Let. In. 7

Let. In.
Antologia di Letteratura Inesistente a cura di Carlo Sperduti
(#1 – #2 – #3 – #4 – #5 – #6)

I GRANDI CLASSICI DELLA LETTERATURA INESISTENTE

Suore di tenebra

Questo celebrato romanzo dell’orrore, scritto ai primi del Novecento ma pubblicato per la prima volta solo nel 1965 a causa di una violenta e prolungata opposizione da parte della Chiesa Cattolica, racconta la storia di Giuseppe Corradi, un frate gesuita incaricato segretamente dalla Curia di recarsi in Congo e porre fine agli efferati orrori perpetrati ai danni della comunità indigena da un gruppo di suore assassine. Il libro racconta il lungo viaggio del frate a bordo di un piccolo battello lungo il corso del fiume Congo, durante il quale il protagonista raccoglie poco a poco, e grazie a incontri raccapriccianti con alcuni personaggi scampati miracolosamente al massacro delle missionarie, informazioni sempre più inquietanti sull’opera del gruppo di suore, guidate da una figura misteriosa e terribile: la madre superiora Kurzia, che essendosi autodefinita reincarnazione dell’ira della Santa Vergine contro i peccati del genere umano, rinnega i concetti di perdono e misericordia e riscopre finalmente il valore dell’espiazione attraverso il dolore, la tortura e quindi la morte come unica forma di purificazione dell’anima, valori che la Chiesa Cattolica nei secoli precedenti aveva via via abbandonato perché deprecabilmente influenzata da sordidi attacchi di stampo illuminista da parte del mondo laico in seguito alla presa di coscienza dell’operato invece sacro e santo dell’Inquisizione. Quando finalmente, circa a metà romanzo, il protagonista raggiunge la missione maledetta, comincia per lui una lenta discesa nei più oscuri e orrorifici inferi terreni che si possano immaginare. Le suore assassine lo conducono attraverso la follia di madre Kurzia mostrandogli di cosa possono essere capaci 12 donne (chiaro riferimento dell’autore al Cristo e agli apostoli) a cui da sempre è ingiustamente negato il sacerdozio: corpi mutilati lasciati a morire dissanguati, bambini costretti ad assistere alla decapitazione dei genitori, intere famiglie indigene sterminate lentamente a colpi di cilicio. Il tutto in un’atmosfera visionaria e sanguinaria di pura follia collettiva in cui le vittime, anziché ribellarsi a tanta crudeltà, implorano la Santa Madre Kurzia di essere trucidate a morte e dunque finalmente liberate dal peccato, perché se è vero che si nasce già macchiati dal peccato originale, tanto da dover ricorrere al sacramento del battesimo per ottenere un barlume di dignità di esistere, cosa ci può essere di più santo che sacrificare la propria vita terrena e immonda alla morte per mano di colei che ha riportato alla luce questa verità da secoli occultata dalla Chiesa Cattolica stessa?
Assolutamente memorabile, e ripetutamente citata da mostri sacri dell’horror cinematografico quali Craven, Raimi e Carpenter, la scena dell’incontro/scontro finale tra il frate e madre Kurzia, che si svolge all’interno del ripugnante cimitero alla buona in mezzo alla vegetazione selvaggia dove vengono ammassate e sepolte una dopo l’altra le vittime delle suore assassine. Ma è il momento di tormento interiore del frate di fronte a madre Kurzia a toccare uno dei massimi livelli di narrativa horror di tutti i tempi, quando cioè frate Corradi viene letteralmente catturato dalla potenza ammaliatrice della suora, e per un attimo vacilla tra la necessità di portare a termine la sua missione e l’ammirazione per una donna che ha toccato livelli di sovrumanità tali da ribellarsi a quanto di più inviolabile possa esistere, e dunque non solo alla morale cristiana, ma anche al valore della vita tout court.
Suore di tenebra compariva nella lista dei libri proibiti dall’Index librorum prohibitorum del Vaticano, abolito dalla Santa Sede solo nel 1966.

