L’uomo d’argento

In anteprima assoluta il primo capitolo del nuovo romanzo di Claudio Morici, L’uomo d’argento (edizioni e/o) nelle librerie dall’11 aprile. 
Qui potete leggere la recensione di Luca Moretti su TerraNullius.
Buona lettura 

1.

Quella mattina mi svegliò Noemi. Aprii la porta e mi ributtai sotto le coperte. Quando posò il sedere sul materasso neanche me ne accorsi. Mi svegliai una seconda volta con il rumore del tappo della birra. Tlac! Cominciò a parlarmi di Daniel, di come andava tra loro. Diceva:
«Non lo amo neanche un po’».
E io:
«Sicura?».
«Giuro. Sai che vuol dire: “Non lo penso”?».
«Proprio mai?».
«Be’, quando stiamo insieme, parliamo, ci baciamo… certo che “lo penso”: mi sta davanti! Ma appena, chessò, appena giro la testa dall’altra parte me lo dimentico».
«E come ti senti?».
«È uno dei periodi più belli della mia vita».
Finalmente, pensai. Ero davvero contento per Noemi. Mi teneva aggiornato sulla sua vita sentimentale e stavolta sembrava aver trovato il ragazzo giusto.
«Non mi succedeva da anni di NON amare così tanto una persona… Lo sai?».
Glielo leggevi negli occhi. Uno spettacolo così piacevole che non protestai quando mi scroccò pure la seconda birra.
«Ieri notte hai dormito da lui?».
«Certo. È stato così dolce…».
«E poi, questa mattina…».
«Niente, non l’ho pensato neanche un po’».
«Ottimo».
«Puoi dirlo forte».
«Da quanto state insieme ormai?».
«Nove mesi e dodici giorni esatti. Festeggiamo il 15 luglio alle 14.20».
«Tutto questo tempo senza mai amarvi?».
«Mai. A volte mi dimentico come si chiama».
«Dài?».
«Luigi, lo chiamo Luigi a volte».
Un’ora così, tre canne di seguito (mie), altre tre birre (sempre mie), Daniel non lo amo di qui, Daniel non lo amo di lì. Neanche mi diede il tempo di lavarmi i denti, ma era troppo bello vederla felice. Il problema sarebbe insorto con il pranzo. Vaglielo a spiegare che toccava a lei, dopo cinque pranzi di seguito che usavamo la mia pasta, il mio pomodoro, le mie mani per lavare i piatti. Mai visto tanti alimenti entrare in un fisico così minuto, ogni volta mi sembrava un gioco di prestigio.
«Lo sai che cosa penso mentre facciamo l’amore, proprio sul più bello?».
«Cosa pensi?».
«Che non me ne frega un cazzo. E vengo tante e tante di quelle volte!».
«Io ho un certo languorino allo stomaco. Tu?».
Ci pensò un attimo, poi:
«No».
La buttai lì:
«Non è che hai un biscotto?».
«Un biscotto, un biscotto…».
Frugava dentro la borsa.
«No».
Silenzio. Stavo morendo di fame. Dissi:
«Ti va una pasta?».
Strinse le spalle, da vera anoressica:
«Be’, se la fai per te…».
C’era riuscita un’altra volta. Ma Noemi era la mia amichetta, e mentre scendevamo le scale mi abbracciò e mi disse:
«Anche tu troverai qualcuno, vedrai. Quando meno te lo aspetti… zac! E scopri che non te ne frega un cazzo!».

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