Ricordateci così*

imageedit_1_5308519616di Simone Ghelli

Devo ammettere che avevo cominciato scrivendo un post ragionato, dove cercavo di spiegare le motivazioni di questa decisione maturata negli ultimi mesi, ma poi mi sono detto che non andava, che Scrittori precari è sempre stata un’esperienza “di pancia” e che quello che dovevo scrivere non era un saggio o qualcosa del genere.
In fondo abbiamo deciso di metterci un punto per un semplice motivo, senza troppi giri di parole: siamo stanchi di fare gratuitamente del lavoro culturale. Leggi il resto dell’articolo

Melassa

the-blob-eats-a-jockdi Simone Ghelli

C’è questa melassa che si spande su tutto, che dalle ore dell’inedia contamina anche il restante giorno.
Mi sento che dovrei spremermi, schizzarmi fuori dal fallimento.
Mi sento che non respiro, certe volte. Che ho un peso qui, qualcosa che schiaccia, che preme al centro. Leggi il resto dell’articolo

La sopravvivenza delle immagini nel cinema

La_sopravvivenza_51adc55ef290c_220x335Francesco Zucconi, La sopravvivenza delle immagini nel cinema. Archivio, montaggio, intermedialità (Mimesis, 2013)

«Dai meandri di un archivio,
gli spettri di un passato ridotto a frammenti
guardano il presente, lo interpellano,
sembrano dargli del tu.»
(p. 86)

Caro Zucconi,

le nostre strade si sono divise che ancora dovevi laurearti, e ti ritrovo improvvisamente così, con uno sguardo che accoglie un’eredità pesante, che a Siena è stata purtroppo dolorosa, e non soltanto una volta. Non può infatti sfuggire la passione che anima questo tuo libro, dove la cura e l’attenzione, lo scrupolo dello studioso, si vedono in ogni dettaglio. Leggi il resto dell’articolo

Mille e non bastano

E fanno mille; ché poi avrei voluto scriverci un racconto, perché mi sembrava la cosa più appropriata. Un racconto che parlava di me e di Liguori che andavamo a svegliare Piccolino di domenica mattina, e lui che s’incazzava perché era stanco per il lavoro, non come noi che continuavamo a farci le pippette coi libri. Un racconto che poi si andava insieme in cerca di Zabaglio che non rispondeva al cellulare e non lo trovavamo a casa, e Liguori che s’incazzava perché dovevamo preparare comunicati stampa e volantini per l’indomani, l’indomani che facevano mille come la famosa spedizione capitanata da Garibaldi. Leggi il resto dell’articolo

Amianto – una recensione poco ortodossa

67Aamianto Amianto. Una storia operaia (Agenzia X)
di Alberto Prunetti

Alberto Prunetti l’ho conosciuto quando, negli anni Novanta, si andava alle riunioni un po’ clandestine nella sede piombinese della Federazione Anarchica Elbano Maremmana. Al contrario del sottoscritto, mingherlino e un po’ intimorito, lui era grande e grosso, a dir poco dirompente, proprio come lo ritrovo nelle prime pagine di Amianto. Una storia operaia (Agenzia X, 2012), quando si avventura nei campetti per calciatori forgiati nel metallo, dove il gol non serve tanto a vincere quanto piuttosto per sopravvivere (per non cadere spintonato nel cemento a grattugiarsi le ginocchia con chissà quali scorie). Leggi il resto dell’articolo

Questi maledetti toscani

avantiveloceÈ|_2a+3aOK2Piano B edizioni inaugura la sua nuova collana di narrativa italiana Avantiveloce »| con Toscani maledetti, una raccolta di racconti curata dal giovane critico fiorentino Raoul Bruni. Toscani maledetti cerca di tracciare lo stato dell’arte del racconto in Toscana, da sempre una terra d’elezione di questa forma narrativa, dove con Boccaccio è nato il racconto occidentale moderno e dove, nel secolo scorso, esso ha raggiunto alcuni degli esiti più alti in ambito italiano (Papini, Tozzi, Palazzeschi, Pea, Tobino, per non fare che alcuni nomi). Leggi il resto dell’articolo

Via libris

sppas

Vi salutiamo per qualche giorno, dandovi appuntamento con le nuove pubblicazioni a partire, per evitare fraintendimenti, da martedì 2 aprile e lo facciamo con i libri da mettere nell’uovo suggeriti dalla sgangherata redazione di SP.
Buona Via Crucis, buona Pasqua ma soprattutto buone letture.

Scrittori precari

Scelgo tra i libri letti in quest’ultimo anno, e non posso che partire da Le monetine del Raphaël (Gaffi, 2012) di Franz Krauspenhaar. Krauspenhaar scrive con la tensione e la vitalità di un pugile che non ha tempo di ammiccare al pubblico, o ai giudici, perché se lo facesse l’avversario se lo papperebbe alla prima ripresa. In un panorama nostrano dove, purtroppo, il narcisismo abbonda – volontario o involontario – lo stile di Krauspenhaar è istruttivo a prescindere. Leggi il resto dell’articolo