DINT’A L’ACQUA SOJA

Prendi Piñera, il presidente cileno in carica: nemmeno due settimane fa c’aveva cucita addosso una simpatia congenita, era nella regione di Atacama col caschetto protettivo ad attendere uno per uno i trentatré minatori intrappolati, questi uscivano dalla sonda di recupero e lui li abbracciava, con Franklin Lobos el mortero mágico ci palleggiava pure (anche se è da sempre tifoso dell’Universidad de Chile, la “U”, Piñera, mica del Cobresal), ti sembrava una brava persona; e poi una manciata di giorni dopo, in visita ufficiale in Germania, ti va a scrivere sul guestbook del suo parigrado tedesco Deutschland über alles, che mica li sapeva, lui, i rimandi nazisti. Ignorante Piñera, adesso dobbiamo vedere, se ti perdoniamo, o se devi cuocere dint’a l’acqua toja.

Teutonici e cileni si somigliano in questo: se il mondo si divide in chi ha le pistole e chi scava, loro scavano, ma si dispiacciono mica, a trivellare son abituati, ferro rame e carbone nella Ruhr ed in Westfalia, rame, rame e rame da Atacama alla regione di Magallanes, che ci vuole? Gente semplice, i minatori, infaticabili sotto la luce fioca delle lampade a petrolio.

Petrolio: c’è pure il petrolio, nella zona australe del paese andino. Lo tiran su per la prima volta che Natale è passato da quattro giorni, è il millenovecentoquarantacinque e a capo dell’equipe dei perforatori c’è un certo Eduardo Simián.

Simián è un brillante ingegnere minerario: laureatosi a pieni voti all’Universidad de Chile, specializzatosi in geologia negli Stati Uniti, un bel giorno negl’anni quaranta lo ingaggiano quelli della Corporazione per il Fomento della Produzione, il CORFO, non ti tiri indietro se sei un ingegnere minerario e ti chiama il CORFO, è un po’ come se fossi un calciatore e ti convocasse il Colo Colo, sei pazzo, a rifiutare? E di lì una carriera folgorante: direttore della produzione per l’Enap, l’Ente Nazionale per la Produzione Petrolifera, addirittura Ministro delle Miniere, dal sessantaquattro al sessantasei, sotto la presidenza Frei Montalva.

Simián, Eduardo Simián, quand’era Ministro forse non ci pensava già più, però c’era stato un periodo in cui c’era chi cantava The best goalkeeper / the best player / Eduardo- Simián /el gran Pulpo azul!

Succede che è il millenovecentotrentatré, Eduardo è poco più di una matricola, e all’Universidad de Chile studia pure Jorge Góngora, che magari non lo conosci ma è stato il portiere della nazionale peruviana ai mondiali del 1930.

Góngora arriva a Santiago del Cile, va all’Università e si chiede dove caspita sia che si gioca al calcio. Gli dicono qua non ci giochiamo, al calcio. Ma siete matti?, controbatte lui. E decide di metter su una squadretta. Si scelgono un simbolo, una U tutt’azzurra. Si selezionano gli undici titolari: in porta c’è un ragazzone coi capelli da marine ed il sorriso da attore, è altissimo e c’ha due mani che sembrano due scavatrici di quelle con le quali si cerca il petrolio al sud. Quel ragazzone là, ebbene sì, è Eduardo Simián.

Partita dopo partita, quell’estremo difensore che è diverso da tutti gl’altri, perché se ne sta mica impalato, esce in tuffo e abbranca in presa, lo chiamano il gigante volante, e poi ha quel particolare modo di ergersi a padrone incontrastato dell’area di rigore, allunga le braccia e pure una gamba, sembra una piovra, Eduardo, che lo chiamano pure El Pulpo, partita dopo partita diventa il simbolo della squadra, il paladino, arriva fino alla Nazionale.

Poi ce lo siam già detti, ti chiama il CORFO, sei un pazzo se rifiuti un incarico al CORFO, ti chiama il Presidente, non si dice di no al Presidente, ed allora ti dedichi anima e corpo alla tua nazione, allo sviluppo economico, Simián, dimenticandoti del calcio, dei derby universitari, della maglia bianca con la U azzurra: se sei un ingegnere minerario è lì che sei destinato, all’ingegneria mineraria.

O’ purp s’ha ‘rra còcere dint’a l’acqua soja, dopotutto.

 

[è il ventisei di ottobre, il presidente cileno Piñera è in visita ufficiale in Germania, sicuro che si parla anche di miniere e minatori, c’è sempre quel continuum che unisce la Germania al Cile, la Westfalia ad Atacama, ed ad Oberhausen, Westfalia meridionale, c’è un polpo che si chiama Paul. Il polpo Paul faceva il veggente, non è mai stato Ministro né Capo degli scavatori, però di calcio ne sapeva, ah se ne sapeva, ed ora è morto. Come faremo, senza Paul, ce lo chiediam tutti.]

Fabrizio Gabrielli

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