo numero della bellissima rivista Atti Impuri, a cura del collettivo Sparajurij.

Qui potete leggere la recensione del secondo numero.

Inoltre, invitiamo gli amici bolognesi alla presentazione/reading della rivista, sabato 28 gennaio 2012, alle ore 19, presso la libreria Modo Infoshop, in via Mascarella 24/b. Saranno presenti Sparajurij, in qualità di curatori, e gli autori Luigi Socci e Stefano Raspini.

Buona lettura.

**

I parallelepipedi di viale Sarca si proiettano in una prospettiva senza sbocco. I marciapiedi sono deserti. Il cielo ha il colore di una patata lessa. Lei cammina un passo avanti a me. Si ferma di fronte al 132.
«Se ricordo bene, è al terzo piano.»
Lo sa benissimo. Bicamere, soggiorno, cucina abitabile, bagno, ripostiglio. Ha fatto tutto lei, con l’agenzia.
«Ormai gli affitti costano come il mutuo.»
Sarà. Ma in affitto, quando vuoi andare te ne vai. Il mutuo invece ti tiene alla catena. Leggi il resto dell’articolo

Storia delle Utopie Economiche nei Mercati Globali /3

Continua da qui

«Ha fatto lei questo orrore?»
«No, è opera vostra»
(Risposta di Picasso a un ufficiale tedesco, in visita al suo studio, alla visione di Guernica)

Quale sviluppo?

«Il diritto allo sviluppo è un diritto inalienabile dell’uomo in virtù del quale ogni essere umano e tutti i popoli hanno il diritto di partecipare e di contribuire ad uno sviluppo economico, sociale, culturale, politico nel quale tutti i diritti dell’uomo e tutte le libertà fondamentali possano essere pienamente realizzati, e di beneficiare di questo sviluppo.»
(Declaration on the Right to Development, General Assembly Resolution 41/128, 4 December 1986) Leggi il resto dell’articolo

Commiato

Ogni commiato è una sottile declinazione della rinascita: nel concretizzare una fine, già profuma di inizio. È solo per questo che non mi rattrista la fine del Manuale che ho intitolato alla perfezione dell’esser gasteropodo. Non infatti un percorso per espertizzare come strisciante, ma un’anatomia che rovisti nelle interiora di un gasteropodo “totale” e completo.
Perché il gasteropodo?

Leggi il resto dell’articolo

Fine pena mai: intervista agli sceneggiatori

Quella che segue è un’intervista seguita a una chiacchierata che ha fatto da preambolo alla proiezione del film Fine pena mai (2008), avvenuta tempo fa al Margot di Roma.

 

Simone Ghelli: Perché la scelta di un libro autobiografico come Vista d’interni  (2003) di Antonio Perrone?

Massimiliano Di Mino: Credo di non ricordarlo con precisione. Con molta probabilità eravamo alla ricerca di una storia estrema e drammatica, di una catabasi senza ritorno. Per dirla romanticamente è il libro che ha trovato noi. La storia che ci è cascata sotto gli occhi era forte e per di più vera, e la scrittura sentita, ma spesso ingenua, ci consentiva di muoverci con grande libertà, lasciandoci lo spazio di raccontare quello che volevamo; in altre parole, la cacciata da un paradiso, la persecuzione di Prometeo.

Pier Paolo Di Mino: Sia nel lavoro cinematografico che in quello narrativo (come in Fiume di tenebra), o in maniera ancora più evidente quando abbiamo ricostruito, diciamo secondo le indicazioni di Plutarco, le biografie di Pertini o di Garibaldi (i vari libretti rossi) abbiamo lavorato su una materia desunta dalla realtà. Indubbiamente la prima necessità sentita è quella di rivelare la natura fantastica e intrinsecamente metaforica del reale, di scappare dalla fantasia del realismo e da quella affine del fantastico. La realtà è un’apparizione, una rivelazione. E in maniera particolare i fatti biografici di personaggi che hanno assunto in maniera tragica il destino umano, come il nostro criminale nato, Tonio, sono una rivelazione sul destino, sulle pulsioni, sulle distorsioni e glorie di ognuno di noi. Quando abbiamo incontrato questo libro (abbastanza casualmente:uno dei registi è salentino, come Tonio e come la casa editrice che ha pubblicato la sua autobiografia) siamo rimasti colpiti dalla possibilità di attingere a un materiale poco filtrato dalla letteratura. Il libro si presentava come il reportage di un’anima. Leggi il resto dell’articolo

Santo, santino, Santoni e Salimbeni – Una modesta proposta di recènzia a L’ascensione di Roberto Baggio

Santo, santino, Santoni e Salimbeni.
Una modesta proposta di recènzia a L’ascensione di Roberto Baggio.

Tintògna tintògna era andata a finire che m’ero deciso, si fa così e amen, m’ero detto: il reading l’avrei iniziato citando Durkheim quando sferra la staffilata a mezz’aria, il calcio è una liturgia laica, coi suoi Credo e i suoi offertori, poi avrei alzato le braccia al cielo, il signor Durkheim sia con voi, avrei salmodiato, e con il suo spirito, avrebbe celiato l’adunata (funzionò, in effetti), rendiamo grazie al pallone nostro dio, avrei insistito, e – cosa buona e giusta – si sarebbe creata per magia quella cappa d’incenso i cui fumi avrebbero avvalorato la tesi secondo la quale il calcio può aspirare ragionevolmente a soppiantare la religione, nelle parole del compianto Karletto, nel ruolo di oppiaceo di fiducia dell’italica speme.
A quel reading, eravamo a Roma ed era dicembre, il giorno che troneggia sulle maglie dei fantasisti del calcio, partecipavano anche e soprattutto Vanni Santoni e Matteo Salimbeni. Avrebbero letto dei passi de L’ascensione di Roberto Baggio (Mattioli 1885, fresco fresco di stampa).
Sulla copertina di quel libro, il divin codino addobbato a santità. All’interno, un santino. Tra le firme, Santoni.
Il santo. Il santino. Il Santoni.
Mai avrei pensato che la mia vena calcistica avrebbe preso risvolti sì teosofizzanti. Leggi il resto dell’articolo