Carta taglia forbice – 7

[Continua da qui]

Una grande città lontana dall’Europa occidentale

Lui.

Mi chiamo Michael, questo messaggio è per tutti quelli che si sono visti morire. Io conosco la morte e so che ha a che fare con l’amore e con il sesso e con la merda. Io conosco Bataille, ma ultimamente non riesco più a leggerlo. Mi fa cacare.
L’ultimo giorno di due anni fa ho calpestato una manciata di formiche che disegnavano una linea su due mattonelle del pavimento. Le ho calpestate con i piedi nudi e i corpicini minuscoli, quelle carcasse rigide come caccole, mi si sono attaccati alla pianta del piede destro, soprattutto, ma anche a quella del sinistro. Lei è tornata a casa mentre staccavo le formichine come aghi di riccio. Le ho sorriso e lei mi ha baciato sulla fronte. Altre formichine hanno ricomposto la linea nera sul pavimento ma ho deciso di lasciarle stare. Lei ha preso un cd da una custodia e la musica si è diffusa nella stanza. Ho indossato due calzini sporchi di polvere e ho acceso una sigaretta al mentolo. Le formichine si sono fermate a osservare i cadaveri della prima spedizione. Lei ha visto me che guardavo le formichine con il piede destro alzato. Il telefono.
Il telefono ha squillato e lei ha risposto. La musica rinascimentale è stata abbassata. Lei ha detto, sì sì, sì, sì, sì. Io sono andato in cucina dicendo ho molta fame. Lei ha chiuso e mi ha raggiunto. Le ho chiesto, cosa voleva? Lei ha aperto il freezer, ma non c’era niente. Le ho chiesto, che voleva?
Le formichine hanno lasciato il campo.

Lei.

Diciamoci la verità, è difficile trovare un buon pene. Su questo tutti mentono. La cosa più importante del pene è la memoria. Se io, donna, accolgo il pene di uno e dimentico il pene che lo ha preceduto, il nuovo pene è il miglior pene della terra, e questo è quello su cui tutti mentono. La memoria del pene dev’essere lunga e ben lubrificata. Sono ubriaca. Sono tornata a casa ubriaca. Ho guidato ubriaca e sul lato passeggeri c’era un tipo ubriaco che disegnava farfalle sul finestrino. Siamo stati a una festa, una specie di simposio liquido in cui tutti si sono infilati in tutti. Lo specchio è opaco. Ecco. Tutti infilati in tutti come nel primo giorno della terra, me lo immagino, in cui le cellule scopano le cellule, si inculano i germi, spompinano i batteri, e i virus muti come voyeur. Il mio nome è Liz e non sono inglese. Mi piace l’odore della benzina e il click della pompa quando il liquido giallo inizia a scorrere nel tubo. Mi piace la gente che racconta storielle nei bar e mi piacciono i bar. Ho avuto una storia lunghissima, secoli di polvere e ragnatele, ma ora non ricordo più nulla. E’ stata la storia più importante della mia vita. Stasera me la sono bevuta. Quel tipo seduto accanto a me in macchina, l’illustratore di farfalle, non so neanche come si chiama. Ha sbattuto la testa uscendo dalla macchina e mi è sembrato carino. Domani lo chiamo. Ho il numero. Lo ha lasciato sul sedile, prima di ferirsi alla testa. Domani ho anche il controllo dal dentista. Non mi piace quell’uomo. Non mi piace il modo in cui mi tocca. Domani cambio dentista e chiamo l’illustratore di farfalle.

Marco Lupo

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