Tre poesie di Aldo Ardetti

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A Rio Martino

Gabbiani eleganti aleggiano
nel salso vento fievole e sottile
e mormorii fluttuanti carezzano
fiancate e rampe del pontile.

Nell’odore che aggredisce
gli uccelli scrutano le acque,
sinuose tra i canneti le bisce
vagano nel trasparente specchio.

Stazzi di filo spinato e lamiere
difendono i mattoni del rottame,
mura scrostate di vecchio cantiere
assediato da crateri nel brecciame.

Sulla diroccata torre costiera
ormai appiglio e asilo di rapaci,
nella spenta calce e vecchia pietra
proliferano burrasche di radici.

I fiori della duna nelle chiazze
concesse dalla sabbia e dai legni,
i fiori delle piante grasse
creano diseguali tappeti sanguigni.

Sartiame e sugheri marciscono al sole
bussano le sagole sugli alberi nel porto,
un rumore metallico sempre uguale
che par di udire una campana a morto

mentre il mare diventa muto e sordo
noi non sappiano quali consigli
dare al cuore frequentato dal ricordo
ad un cuore affollato di risvegli.

Calura (sul litorale pontino)

Nella viva favilla, ostinata
sui rilievi dell’aurea arena,
dalle cicliche maree bagnata,

ho sfiorato labbra di amarena
nel mentre lo scarabeo tracciava
le infinite rotte sulla rena.

Al vento le parole regalava,
l’alito e il profumo che ella
dietro rovi dunali defilava

le perle saline a catinella
che fulmineo le evaporava
il fuoco dell’accecante stella.

La brutta vacanza

Giacigli di aria e cartone:
con la fabbrica andata a puttane
vivo alla luce dei lampioni,
delle stelle e della luna.
Come cercatore d’oro setaccio
luoghi del rifiuto differenziato
finché il giorno mi impoverisce
rendendo disoccupata la mia vita.
Ho abitato stazioni dismesse,
approdi fantasma dove regna
la tristezza abissale.
Mentre cerco il presente di ieri,
rientrare da una brutta vacanza,
vado in giro con il sacco dei miei tesori,
la valigia della memoria,
sostando sui marciapiedi di sempre,
nei soliti luoghi, nei soliti porti,
luoghi dove continuare a sognare,
conservare gli occhi della dignità,
dimenticare le croci della città,
il mutismo di un mondo rumoroso
che non sa porsi domande
né darsi risposte.

Aldo Ardetti, giornalista pubblicista, è nato a Mesa di Pontinia, in provincia di Latina. È presente nel 1967 ne IL Lauro d’Argento, un’iniziativa editoriale per far conoscere giovani poeti italiani. Pubblica nel 1971, “Colloquio poetico”, una raccolta di poesie giovanili con prefazione di Giacomo Lauri-Volpi. Pubblica su l’ABC di Madrid e su l’Alforjas para la Poesia Espagnola-Primera Antologia. Nel 1975 inizia a collaborare, coordinare e dirigere redazioni di periodici (La Città e la Regione, La Città) ed emittenti radiotelevisive. Si è interessato di promozione culturale e periodicamente è ospite di testate giornalistiche e radiotelevisive. Ha ottenuto consensi e meriti in manifestazioni letterarie ed è presente in numerose antologie. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e russo. Nel dicembre 1994 ha pubblicato la raccolta “L’odore del tempo”. È Direttore Responsabile dell’Accademia Artistica Pontina San Paolo e, recentemente, ha ricevuto il secondo premio assoluto nel Vallesenio di Riolo Terme.

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