Io, mammeta e tu *

L’autore/caramella e l’eterno riverbero della rete

 

Io e la “gente mia” siamo da anni in lotta con l’editoria a pagamento: li prendiamo per il culo, con le loro proposte ci facciamo il rap. Da anni insegniamo ai giovani autori le insidie dell’editoria a pagamento e ai nostri editori gli effetti benefici del Copyleft: la scrittura è essenzialmente politica, è fatta di scelte, di rinunce, di secondi lavori, di notti insonni, ma anche di soddisfazioni e di amici.

Ultimamente ci viene il dubbio atroce che la colpa di molti tristi avvenimenti non sia unicamente dei “caramellari” che si fingono editori ma anche delle “caramelle” che si fingono autori. Ci sono una miriade di pubblicazioni e di siti che ti spiegano come prendere il toro per le corna eppure con molta ingenuità molti “autori” continuano a carezzargli le palle.

Com’è possibile che un giovane autore si possa accontentare di promesse fatue, senza uno straccio di contratto o come si può ad esempio pensare che un’opera prima vada bene così, che sia un capolavoro tale, ove non intervenire per nulla nell’editing?

Ma di esempi ce ne sono a bizzeffe: quello non è un editore a pagamento però pubblica un’antologia di 36 autori in sole 36 copie; quello non è un editore a pagamento ma pubblica il libro della giovane “ufficio stampa”, senza leggerlo, senza contratto, che poi si vede, che le “ufficio stampa” sono un po’ le veline dell’editoria; quello non è un editore a pagamento ma ti chiede quanti parenti hai, o se sei inserito su qualche piazza. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma davanti a editori caramellari che non vogliono avere alcuna notizia sul progetto editoriale del vostro libro, sulle vostre esperienze di scrittura, sulle vostre letture preferite; davanti a editori che non vi fanno una semplice domanda: “perché dovrebbero comprarsi il tuo libro?”, non vi viene forse il dubbio che ve lo stanno piazzando dalla parte sbagliata, che forse l’acquirente principale cui si rivolgono siete voi stessi e la vostra piazza?

Davanti a un editore che ti lascia mettere in copertina la foto del tuo gatto o quella di tuo fratello che si taglia le unghie dei piedi, non ti viene qualche dubbio che le cose non stiano andando per il verso giusto?

Io la chiamerei “coercizione e consenso”: ormai la voglia di vedere le proprie cose pubblicate, sia pure in 3 copie (la famosa formula “io, mammeta e tu”), è più grande di portare a termine un’opera seria e degna di esser chiamata tale.

In questo discorso il Copyleft s’inserisce come lama nel burro, molti degli autori/caramella, infatti, hanno spesso un network di tutto rispetto che leggerebbe le loro cose, cui le loro cose, se pubblicate in rete, arriverebbero in modo diretto, ci sono i mezzi, sono gratuiti, sono alla portata di tutti. Eppure l’autore/caramella cerca il caramellaro come il topo cerca il formaggio.

Anche le piccole autoproduzioni in cui spesso s’incappa, il più delle volte sono una mera masturbazione intellettuale, senza frode certo, ma con poche copie irraggiungibili e lontanissime dall’eterno riverbero che concede invece la rete.

Analizziamo il proliferare di editori poco seri e non ci rendiamo conto che parallelamente c’è un grandissimo sviluppo di autori/caramella che si venderebbe la madre pur di pubblicare per poi cadere dalle nuvole quando gli si presenta il conto.

E’ come dire “io non voto Berlusconi” e non accorgersi che una miriade di stronzi l’ha già votato.

Con questo, ripeto, non difendiamo il lavoro dei caramellari, ma ci piacerebbe, visto che le notizie ormai sono alla portata di tutti, che gli autori/caramella rimanessero a casa a studiare.

Luca Moretti

* Pubblicato già su TerraNullius

 

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