La megafesta di compleanno di Satana

di Marco Marsullo

Satana, il Signore degli Inferi, ne aveva davvero le palle piene. Tutte le proposte canore per la megafesta del suo compleanno illustrate da Emilio Borraccia, il suo ufficio stampa, gli facevano letteralmente cagare.
Lui voleva qualcosa di tosto, qualcosa per cui i suoi ospiti si sarebbero dannati l’anima. Più che letteralmente.
Così, quella notte, in preda a una strana angoscia esistenziale si incollò al computer e fece l’unica cosa che gli tirava su il morale quando gli girava di merda: prese a guardare le vecchie puntate de I Ragazzi della Terza C su youtube.
Lo mandavano ai matti le scene col ciccione, quello coi capelli rossi, che poi dimagrì un sacco e finì a fare Forum con Rita Dalla Chiesa. A dirla tutta non è che dimagrì… Satana conservava ancora l’originale del Patto che strinsero a metà anni Novanta. Ma questa è un’altra storia.
Dopo essersene sparate quattro di fila, l’occhio gli cadde sui “video correlati”. Per lo più spezzoni della serie tivù College e video in cui Susanna Messaggio raccontava l’esperienza della sua maternità. Ma fu l’ultimo filmato a rapire la sua attenzione, cliccò su play.
Jo Monaciello (neomelodico satanista) – Zolfo e cioccolata.
Satana non poteva credere ai suoi occhi. Agguantò con entrambe le mani lo schermo del piccì e prese a urlare di gioia nel silenzio della sua stanza. In pochi attimi Borraccia si precipitò da lui.
«Che succede, signore?», chiese con l’affanno a spezzargli ogni parola.
«È lui, è lui!».
«Lui chi, signore?».
«Lui! Monaciello! Voglio lui a cantare alla mia festa!».
Borraccia sbuffò via la tensione in un respiro, poi si affacciò sul monitor ventuno pollici.
«Lui?», domandò indicando il ragazzo che si muoveva languido in una camicia di raso blu.
«Lui, porca puttana! Non voglio ripeterlo, Borraccia! Vai sulla terra e prendilo! Stavolta vivo, non come hai fatto con Elvis…».
«Signore, ma è stato tanti anni fa…», disse Emilio Borraccia abbassando lo sguardo.
«Sappiamo entrambi il disastro che hai fatto, questa volta non sbagliare, altrimenti squagliato vivo ci faccio finire te».
«Sarà fatto», e l’ufficio stampa del Diavolo si trascinò fuori col capo chino.
Satana, rimasto da solo, prese a digrignare i denti per la felicità. Quest’anno il suo compleanno sarebbe stato davvero indimenticabile.
Ora sì che avrebbe potuto mandare gli inviti a cuor leggero, senza paura dell’ennesimo flop. Aprì il programma delle email e prese a scrivere l’invito ufficiale da girare a tutta la sua mailing list.

LA FESTA

Mussolini se ne stava in disparte, come al solito, le chiappe appoggiate a un muretto di pietra lavica e il Sex and the beach in una mano. Hitler invece aveva rimorchiato due mulatte da sballo, le teneva sotto braccio e girava in giro per la festa tutto contento, già mezzo ubriaco. All’improvviso, il Führer notò un ometto basso, magro magro, con indosso solo una tunica e un paio di occhialetti rotondi. Si slegò per un istante dalle ragazze e gli si avvicinò.
«Che cazzo ci fai qui, Gandhi?», eruppe colpendolo a una spalla.
«Mi sa che mi sono perso», balbettò timido lui. «So già che sto per sparare una cazzata, ma questa non è mica la festa a sorpresa per Padre Pio?»
Satana, intanto, si aggirava felice per la bolgia che riempiva l’intero giardino della sua megavilla. La sua festa era l’evento clou per l’élite del male, eppure fin dai tempi in cui era riuscito a far esibire Attila in un one man show, chitarra e voce, non era più stato capace di trovare l’attrazione giusta, quella che non avrebbe fatto parlare d’altro tutti gli invitati per anni e anni. E ora che aveva in canna il colpo vincente non vedeva l’ora di spararlo sul palco davanti a tutti.
Emilio Borraccia era sudatissimo. Tutta l’organizzazione gravava su di lui, dalle bomboniere ricordo, dei piccoli 666 in argento spagnolo, all’approvvigionamento di bevande (per lo più chinotto, all’Inferno vanno pazzi per il chinotto). E sapeva bene di non poter sbagliare una mossa. Quello prima di lui, un tale di nome Maurizio, era stato mandato a pulire la merda di Giuda Iscariota. E lui quella fine non voleva farla, aveva studiato da addetto stampa e finalmente era arrivato ai piani alti. Niente sarebbe dovuto andare storto.
«Borraccia, come va?», all’improvviso Satana gli comparve davanti in una nuvola di fumo.
«Bene, bene, signore…».
«Qualcosa non va? Ti vedo agitato».
«No no, tutto roger, signore».
«E allora rilassati un po’, su, sei sempre così ingessato!». Il Diavolo gli assestò uno scappellotto sulla nuca. «Piuttosto, di Giulio ci sono notizie? Non lo vedo in giro».
«Signore, l’onorevole Andreotti le manda questo, è arrivato pochi minuti fa via fax», disse Borraccia cacciandosi fuori dalla tasca un foglietto di carta stropicciato.
«Leggimelo tu, non ho gli occhiali».
«Dice: “Caro Saty, ancora un altro anno”. Poi c’è uno smile».
«Figlio di…», ridacchiò il Signore degli Inferi scuotendo il capo. Poi tornò improvvisamente serio.
«Allora, Jo Monaciello lo facciamo uscire tra mezz’ora. Dopo che ho fatto il mio discorso dal palco, fai salire lui. Lo annuncerò io stesso».
«Sarà fatto, signore».
Satana, impaziente, tornò a dispensare strette di mano e sorrisi tra la folla.