Carolina Cutolo

Viaggio al termine della botte
di Louis Ricard Cointreau

Passeggiando tra gli scaffali dei libri di seconda mano di un negozietto in periferia di Roma, ho scoperto l’esistenza di un piccolo gioiello di letteratura inesistente. Si tratta di Viaggio al termine della botte di Louis Ricard Cointreau: una toccante testimonianza, autobiografica dalla prima all’ultima riga, del decadimento fisico e dell’abbrutimento psicologico di un alcolista di un certo livello; delle sue difficoltà relazionali, lavorative ed economiche sempre crescenti e di un inopinato lieto fine che vi spiazzerà e vi strapperà di sicuro qualche lacrima, ma che vi darà nuova speranza nei difficili momenti in cui vi ritroverete accasciati sul bancone di un bar o pub o discoteca a causa del decimo cocktail consecutivo.
Dello stesso autore segnalo Sogno di una botte di mezza estate e lo splendido Le botti bianche.

Carlo Sperduti

Alla ricerca del tanfo perduto

«A lungo mi sono addormentato presto la sera, annusandomi le ascelle…»

Opera monumentale incentrata sul più ingiustamente sottovalutato dei sensi: l’olfatto. I sette romanzi ripercorrono la vita del personaggio Swann, dal primo fatale incontro in età prepuberale con il Tanfo. Questo nauseabondo lezzo lo colpisce e si imprime nelle sue narici per sempre. Non riesce a comprenderne la fonte e tenta di ritrovarlo in tutti i modi: vive in un cassonetto, mangia unicamente alimenti scaduti, frequenta le donne più lerce, si cosparge di carcasse di pesci morti e liquame di fognatura.
Visite di discariche, coprofagia, scoperchia mento di tombe, annusamento di piedi lezzi o di cavi orali muschiosi, sono solo tappe nella ascesa del nostro segugio verso il rinvenimento del Tanfo. Instancabile e tenace come un cane da tartufi, lo inseguirà ovunque per tutta la vita.
Memorabile è l’episodio dell’Opera noto come la “Madeleine”: facendo colazione all’ombra di un cassonetto con un biscotto avariato e ammuffito, il protagonista viene finalmente assalito di nuovo dall’odore del Tanfo. Si introduce così il grande tema dell’“intermittenza del tanfo”. In questa massima opera della letteratura mondiale, infatti, il tema del Tempo si interseca con quello del Tanfo, scandendone le apparizioni. Indimenticabili gli aforismi e riflessioni sulla fugacità del Tanfo e sul ricordo del Tanfo: il Tanfo è sempre un Tanfo fugace, che si è perduto; esso è, quindi, legato al passato, ma al contempo è un Tanfo verso il quale tendono il presente e il futuro, un’aspirazione costante e dolorosa per il protagonista che si dibatte tra eternità e transitorietà del Puzzo e sfida un mondo che si accanisce contro tutto ciò che è maleodorante con l’ossessione per l’igiene e infinite gamme di gradevoli profumazioni.

Struttura dell’opera:

Dalla parte del lezzo
All’ombra delle ascelle in fiore
I Maleodorantes
Sodoma e Gomorra (quelle fatidiche giornate attraverso gli odori)
La profumiera
La fuggitiva o anche La profumiera scomparsa
Il Tanfo ritrovato

Vale la pena, per il lettore moderno, in questi tempi di ossessione per i deodoranti per ambienti e la purificazione ascellare, affrontare la fatica di scalare le tremila pagine del romanzo per giungere alla vetta e, al termine di una lunga catarsi, inspirare a pieni polmoni, se non altro, la puzza dei propri piedi.
Provare per credere.

Giulia Mahatma Colangelo

I ragazzi della via Duepall
di Frnc Mlnr
(Ed. Donzellette)

Le vicende di adolescenti di una monotonia mortale. Dotati di un linguaggio limitato a pochi fonemi, spesso deprivati delle vocali – ormai si parla come si chatta – con un immaginario devastato da anni di televisione decerebrante, gli adolescenti del titolo si limitano a bivaccare lungo la strada del quartiere-dormitorio caratterizzato da una serie di monotone villette – ma fosse anche a palazzine o palazzoni non ci sarebbe differenza – scambiandosi messaggi più con il corpo che verbalmente. Il massimo dell’eccitazione si raggiunge quando arrivano al piccolo centro commerciale in fondo alla strada al grido di “shopping, shopping”. Il libro non ha una vera fine in quanto la vicenda non decolla – e come potrebbe? –, i protagonisti si trascinano in una sgonfia ricerca dell’atarassia più totale, come fossero la versione attuale e occidentalizzata di monaci zen intenti ad eliminare ogni pulsione dal proprio corpo. Manca di guizzi e di mordente. Due palle davvero.

