ContraSens – Metà in metà

Poesia di Mariana Marin
Traduzione di Clara Mitola

Metà in metà

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ContraSens – [la paura ci ha unito in uno solo]

Poesia di Ruxandra Novac
Traduzione di Clara Mitola

[la paura ci ha unito in uno solo]

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ContraSens – londra parigi new york

Poesia di Ruxandra Novac
Traduzione di Clara Mitola

londra parigi new york Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – [quando non c’è più niente]

Poesia di Ruxandra Novac
Traduzione di Clara Mitola

[quando non c’è più niente] Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – Ugualmente lunghi e soli

Piccoli accorgimenti fonetico-sociali.

Le lettere che contraddistinguono i suoni della lingua romena, e che di conseguenza ne affilano la musicalità in senso specifico, in questi testi non hanno subito traslitterazione. A seguire, una breve guida fonetico-esplicativa per la loro lettura corretta:
Ă: una -a più gutturale, pronunciata con la parte anteriore della gola, a bocca mezza aperta.
Â: una -a gutturale che tende alla -i.
Ț: corrisponde ad una -z dura, come in pazzo.
Ș: corrisponde al suono -sc, come in sciare.
Buona lettura.

Ugualmente lunghi e soli
di Adrian Schiop
Traduzione di Clara Mitola

Ho 37 anni, lavoro nella stampa, due libri pubblicati e un affitto sul Prelungire Ferentari1. Fumo Kent lunghe perché sono tirchio e mi si spezza il cuore a buttare i soldi per le sigarette light; per fortuna nella stampa e sul Prelungire Ferentari, l’opzione Kent da dottore è di tutto rispetto. Il testo qui l’ho scritto nel 2000, nel periodo in cui lavoravo come docente a Cluj, fumavo Viceroy rosse e mi piaceva il postmodernismo. Nella buona tradizione degli autori che riciclano correnti e testi di gioventù, ho deciso di pubblicarlo in quest’antologia.

“Chiacchieravo col mio fratello immaginario.
Gli mentivo, gli dicevo di essere in quarta
elementare, che doveva ascoltarmi sottomesso.”

Con il fumo è un’altra cosa, non è come quella faccenda. Per quella faccenda, vedi qualcuno, immagini che ti piace, fai un passo avanti, è ok, ne fai ancora un altro, sei ugualmente libero, poi ancora uno, nemmeno questo ti chiude, ancora uno e un altro ancora e di colpo ti accorgi che non sei più libero, che sei preso nel desiderio di qualcun altro come dentro una trappola – e allora, quando realizzi questo, ti passa la voglia; tutt’altro rispetto al fumo. Come se i tuoi stessi desideri ti dessero alla testa, non ho idea di come dirlo diversamente, così forse è meglio senza, semplicemente meglio – come nel momento in cui sei a letto con qualcuno e siete entrambi ugualmente lunghi e soli e solo l’aria si distende calma tra voi. Avete 20 anni e qualcosa, fumate entrambi più di un pacchetto di sigarette al giorno, e questo si vedrà con certezza a un certo punto, per nessuno dei due è arrivato ancora il momento di chiudersi in casa dopo esser tornati dal lavoro, con una birra di fronte, perché entrambi avevamo 20 anni e qualcosa, ugualmente lunghi e soli, e stavamo uno accanto all’altro a letto a fumare e potevamo mettercela o non mettercela, e in effetti non è così importante che no, e dopo un po’ uno ha chiesto “e come dici che è con la vernice?”. Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – La sigaretta come una preda

Piccoli accorgimenti fonetico-sociali.

Le lettere che contraddistinguono i suoni della lingua romena, e che di conseguenza ne affilano la musicalità in senso specifico, in questi testi non hanno subito traslitterazione. A seguire, una breve guida fonetico-esplicativa per la loro lettura corretta:
Ă: una -a più gutturale, pronunciata con la parte anteriore della gola, a bocca mezza aperta.
Â: una -a gutturale che tende alla -i.
Ț: corrisponde ad una -z dura, come in pazzo.
Ș: corrisponde al suono -sc, come in sciare.
Buona lettura.