L’ESIBIZIONE

«Il grazie più grande va a voi! Sììì, a voooi!». Un’ovazione si alzò dalla folla, Satana prese a spingere un po’ d’aria a mani aperte. «Fatemi finire, fatemi finire!», ottenne un po’ di silenzio.
«Senza di voi non sarei qui a dominare l’Inferno! Senza la vostra malvagità, la vostra cattiveria, io sarei come quello lì del piano di sopra!». Satana alzò un dito al cielo (il cielo dell’Inferno è simile a una frittata piena di ketchup, giallognolo a tratti rossi).
Tutti gli invitati cominciarono a ululare e strillare. Bùùù! Alcuni fischi partirono fortissimi.
«Lo so, lo so! Anche a me sta fortemente sul cazzo!». Il Signore degli Inferi riprese il controllo della folla. «Ma noi siamo qui per divertirci a modo nostro! Giusto? Ed è per questo che qui, stanotte, ho una sorpresa per voi!».
Un altro boato si levò al cielo di frittata+ketchup dell’Inferno.
«Signori e signore, gerarchi nazisti e criminali di guerra, assassini e baldracche, ho l’onore di presentarvi…. Jooo Monacieeeeeeello!!!».
L’orchestra diretta dal maestro Peppe Vessicchio (il Diavolo voleva fare davvero le cose in grande stavolta) partì in uno swing carosoniano per accompagnare sul palco il giovane ragazzo, stretto in una camicia rossa aderente e un paio di pantaloni neri. Il viso bianchissimo, gli occhi truccati di un viola intenso e i capelli sistemati all’indietro dal gel. Quando la folla lo vide rimase senza parole, interdetta.
Il Diavolo capì che era il momento di dar loro il colpo di grazia: «Jo Monaciello: il primo neomelodico satanista!!!».
Fu a quel punto che il boato più fragoroso riempì il giardino della sua residenza.
«È tutta tua!», disse il Diavolo nel microfono indicando la platea, prima di scendere dal palco.
«Ciaaao Infernooo!». Monaciello era perfettamente a suo agio, il pubblico gli andava dietro una meraviglia.
Cominciò con la sua hit: Zolfo e cioccolato, durante la quale alcuni dei presenti svennero per la bellezza del pezzo. Fu un tripudio. Monaciello proseguì con Ragazza che canti nel coro della chiesa, la folla lo omaggiò spianando gli accendini.
Un’ora di concerto indimenticabile. Satana, seduto dietro le quinte, godette come un pavone che fa la ruota in un pollaio. Che successo… non si sarebbe parlato d’altro per centinaia di secoli, ne era certo.
Jo Monaciello passò un’altra ora a firmare i suoi dischi a bordo palco, prima che tutti defluissero.
Hitler si fece fare due firme, una per Mussolini che da lontano osservava mordendosi le labbra. Era sempre stato un timido.
Prima che Monaciello andasse via col suo elicottero, Satana passò a stringergli la mano e regolare il compenso.
«Questi te li sei meritati tutti», disse il Signore degli Inferi staccandogli l’assegno. Il cantante gli fece un sorriso, infilò il pezzo di carta nel taschino della camicia e gli soffiò un bacio. Poi scomparve nel ventre dell’elicottero, che decollò rapido.
Emilio Borraccia affiancò Satana. Entrambi rimasero lì a guardarlo volare via.
«Però…», il Diavolo prese la parola quando il rombo dell’elicottero diminuì: «Che stile, quel Monaciello».
«Sì, signore. Che stile».
«Per l’anno prossimo cosa ci inventeremo? Cosa può arrivare a questi livelli?».
«Be’…», Borraccia ingoio un po’ di paura: «Ci sarebbe il signor Pezzali…».
Satana si voltò di scatto: «Chi? Max Pezzali?».
«Sì…».
«Con o senza quel biondino che si dimenava dietro di lui?».
«Senza, signore. Si sono separati tanti anni fa…».
«Allora scordatelo. Piuttosto, come si chiamava quel tipo?».
«Il biondino?».
«Già».
«Repetto. Mauro, Repetto».
«Trovamelo. Lo voglio qui. Ti do ventiquattro ore». Il Diavolo fece una pausa, guardò l’orizzonte frittata e ketchup, poi aggiunse: «Ho in mente grandi cose per lui, qui».

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3 Responses to La megafesta di compleanno di Satana

  1. jomonaciello says:

    Grazio Marsullo, ma tu sei parento di GiGgi? Cmq ci accomuna Pigrecoemme. Ma la canzone si chiama Zolfo e cioccolato non Zolfo e cioccolata 😀

  2. malosmannaja says:

    godibile racconto. in effetti il fantomatico genere musicale “neomelodico satanista” ricorda non molto da lontano le surreali gag edicolanti di 610 (tipo, “è uscito il primo numero di *paguri bernardi e meccanica quantistica*, corri in edicola!).
    all’inferno, però, pare che bevano soprattutto Infernet Branca (e non chinotto).
    : )

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