Esta-The alla pesca

di Simone Lisi

Per quanto a oggi il dualismo sia (o possa dirsi a ragion veduta) qualcosa di superato dal nostro spensierato pensiero post-moderno, solo pochi anni fa dominava il mondo, e in particolare la mia amata provincia. Sorseggiando oggi semi-sdraiato un Esta-The al limone ho rivisto chiaramente i blocchi contrapposti della mia giovinezza, quando il mondo e questa provincia natia si lasciavano decifrare dal mio cuore semplicemente nella distinzione tra Esta-The al limone, appunto, e l’odiato e fin troppo dolce rivale: l’Esta-The alla pesca. Niente a che fare con le varianti mostruose dei tempi d’oggi: Esta-The Verde, toccasana per la circolazione cardiovascolare, Esta-The Deteinato, per gli ipertesi, immagino, o altri target a me incomprensibili. Il mondo duale di un tempo si definiva dunque per macrocategorie inconciliabili tra loro quanto lo sono appunto un limone e una pesca. Le personalità umane si plasmavano ― ora tutto ciò risulta incredibile ― in relazione a quella semplice scelta, che non lasciava esclusione e scarti. Si potrebbe riflettere sul perché di quella scelta fondativa, sui condizionamenti che avevano spinto una personalità a pendere per un lato o per l’altro e tutte le conseguenze che una tale scelta avrebbe comportato sullo sviluppo di quella personalità, ma sono costretto ad ammettere i miei limiti nel capire e descrivere questi recessi, e quindi lasciar perdere.
Non so cosa fu a portarmi sulla via del Limone, con la sua etichetta gialla, e al mio conseguente rifiuto della via della Pesca e del suo colore arancione. I fatti che a questo preambolo ― si dirà: inutile preambolo ― seguono, e che ora riporto, mi furono raccontati anni fa, ma sembrano decenni tanto le cose sono cambiate: oggi riemergono mentre lascio cadere la cenere di una sigaretta dentro il brik di Esta-The al limone finito. Semper fidelis. Ma la storia riguarda l’altro mondo, quello di falsità e menzogna che era (ed è) il mondo dei bevitori di Esta-The alla pesca. Mi fu raccontata a una penosa cena di coppie in un lussuoso ristorante del centro di… Lei e lui sedevano di fronte a me e a questa mia fidanzata giovanile, i due erano (e chissà forse sono ancora) chiaramente amici di lei e non amici miei e io mi ero prestato a quella cena ridicola solo per la bellezza stolida dell’amica della mia fidanzata. Non è nobile da dirsi e non me ne vanto, anzi, è terribile, ma anche quella cena lo era, e del resto non sono e non erano tempi particolarmente nobili. Niente di nuovo a ogni modo, in una formula: Totem e tabù. E in fondo noi troppo giovani per cene di coppie, tra coppie, la noia mortale, lo scimmiottìo di sistemi ereditati e fallimentari e noi ancora non in grado di riplasmare secondo i nostri nuovi modelli e le nostre esigenze. F., il ragazzo di lei, quindi il mio doppio, raccontò di un pomeriggio assolato in un bar di provincia (che io immaginai più simile a una casa del popolo), di un pomeriggio noioso quanto lo era lui. Ma in quel pomeriggio accadde che un tale conoscente, un suo amico, ordinando un Esta-The alla pesca per dissetarsi, o forse per abitudine, perché come è noto l’Esta-The alla pesca non disseta affatto, si trovò a succhiare a vuoto nella cannuccia: non saliva niente. Sempre con la cannuccia praticò allora dei piccoli fori fino ad aprire una circonferenza nel brik e poter vedere il contenuto (che pure qualcosa doveva esserci dentro, visto il peso). Dentro il brik, così raccontava F., c’era una piccola pesca, mostruosa, incastonata nei bordi rigidi dell’Esta-The. Qualcosa che mi fece pensare, ora ricordo bene, ai piedi fasciati dei cinesi, o ai colli costretti dentro le file di anelli degli africani. Il tale, l’amico di F., si rivolse agli amici, tutti come lui bevitori di Esta―The alla pesca di lunga data suppongo, cercando aiuto e comprensione; ma nessuno aveva mai visto niente del genere. Infine si rivolsero al barista, un vecchino che ne sapeva meno di loro. F. concludeva quella storia ripetendone l’assoluta autenticità, pur consapevole di come ciò potesse risultare inverosimile ai nostri occhi scettici. I nostri commenti furono appunto scettici, e io pensavo solo che erano le classiche fandonie dei bevitori di Esta-The alla pesca, mentre continuavo a osservare la sua ragazza così bella che mangiava così bene, guardandomi di tanto in tanto a sua volta, un sorbetto al limone.

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One Response to Esta-The alla pesca

  1. Dario says:

    L’estathè alla pesca è sicuramente più buono di quello al limone..per me non c’è storia..poi come si suol dire “ai posteri ardua sentenza”..

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