La sigaretta come una preda
di Vera Ion
Traduzione di Clara Mitola

Scrivo, lavoro a Bucarest, ho smesso di fumare, faccio esercizi di respirazione tutte le volte in cui ho la sensazione che il mondo fuori da me si trasferisca nella mia testa. Ho smesso di fumare sigarette perché erano care. Adesso non mi piace più. Il fumo mi sembra una sciocchezza, mi innervosisce e, se sono in un posto in cui si fumano solo sigarette, mi sembra inutile. D’altra parte, il giorno dopo essere stata in qualsiasi club di Bucarest, mi ammalo. Non vedo da moltissimo tempo quella mia migliore amica di quando avevo 14 anni, so che è entrata in pubblicità. La saluto con questa occasione e spero si ricordi in che scala siamo state quando seguivamo l.

Più o meno quindici anni fa, tra i palazzi di quattro piani di drumul taberei1, andando alle lezioni private di tedesco. io e la mia migliore amica di allora, una tipa carina e cattiva che non aveva amiche donne a parte me, il resto solo amici maschi. avevamo la puzza sotto il naso, cattive e cool. ci disgustavano molte cose e molte cose ci giuravamo. io giuravo che non mi sarei messa mai il rossetto. lei che sarebbe entrata a teatro, a recitazione. avevamo stivaletti depeche mode con placca metallica, i capelli lunghi e odiavamo i rockers. stavamo al terzo piano di un palazzo di quattro piani al capolinea del 90, ogni mattina passavamo attraverso i palazzi e andavamo a scuola insieme. attraversavamo la piazza e lo aspettavamo di fronte al palazzo. innanzitutto si portava a spasso il cane per dieci minuti, poi andavamo via.
i suoi genitori litigavano spesso, erano quasi divorziati. sua madre, tutte le volte che entravo da loro, se ne stava in costume da bagno su un telo sul divano e guardava la televisione. d’estate, con un ventilatore accanto. aveva sempre un trattamento per il viso o una nuova lozione per il corpo da applicare e per questo motivo la pelle le risplendeva e nella stanza c’era un odore di medicinali. la maggior parte delle volte se ne stava con un fazzoletto umido sulla fronte, in mutande e canottiera, sul telo, con le gambe aperte e il ventilatore puntato addosso. la prima cosa che notavo quando vedevo sua madre era la cellulite sulle gambe aperte, nella parte interna delle cosce Leggi il resto dell’articolo

ContraSens – Museo interiore

Piccoli accorgimenti fonetico-sociali.

Le lettere che contraddistinguono i suoni della lingua romena, e che di conseguenza ne affilano la musicalità in senso specifico, in questi testi non hanno subito traslitterazione. A seguire, una breve guida fonetico-esplicativa per la loro lettura corretta:
Ă: una -a più gutturale, pronunciata con la parte anteriore della gola, a bocca mezza aperta.
Â: una -a gutturale che tende alla -i.
Ț: corrisponde ad una -z dura, come in pazzo.
Ș: corrisponde al suono -sc, come in sciare.
Buona lettura.

Museo interiore *
di Ioan Es. Pop
Traduzione di Clara Mitola

Avevo letto molto, il sorriso mi aveva abbandonato
La vita non mi amava affatto

Nell’autunno del 1983 sono diventato finalmente un misero insegnante di provincia, i sogni dei miei genitori in merito al destino che avevo da compiere erano finiti. Gli ho lasciato credere in modo convincente che non era più necessario occuparsi di me e che potevo camminare sulle mie gambe; quindi loro che stiano tranquilli, me la sarei cavato da solo.
Nel villaggio in cui andavo come professore mi era stato assegnato un appartamento in uno dei due palazzi piantati accanto al municipio come animali morenti. Qui ce n’era un’altra decina come me, stranieri a cui il villaggio non aveva mai guardato in altro modo. Sono diventato inquilino principale, unico padrone di due stanze che non ho mai popolato con altro al di fuori dei fogli che ho scritto. È stata la prima e ultima volta in cui ho avuto casa mia.
Nell’autunno dell’anno successivo, in zona n’é apparso ancora un altro come me e mi hanno detto: signor Pop, una camera le è sufficiente, vogliamo darle un subinquilino, il professor Mircea Zubașcu, insegnerà geografia quest’anno, lei rimane inquilino principale. Essere inquilino principale era un grande onore, pagavi tu tutte le tasse, risolvevi tu tutte le grane, però io non sapevo che farmene di tutto quello spazio, due camere vuote erano due solitudini, così Mircea Zubașcu si era trasferito in una delle due. Leggi il resto dell’articolo