Bruno Di Marco

I ragazzi della via iPad
di Ferenc Molnar

A Budapest, tutti i ragazzi si ritrovano in strada per sfoggiare i loro iPad di ultima generazione. Sorge una disputa perché Franco Ats, capo delle camicie rosse, sostiene che il suo nuovo iPad con lo spettacolare display Retina e fotocamera iSighy da 5 megapixel è più bello di quello di Boka; pertanto, i ragazzi si danno battaglia non appena scaricata l’applicazione “bombe di sabbia”. Nemecsek, dopo aver aggiornato il suo stato su facebook a “quasi morto”, attagga Ats di sorpresa e lo atterra, acquistando la vittoria, seppure a prezzo della vita. Alla fine, nell’animo retroilluminato a LED di Boka, balena il link del vero senso della vita: esorcizzare la fine, facendo dello strumento il fine. Sconvolto dalle dimensioni della rivelazione, stimabile in non meno di 500GB, il ragazzo corre a postare il tweet: “siamo appesi a un filo, in un mondo sempre più Wi-Fi.”

Malos Mannaja

Il fu Antoine Pascal
di Luigia Pirandella
(Ed. La III)

L’autore giura che la storia è vera, suggerita da un fatto di cronaca realmente accaduto e che, per motivi di sicurezza – e di cautela – si cercò di non far trapelare, anche se non si poteva non avvertire l’assenza di un personaggio come Antoine, giovane promessa della narrativa italiana, persona iperattiva che non sapeva stare senza lavorare, senza dedicarsi a qualcosa altrimenti si annoiava, come aveva detto in un’intervista il collega Claudione Fazieri in occasione dell’uscita del suo ultimo libro La bruttezza è un atteggiamento teso: se non lavoro mi annoio. Le ricerche non avevano dato alcuna pallida speranza. Fatto sta che Antoine Pascal, giovane e talentuoso scrittore franco-napoletano, vincitore di numerosi premi e pubblicato dalle migliori case editrici (Momentum Fax, La III, etc.), autore, tra gli altri, di Senza ’e sentiment, sparisce senza lasciare tracce di sé, senza una riga di spiegazione. Il Commissario Miocci aveva suggerito ai famigliari di non rivolgersi, per il momento, alla trasmissione Chi l’ha visto?. Forse Antoine da qualche parte stava facendo i debiti scongiuri – per quello che leggeva sui giornali – e recitando l’«Aglio, fravaglie, fatture ca nun quaglie; corna, bicorna, cape ’e alice e cape d’aglio», come soleva ripetere Pappagone. È immaginato l’illustre giovane autore fuggito da qualche parte per dedicarsi a un nuovo libro: vuoi vedere che è sparito apposta per scrivere il sequel di Senza ’e sentiment?, azzarda l’autore del giallo che, con questo interrogativo, lascia la conclusione della storia alla fantasia dei lettori.

Aldo Ardetti

Advertisements

12 Responses to Let. In. 7

  1. vajmax says:

    Letteralmente sempre più in basso, così in basso da far apparire le goliardate scolastiche come fossero inni di ringraziamento alzati a un Cielo che non ne può più di starci vicino senza ancora essersi deciso a voler porre fine alla presente, indegna, umanità 😀

  2. vajmax says:

    Daniela vi sta generosamente offrendo l’occasione di riflettere sulla qualità di ciò che vi intriga tanto. Io le darei ascolto… 😀

  3. Aldo Ardetti says:

    Ancora una bella sorpresa! Sono necessari questi di racconti per dimostrare che si può scherzare, ci si può divertire anche con la scrittura.

  4. vajmax says:

    Più che altro sono necessari per mostrare i limiti intellettuali di chi ha scritto e di chi ha letto apprezzando… 😀 Il livello è da scuola media o prima superiore, ma ripetuta tre volte 😀

  5. Pingback: Let. In. #8 « Scrittori precari

  6. Pingback: Let. In. #9 « Scrittori precari

  7. Pingback: Let. In. #10 « Scrittori precari

  8. Pingback: Let. In. #11 « Scrittori precari

  9. Pingback: Let. In. #12 « Scrittori precari

  10. Pingback: Let. In. #13 « Scrittori precari

  11. Pingback: Let. In. #14 « Scrittori precari

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: